Ilva Taranto
3 Giugno Giu 2017 1611 03 giugno 2017

Ilva, la cordata Jindal rilancia con una nuova offerta

Gli indiani mettono sul piatto 1 miliardo e 850 milioni di euro. E promettono di assumere da subito 9.800 lavoratori. Escono Cdp e Arvedi, rimane Delfin. Ma per il ministero dello Sviluppo l'offerta non è conforme.

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Dopo il no dell'Avvocatura dello Stato a un rilancio che contemplasse soltanto il prezzo per l'acquisizione dell'Ilva, la cordata Acciaitalia guidata dal gruppo indiano Jindal ha presentato una nuova offerta su tutti e tre i capitoli previsti dal bando: piano industriale, piano ambientale e prezzo.

Il tutto però sembra destinato a non produrre effetti: il ministro dello Sviluppo economico, Carlo Calenda, ha spiegato infatti che «le procedure di gara che, come si fa in un Paese serio, non si cambiano in corsa o peggio ex post». E fonti vicine al dossier sostengono che la nuova proposta «non è conforme alla procedura». Lunedì 5 giugno arriverà il decreto di aggiudicazione.

Acciaitalia, in svantaggio rispetto alla cordata Arcelor Mittal-Marcegaglia, ha detto che il prezzo offerto è di 1 miliardo e 850 milioni di euro. E soprattutto ha reso noto di voler assumere da subito 9.800 dipendenti. Al rilancio non hanno aderito Cdp e Arvedi. Mentre Jindal e Delfin, la finanziaria di Leonardo Del Vecchio, si sono impegnate a rilevare pariteticamente le loro quote.

La nuova offerta prevede un impegno economico complessivo di poco inferiore ai 5 miliardi di euro (4 miliardi e 950 milioni). È stata inviata al ministro dello Sviluppo economico e ai commissari straordinari dell'Ilva.

Acciaitalia intende investire nell'impiego di tecnologie innovative, a gas ed elettriche, che riducono l'uso del carbone e le relative emissioni. L'offerta prevede circa 3,1 miliardi di euro di investimenti: 1 miliardo a favore dell'ambiente da concludersi entro il 2021, in anticipo di due anni rispetto alle prescrizioni del ministero; 1,1 miliardi per il rifacimento degli impianti attuali, inclusa la riattivazione dell'Altoforno 5; 1 miliardo per la realizzazione di impianti di de-carbonizzazione volti all'espansione della capacità produttiva.

L'acquisizione di Ilva da parte di Acciaitalia, inoltre, secondo la cordata stessa, non presenterebbe alcun problema di concentrazione in Europa, senza quindi la necessità di imporre misure di contenimento né in Italia, né in altri stabilimenti siderurgici europei.

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