Mario Draghi
31 Maggio Mag 2017 1320 31 maggio 2017

Il piano Ue per mettere insieme titoli di Stato italiani e tedeschi

Proposta una sorta di eurobond. Anche se formalmente non c'è condivisione dei rischi. Per non affrontare il veto del Nord. Ma per Draghi funzionerebbe allo stesso modo. Intesa nel 2019. Prima che lui lasci la Bce.

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da Bruxelles

Al ministero dell’Economia, ai piani alti di tutte le banche italiane, delle assicurazioni e negli uffici dei fondi di investimento e delle agenzie di rating, la notizia sarà valutata molto attentamente: l’esecutivo europeo ha presentato il suo paper di riflessione sull’integrazione dell’Unione economica e monetaria e per la prima volta ha messo nero su bianco una possibile road map per la gestione del rischio sui titoli di Stato, ipotizzando misure diverse che arrivano fino agli eurobond. Ma che molto più concretamente dovrebbero tradursi in una cartolarizzazione che metta insieme i titoli di Stato di diversi Paesi per salvare le banche dalla spirale del rischio sovrano e dalle impennate dello spread.

UNA SOLUZIONE MEDIANA. ll documento della Commissione lavora su un orizzonte temporale a breve termine (2017-2019) e uno a lungo (2020-2025). E quello del legame tra i bilanci delle istituzioni finanziarie e i titoli di Stato è un dossier che secondo l'esecutivo europeo va discusso entro i prossimi due anni.
Del resto, nel 2016 la Germania e anche altri Paesi del Nord europa avevano già proposto di inserire un tetto massimo per le obbligazioni statali in pancia alle banche e la proposta era stata nettamente respinta dall’Italia e dalla Francia. Ma sotto il pressing tedesco, i Paesi Ue hanno avviato l'iter per modificare la valutazione del rischio legato al possesso di Btp o Bund, finora considerato neutro.
Ora la Commissione risponde che «una possibilità per aumentare la diversificazione dei bilanci» potrebbero essere le sovereign bond-backed securities, cioè prodotti finanziari cartolarizzati che mettano insieme esattamente come nel caso delle cartolarizzazioni immobiliari o di quelle dei Non performing loan (Npl, crediti deteriorati) titoli legati a bond a maggiore rischio, come quelli italiani, ad altri a minore rischio, per esempio quelli tedeschi. In questo caso, sottolineano dall’esecutivo Ue, «non ci sarebbe alcuna reciprocità di mutuo debito tra gli Stati membri», ma il loro impiego aumenterebbe la diversificazione dei bilanci delle banche e favorirebbe la condivisione dei rischi del settore privato.

SALVAGENTE PER LE BANCHE. Tradotto: lo spread italiano rimarrebbe sottoposto al giudizio dei mercati sui suoi conti pubblici e la tenuta delle sue finanze. Ma le banche nostrane potrebbero acquistare gli stessi prodotti finanziari a rischio mitigato degli istituti di credito di un altro Paese membro. Si tratta di un altro tentativo, dopo il Quantitative easing (Qe), di arrivare a risultati pragmatici, evitando di scontrarsi con il tabù della condivisione del rischio e la modifica dei Trattati. E la tempistica annunciata e soprattutto le parole del presidente della Bce, Mario Draghi, fanno pensare che possa essere un obiettivo raggiungibile almeno a livello formale in tempi brevi, e cioè entro la fine del suo mandato alla Bce, nel 2019.

Rispondendo all’eurodeputato grillino Marco Valli, Draghi ha fatto sapere che il primo esame della proposta dovrebbe concludersi a novembre 2017

La proposta è, infatti, già allo studio del Comitato europeo del rischio sistemico, l'agenzia Ue con sede a Francoforte, il cui segretariato dipende dalla Banca centrale europea e in cui hanno diritto di voto presidente e vice presidente della Bce, i governatori delle banche centrali, i numeri uno delle tre principali agenzie finanziarie, Esma, Eba e Eiopa (l'autorità per le assicurazioni) e un membro della Commissione Ue. E nella sua audizione in Commissione Affari economici del parlamento europeo, rispondendo all’eurodeputato grillino Marco Valli, Draghi ha infatti fatto sapere che il primo esame della proposta dovrebbe concludersi a novembre 2017.

QUESTIONE DI DETTAGLI. In più di fronte alle critiche del parlamentare che gli sottolineava la mancata condivisione dei rischi, il numero uno dell'Eurotower ha commentato rapidamente: «Funzionerebbero allo stesso modo».
In effetti si può intendere come un grande piano B, messo a punto nel caso in cui non si arrivasse mai a emettere veri titoli di debito dell'Eurozona. Ma esattamente come è successo per il Qe, che ha fatto calare vistosamente la pressione sulle obbligazioni dei Paesi più deboli ma anche rafforzato la dimensione nazionale del debito, l'efficacia del meccanismo dipenderà dai dettagli tecnici. La Commissione ha già specificato che data «la natura molto innovativa di questi strumenti finanziari», è probabile che la loro emissione avvenga in maniera progressiva.

La priorità dell'Ue è il completamento dell’Unione bancaria con un fondo di risoluzione unico e un sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari, in stallo ormai dal 2015

Il programma della Commissione per i prossimi passi dell’integrazione economica e monetaria è però ben più ampio. E arriva anche a proporre gli eurobond. Uno European Safe asset, come viene definito nel paper, «sarebbe un nuovo strumento finanziario per l'emissione comune del debito, che rafforzerebbe l'integrazione e la stabilità finanziaria». Ma aggiunge anche che «la questione della mutuabilità del debito, in particolare, è fortemente discussa, anche alla luce delle preoccupazioni per l'indebolimento degli incentivi per una sana politica nazionale». Quindi la Commissione annuncia che «rifletterà ulteriormente sulle diverse opzioni» per «incoraggiare una discussione».

LINEE GUIDA PER LE BAD BANK. Difficile dunque che ci si arrivi senza un rafforzamento del controllo accentrato, peraltro già annunciato, sulle politiche di bilancio e le riforme strutturali. All'interno dell'Eurozona l'integrazione delle finanze statali e la condivisione dei rischi, se ci sarà, cammineranno in parallelo e, con tutta probabilità, saranno al centro di negoziati complessi e aspre battaglie. Ma intanto la proposta è stata messa sul tavolo assieme alle altre.
Nel paper la Commissione ipotizza tutta una serie di implementazioni delle istituzioni europee: da una sorveglianza rafforzata sulle politiche di bilancio da parte della Commissione all’inserimento del Fiscal compact nei trattati, dall'istituzione di un fondo monetario europeo fino alla creazione di un Tesoro unificato, sotto la guida di un ministro che sarebbe contemporaneamente commissario agli affari economici e presidente dell'Eurogruppo, con un ruolo maggiore del parlamento europeo nel monitoraggio della governance economica. Ma le vere priorità dal punto di vista Ue sono la creazione di linee guida europee per le bad bank nazionali e la riduzione degli Npl che il Consiglio, come anticipato da Lettera43.it, dovrebbe approvare a giugno e soprattutto il completamento dell’Unione bancaria con un fondo di risoluzione unico e un sistema europeo di assicurazione dei depositi bancari, in stallo ormai dal 2015 a causa della ritrosia tedesca. Subito dopo vengono proprio le misure per ridurre il rischio legato ai titoli di Stato.

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