Ilva: rientro 1.3 mld, firma entro 24/5
1 Giugno Giu 2017 1909 01 giugno 2017

Ilva, rientrati in Italia 1,1 miliardi dei Riva

La somma della famiglia, oggetto di una contesa giudiziaria in corso da tempo, depositata presso il Fondo Unico di Giustizia. Attesi i mancanti 200 milioni.

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Le somme della famiglia Riva oggetto di una contesa giudiziaria in corso da tempo sono rientrati in Italia e sono stati depositati presso il Fondo Unico di Giustizia. È quanto si apprende da fonti vicine al gruppo Ilva, che sottolineano come ad oggi siano arrivati in Italia 1,1 miliardi di euro dei 1,3 miliardi complessivi, frutto del patteggiamento fra Riva e il Tribunale di Milano firmato nelle settimane scorse. Nei prossimi 15 giorni sono attesi gli ulteriori 200 milioni di euro. L'incontro dei sindacati con governo e Commissari Straordinari, intanto, non ha aggiunto nulla a quello di lunedì scorso. Lo ammettono gli stessi sindacalisti usciti dal Mise ancora una volta con le facce scure. Durante l'incontro al Mise Rocco Palombella (Uilm), Marco Bentivogli (Fim), Maurizio Landini (Fiom), Antonio Spera della Ugl Metalmeccanici, accompagnati dai segretari territoriali, non sono riusciti, come speravano, ad aprire una trattativa sugli esuberi (circa 6 mila) prima dell'aggiudicazione, né di prendere altro tempo per un confronto sui piani industriali, ambientali e livelli occupazionali.

QUATTRO ORE DI SCIOPERO. Al siderurgico di Taranto alle 11 hanno incrociato le braccia per quattro ore di sciopero: 'mobilitazione compatta' dicono i sindacati, alla quale hanno partecipato oltre 2 mila lavoratori, su una forza lavoro totale del turno di circa 3 mila unità e qualche momento di tensione, anche aspro durante il presidio. Assemblee, manifestazioni e sospensione del lavoro sono attese a Novi e Genova per lunedì 5 giugno giorno in cui dovrebbe essere pronto il decreto di aggiudicazione del gruppo Ilva alla joint-venture Am Investco formata da ArcelorMittal e Marcegaglia (alla quale va ad aggiungersi Intesa che vorrebbe una quota del 5-10%).

«LE PREOCCUPAZIONI AUMENTANO». «Questo incontro non ha aggiunto nulla a quello di lunedì», ha detto Palombella, «ma le nostre preoccupazioni aumentano». Durante l'incontro l'unico piano che è stato preso in considerazione («Ma non ci hanno detto nulla di specifico sui siti, nessun dettaglio su sviluppo industriale ed esuberi», dice ancora Palombella) è stato quello di Am Investco considerato dai Commissari Straordinari l'offerta migliore, nessun confronto quindi con il piano concorrente presentato da Acciaitalia (Jjindal, Arvedi, Cdp e Del Vecchio) che oggi appare fuori gioco. Tuttavia, dopo l'offerta di rilancio sul prezzo, fatta nei giorni scorsi da Sjjan Jindal, il Mise avrebbe comunque chiesto all'Avvocatura dello Stato un parere sulla possibilità di riaprire la gara solo sul prezzo.

TRATTATIVA SUGLI ESUBERI. L'offerta di Am Investco prevede un prezzo di 1,8 miliardi (quello di Acciaitalia si fermava a 1,2 miliardi) la cifra, secondo quanto riferiscono fonti vicine al dossier andrebbe per 1,2 miliardi ai creditori, 300 milioni per ripagare il prestito ponte dello Stato e 200 milioni per estinguere le ipoteche. Tornando ai sindacati, il percorso è segnato. Dopo l'aggiudicazione ad Am Investco, si aprirà con il nuovo acquirente la trattativa sugli esuberi e qui, a fronte di una disponibilità di massima data dalla società a trattare, la partita si annuncia dura.«Noi vogliamo che tutti i 14.200 dipendenti vengano riassorbiti» afferma per tutti Maurizio Landini (la Fiom è forte nei siti di Genova e Novi). «Quello che non ci piace è che una parte del lavoratori siano assunti nella nuova Ilva una parte restino in capo alla vecchia società», attacca Palombella. «Questo significa che quelli che restano in capo all'Amministrazione straordinaria diventano esuberi strutturali e non lo possiamo accettare. Tutti i lavoratori devono far parte di una stessa società e alla fine devono essere tutti assorbiti». Per Marco Bentivogli: «Dovrebbe essere interesse del Governo comprendere compiutamente se questo investitore ha intenzione di rilanciare l'Ilva o di appropriarsi solo delle sue quote di produzione».

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