Ilva a Arcelor-Mittal-Marcegaglia
5 Giugno Giu 2017 2142 05 giugno 2017

Ilva, ufficiale il passaggio ad Arcelor Mittal

Dopo mesi di proteste e malrado gli scioperi delle sedi di Taranto e Genova, Calenda firma il decreto di aggiudicazione. 

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Ilva va ad Arcelor-Marcegaglia. E ora comincia il confronto per limitare i tagli occupazionali: il premier Gentiloni incontrerà in settimana i sindacati. Come previsto, Carlo Calenda ha firmato il decreto cha autorizza i commissari straordinari del Gruppo Ilva a procedere alla aggiudicazione degli asset del Gruppo Ilva ad Am Invesco. È la cordata formata da ArcelorMittal Italy Holding s.r.l. (51%), ArcelorMittal S.A. (34%) e Marcegaglia Carbon Steel S.p.A. All'aggiudicazione seguirà una fase di ulteriore trattativa fra i commissari e gli aggiudicatari che hanno già dato la loro disponibilità a migliorare la loro offerta.

CORTEI E MANIFESTAZIONI IN GIORNATA. Cortei e manifestazioni a Genova e Novi Ligure (Alessandria) hanno scandito le ore che precedevano la decisione del Mise. La cessione del gruppo Ilva ad Am Investco, considerata dai commissari straordinari la cordata che ha presentato l'offerta migliore, è stata accolta nei giorni scorsi con grande preoccupazione dai sindacati soprattutto a fronte di circa 6 mila esuberi annunciati dal piano. Il decreto arriva dunque in uno scenario in ebollizione.

LA CORDATA SCONFITTA NON MOLLA. Le rassicurazioni del governo sul sostegno al reddito per chi resta fuori, unite alle parole del ministro Calenda «useremo tutti i margini previsti per conseguire i risultati migliori in termini occupazionali, ambientali e finanziari» lasciano alquanto scettici i diretti interessati. A Taranto, in particolare, i nervi sono tesi. Mentre la cordata perdente Acciaitalia, non molla e scrive ancora a Calenda, chiedendo un nuovo parere dell'Avvocatura dello Stato.

L'APPELLO DI EMILIANO. Accorate le parole del governatore della Puglia: «Noi ci prendiamo tutto l'inquinamento dell'Ilva, tutti i rischi, i morti, il dolore, ma non abbiamo la possibilità di dire una parola. È una cosa inconcepibile e inaccettabile». La Puglia, ribadisce Emiliano, non ha avuto la possibilità di «discutere dell'offerta di acquisto». È nota la preferenza del governatore per l'offerta di Acciaitalia che, con Jsw e Arvedi come partner industriali, prevedeva un piano di de-carbonizzazione. «Hanno paura che un industriale innovativo, che ha cura dell'ambiente, che ha presentato un piano di decarbonizzazione rilevante, che mantiene alti i livelli di occupazione, scompagini le lobby del carbone che probabilmente temono che una riconversione produttiva dell'Ilva scardini questo assurdo monopolio di una sostanza dannosa che viene utilizzata in maniera impropria. Mi auguro che questo disegno salti», ha detto ancora il governatore della Puglia sperando forse nella determinazione con cui due dei soci di Acciaitalia, cioè l'imprenditore indiano Sajjan Jindal e Leonardo Del Vecchio con la sua Delfin sono determinati ad andare avanti.

CRESCE L'IPOTESI DI UN RICORSO. Nei giorni scorsi i due soci hanno rilanciato sulla loro offerta migliorando prezzo e livelli occupazionali. Oggi hanno scritto una seconda lettera al ministro Carlo Calenda avvertendo che «solo l'offerta Acciaitalia consente un closing rapido» non avendo problemi di antitrust. Dalle pieghe della lettera è facile capire che Acciaitalia, con i soli soci Jsw e Delfin, starebbe valutando l'ipotesi di un ricorso.

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