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6 Giugno Giu 2017 0930 06 giugno 2017

Agli sportelli dello Ior si parla latino: tutti in fila col Castiglioni-Mariotti

In un bancomat del Vaticano il celebre istituto di credito continua a usare la lingua classica. Però manca ancora l'opzione lavatio pecuniae.

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La notizia, se notizia si può chiamare, è vecchia come il cucco, ma io l’ho appresa da poco, grazie a un servizio del Corriere della Sera del 5 giugno: in Vaticano è attivo l’unico bancomat al mondo che, fra le diverse opzioni linguistiche, propone anche il latino. Sembra un’invenzione da Young Pope di Sorrentino, e invece esiste davvero: è il bancomat di uno sportello dello Ior, e dunque la vera notizia è che per la prima volta da anni la banca dei papi non finisce sui giornali per qualche scandalo, ma perché approccia gli utenti con «carus expectatusque venisti» anziché con il solito «benvenuto».

UNA VERSIONE LUDICA DEL LATINO ECCLESIASTICO. Dopodiché, anzi, deinde, si può scegliere fra «deductio ex pecunia» (prelievo), «rationum exaequatio» (saldo) e «negotium argentarium» (lista movimenti). Non è certo un latino ciceroniano, sottolineano gli esperti – e meno male, se no sai la fila, con gli utenti che sfogliano affannosamente il Castiglioni-Mariotti davanti all’indicazione «inserito scidulam» e chiedono agli altri in fila se inserito è un dativo o un imperativo futuro, in una situazione che ricorda la famosa scena di Brian di Nazareth del Monty Python. I cultori lo definiscono con degnazione «latino giocoso», una versione ludica di quello ecclesiastico, usata dalla banca vaticana, viene da pensare, più per regalare un tocco di autoironico folklore al suo bancomat che per rispetto a quella che è ancora la lingua ufficiale della Santa Sede, come ben sanno i giudici americani che si sono visti bloccare per mesi una causa contro il Vaticano, accusato di aver protetto un prete pedofilo, perché da Oltretevere si cavillava su presunti vizi nella traduzione latino-inglese dei documenti.

PECUNIA NON OLET, LEGGE UNIVERSALE. Strano, perché negli Usa il latino è la terza lingua più studiata, in quanto considerata propedeutica non solo a buona parte delle lingue del pianeta, ma anche al lessico scientifico, filosofico e teologico. L’unica branca del sapere che non deve nulla all’antica Roma sembra proprio l’economia, la cui lingua madre dovrebbe essere l’italiano, visto che nel Belpaese sono nati la partita doppia, gli assegni e le banche. Ma è l’imperatore Vespasiano ad aver coniato, oltre a sesterzi molto quotati sul mercato numismatico, la legge universale della finanza, «pecunia non olet». Nemmeno in inglese si potrebbe esprimere il concetto con tre sole parole. E nessuna banca dell’universo l’ha messo in pratica quanto lo Ior. Già è molto se fra le opzioni del suo sportello automatico non c’è «lavatio pecuniae».

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