Palazzo Chigi
LOTTA ALLA POVERTÀ 9 Giugno Giu 2017 2136 09 giugno 2017

Reddito di inclusione, primo via libera dal Consiglio dei ministri

Il sostegno va da un minimo di 190 a un massimo di 485 euro al mese. Al Sud nascono per decreto le Zone economiche speciali. Sì definitivo al taglio delle partecipate della riforma Madia.

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Il governo Gentiloni si muove sul fronte della lotta alla povertà e degli stimoli per la crescita al Sud. Il Consiglio dei ministri ha infatti dato il suo primo via libera al decreto legislativo che sblocca il reddito d'inclusione (Rei). Pronti 2 miliardi di euro l'anno, per un aiuto che si rivolge a una platea di circa 660 mila famiglie (1,8 milioni di persone) a partire dal 2018. Il sostegno va da un minimo di 190 a un massimo di 485 euro al mese.

ADESSO SERVONO I PARERI DELLE COMMISSIONI PARLAMENTARI. Il decreto dovrà passare l'esame delle commissioni parlamentari competenti, per l'acquisizione dei relativi pareri, poi tornerà in Consiglio dei ministri per l'approvazione definitiva. Ma, a sorpresa, il governo ha anche approvato un decreto legge con «disposizioni urgenti per la crescita economica nel Mezzogiorno». Il provvedimento mira a sostenere i giovani meridionali e apre a regole più vantaggiose per quelle che vengono ribattezzate Zes, Zone economiche speciali.

Come funziona il reddito di inclusione

Per avere diritto al reddito d'inclusione occorre avere un Isee sotto i 6 mila euro e un patrimonio immobiliare inferiore ai 20 mila euro. Non solo, c'è l'obbligo di sottoscrivere un patto che condiziona l'erogazione dell'aiuto a determinati comportamenti, dall'accettare proposte per migliorare l'occupabilità a garantire la frequenza scolastica dei figli. Al Rei si accederà attraverso una dichiarazione Isee precompilata. Secondo il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, con le risorse a disposizione si coprirà buona parte del bacino potenziale, ma per evitare problemi avranno priorità i nuclei «con almeno un figlio minorenne o con disabilità, con una donna in stato di gravidanza o un over 55 in disoccupazione». Centrati tutti i criteri si potrà ottenere un sostegno su base mensile, tanto maggiore quanto più è numerosa la famiglia, per un periodo continuativo non superiore a 18 mesi, allungabile non prima che ne siano passati altri sei.

Al Sud arrivano le Zone economiche speciali

Si incrocia con la lotta alla povertà l'intervento per dare una spinta al Mezzogiorno. L'Italia meridionale sconta un ritardo strutturale per cui il governo ha messo a punto un piano d'azione con tre direttrici, a cominciare da un sostegno di 40 mila euro ai giovani imprenditori chiamato Resto al Sud. Arrivano poi le Zes, Zone economiche speciali, pensate per rilanciare le aree portuali, con agevolazioni fiscali aggiuntive. L'obiettivo dichiarato è «attrarre player internazionali» (il credito d'imposta varrà anche per progetti di grossa portata, entro il limite di 50 mila euro). L'ultima azione sta nel taglio alla burocrazia, con misure volte a velocizzare investimenti pubblici e privati.

Vede la luce il decreto che taglia le partecipate

Last but not least, il governo ha approvato in via definitiva il decreto taglia-partecipate. La versione finale del provvedimento è stata prodotta dopo un lungo percorso. La misura è passata infatti per l'intesa con le Regioni e i Comuni, imposta dalla sentenza della Consulta sulla riforma Madia. Niente più ostacoli, adesso, e da fine settembre si parte con la prima sforbiciata. L'incasso previsto si aggira intorno a 1 miliardo di euro, tra eliminazione delle scatole vuote e stretta alle spese per i cda. Per far sì che la dieta funzioni, il governo ha reso obbligatori i piani di ricognizione. Tanto che le amministrazioni ritardatarie verranno punite con la perdita del controllo sulla partecipata.

COMPROMESSO CON I TERRITORI. Il decreto finale, tuttavia, è frutto del compromesso con i territori, che ha portato ad ammorbidire i tagli. Le Regioni avranno quindi il potere di escludere le loro società dalla razionalizzazione, anche se nel rispetto di determinati paletti. Sì anche ai cosiddetti Comuni Spa: viene cioè riconosciuta agli enti locali la possibilità di far concorrere le loro partecipate a gare extra-confine, purché non ci siano più affidamenti diretti e si tratti di attività connesse ad acqua, gas, luce, rifiuti o trasporti (i servizi a rete).

AL MASSIMO CINQUE MEMBRI NEL CDA. Le Regioni potranno dire la loro in fatto di nuovi tetti agli stipendi, ma la spesa per i cda non potrà essere superiore all'80% di quella precedente. La norma vuole che ci sia un unico amministratore, tuttavia l'assemblea dei soci potrà optare per un consiglio di massimo cinque componenti, se le dimensioni della partecipata lo giustificano e nel rispetto della riduzione dei costi.

VIA LE PARTECIPATE CHE FATTURANO MENO DI 500 MILIONI. Entro luglio gli statuti dovranno adeguarsi a diversi divieti, dallo stop alle buonuscite all'eliminazione della carica di vicepresidente. Cancellate del tutto le partecipate in perdita, quelle con meno dipendenti che amministratori e quelle che fatturano meno di 500 milioni di euro. Entro il mese di settembre sono attese infine le liste degli eventuali esuberi, elenchi per cui i sindacati esprimono preoccupazioni.

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