Padoan
1 Giugno Giu 2017 1701 01 giugno 2017

Padoan lasciato solo nella corsa contro il tempo sui conti

Mentre la politica in Italia litiga sul voto, il ministro dell'Economia a Bruxelles tenta di mettere in sicurezza il bilancio prima delle urne. Obiettivo: il sì dell'Ue il 15 giugno. Comunque vada, la riconferma al Tesoro è lontana.

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da Bruxelles

Sul Monte dei Paschi di Siena «l'accordo è chiuso». Gli investitori pronti ad acquistare i Non performing loan (crediti deteriorati) sono stati trovati, ci sono le cifre degli esuberi, ci sarà un livello di capitale «di molto superiore ai requisiti richiesti dalla Banca centrale europea». Ma i dettagli vengono tenuti riservati fino all'approvazione, a quanto pare solo formale, del collegio dei commissari Ue e del Meccanismo di sorveglianza dell'Eurotower. Sulle banche venete «la situazione è diversa», i negoziati continueranno. Sui conti pubblici invece la Commissione ritiene l'aggiustamento dello 0,3% «ragionevole».

ACCELERAZIONE SULLA MANOVRA. La giornata a Bruxelles del ministro dell'Economia italiano Pier Carlo Padoan è un rosario di dichiarazioni sui risultati raggiunti - e quelli ben lontani da esserlo -, quasi una rivendicazione del lavoro fatto prima di salutare e chiudersi la porta alle spalle. Ma è soprattutto un susseguirsi di incontri faccia a faccia con i più alti funzionari dell'Unione europea per accelerare come mai prima la messa in sicurezza dei conti pubblici nostrani. Accelerazione quasi obbligata, mentre volano gli stracci tra i partiti della maggioranza del quasi ex esecutivo, e impressa senza nemmeno conoscere il tempo che si ha a disposizione.

Padoan al Business Economic Forum di Bruxelles.

Lo staff del ministero del Tesoro ormai ne parla apertamente: non riuscire a varare la legge di bilancio prima delle elezioni sarebbe «un problema, un vero problema». E con i giornalisti riuniti per strappargli qualche dichiarazione su banche e voto in arrivo, Padoan assicura il suo impegno e lascia trasparire con ironia un po' di insofferenza: «ll mio scopo come ministro è consegnare a qualsiasi governo che ci rimpiazzerà i conti in uno stato migliore del previsto». E la data per andare alle urne? «Me la dovete dire voi».

VERSO L'ADDIO AL TESORO? Un modo per sottolineare che lui non è dentro ai giochi dei partiti. E forse che a occuparsi delle finanze pubbliche non ci tornerà più. A domanda precisa - «Sta dicendo che lascerà il Tesoro?» -, lascia correre: «Mi pare fuori luogo parlarne ora». Adesso c'è da portare a casa il sì europeo all'aggiustamento limitato dei conti, che da questione di mesi come veniva definita dall'esecutivo Ue appena sette giorni fa, si è trasformata in questione di settimane. La decisione è attesa per l'Ecofin del 16 giugno 2017 e il terreno è stato preparato.

Stretta di mano tra Moscovici e Padoan prima del panel al Business Economic Forum di Bruxelles.

Il Mef ha scelto di inviare la lettera con la richiesta di uno sconto di 5 miliardi il 30 maggio, a meno di 48 ore dall'arrivo di Padoan nella capitale dell'Unione europea per partecipare al Bussiness Economic Forum dove era atteso a un panel assieme al Commissario per gli Affari economici e monetari Pierre Moscovici e dove era ospite anche il vice presidente della Commissione europea con delega a finanze ed economia Valdis Dombrovskis, cioè i due uomini che hanno le deleghe per l'esame dei bilanci degli Stati membri.

TRA BUONE INTESE E FACCIA A FACCIA. Il francese, con il quale Padoan è stato protagonista del dibattito sull'integrazione economica dell'Unione e intrattiene ottimi rapporti, ha già dichiarato di essere a fianco dell'Italia. Con il lettone, il titolare delle Finanze ha avuto un incontro faccia a faccia, ricavato tra un panel e un altro. Dombrovskis non ha commentato, ma Padoan ha dichiarato già che la Commissione ritiene «ragionevole» un aggiustamento dello 0,3%.

DALL'UE NESSUN ALIBI PER I POPULISTI. Da parte europea c'è l'obiettivo politico di non lasciare alcun alibi in mano ai populisti. Per questo non sono arrivati commenti negativi sulle elezioni, per questo è passato quasi liscio l'esame del semestre europeo, per questo lo sconto ha probabilità di essere accettato. La Commissione è impegnata a far passare la linea pro crescita. E Padoan non a caso fa cominciare la sua lettera enunciando prima la nuova impostazione comunitaria e poi dicendo che la «condivide pienamente».

Il vice presidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis al Business Economic Forum di Bruxelles.

Per difendersi da possibili critiche sul debito, Padoan mostra un grafico della Commissione europea che disegna le finanze italiane tra le più sostenibili del continente

Il ministro usa l'argomento dell'incertezza dell'aumento del Pil per spiegare quanto sia difficile far tornare le cifre. E mostra in pochi grafici tutti i fattori che possono essere a favore dell'Italia. A partire dai dati che spiegano come il nostro Paese, esclusi gli interessi sul debito, negli ultimi sette anni abbia mantenuto un avanzo primario secondo solo alla Germania. Per finire con la difesa da possibili critiche sull'indebitamento - il solito convitato di pietra su cui gli impegni sono stati costantemente rimandati - riassunta in un grafico proprio della Commissione che disegna le finanze italiane tra le più sostenibili d'Europa. Il grafico si basa su una stima che dà per scontato il proseguimento della stessa politica di contenimento della spesa, condizione difficile da assicurare in generale e per di più mentre l'Italia è pronta a ripiombare nell'incertezza politica. Ma tant'è.

SU QUALSIASI AUMENTO IL NIET DI RENZI. Del resto, se avesse potuto Padoan avrebbe fatto scelte diverse: a febbraio, solo per citare un esempio, aveva proposto di raggiugere i saldi richiesti dall'Ue con l'aumento dell'Iva ma accompagnandolo con un taglio al cuneo fiscale, cavallo di battaglia del centrosinistra che fu. Non c'era stato niente da fare: su qualsiasi aumento di imposta c'era e c'è il niet di Renzi. Che adesso chiede proprio un abbassamento ulteriore delle imposte. Il Mef intanto si è ritrovato con un nuovo aggiustamento da inventare, mentre la Commissione Ue continua a suggerire di reintrodurre l'Imu per i redditi più alti.

QUELLA FRASE DI ORFINI MAI DIGERITA. Ancora il 23 maggio, e sempre a Bruxelles, Padoan aveva replicato con un'altra battuta significativa alla domanda di un giornalista: «Rispondo in maniera tecnica, visto che mi hanno chiamato ministro tecnico». I commenti del presidente del Pd Matteo Orfini rilasciati a metà marzo su la Repubblica, evidentemente non sono stati facili da smaltire o forse non sono mai stati digeriti. Per chi nella vita ha sempre associato agli incarichi negli organismi internazionali - Ocse, Banca Mondiale - all'impegno politico - consigliere economico nei governi di Giuliano Amato e Massimo D'Alema e presidente della Fondazione Italiani Europei -, sentirsi dire che la politica economica è questione tecnica deve fare un certo effetto. Ora però non c'è tempo, bisogna strappare lo sconto per il governo che verrà. E di cui, comunque vada, appare sempre più difficile che Padoan faccia parte.

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