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10 Giugno Giu 2017 1247 10 giugno 2017

Calcio e diritti tivù: Mediaset non presenta offerte per la serie A

Il Biscione definisce il «bando inaccettabile». Anche Tim rinuncia ai campionati 2018-2021. Da Sky solo 440 milioni. Nel pomeriggio assemblea dei club.

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Nessuna offerta per la gara dei diritti tivù del calcio di Serie A per il triennio 2018-2021. È questa la decisione presa da Mediaset e da Tim. In una nota, il Biscione definisce «inaccettabile il bando che penalizza gran parte dei tifosi italiani». Perché, prosegue il comunicato, «al di là dei contenuti sportivi e dei valori economici attribuiti ai singoli pacchetti, ribadiamo che la formulazione dell'invito a presentare offerte è totalmente inaccettabile in quanto abbatte ogni reale concorrenza e penalizza gran parte dei tifosi italiani costretti ad aderire obbligatoriamente a un'unica offerta commerciale».

PRONTI A RICORRERE IN TUTTE LE SEDI. Mediaset si riserva poi «di ricorrere in tutte le sedi competenti» ma precisa anche che «in ogni caso, l'esito dell'asta non avrà alcun effetto sull'offerta calcistica Mediaset della prossima stagione». «Sappiamo», si legge ancora nella nota, «che molti operatori avranno interesse a creare confusione, a sovrapporre il futuro con il presente, ma il pubblico deve essere informato correttamente: il grande calcio della prossima stagione sarà su Mediaset».

DE SIERVO: «PRESTO VIVENDI CONTRO SKY». L'ad di Infront, Luigi De Siervo, dopo la prima asta andata a vuoto ha detto: «È in fase di definizione la situazione complessa di Vivendi, Telecom e Mediaset: a un certo punto arriverà a maturazione e al colosso Sky si contrapporrà quello Vivendi-Mediaset-Telecom. Quindi non sono preoccupato». Per l'advisor dei club «non c'è deflazione» e se non andasse in porto il polo Vivendi-Telecom-Mediaset «il canale della Lega sarebbe l'unica ipotesi plausibile».

I CLUB POTREBBERO DECIDERE LA NON ASSEGNAZIONE. Le offerte presentate per 4 dei 5 pacchetti all'asta sono due: si sono fatti avanti Sky (non è chiaro ancora per quali pacchetti) e Perform Group (per i pacchetti C1 e C2, piattaforma internet). Solo una però supera il minimo richiesto quindi non è escluso che nel pomeriggio di sabato l'assemblea dei club, convocata per le 14, decida la non assegnazione, possibilità prevista dal bando in caso di pacchetti rimasti invenduti, avviando una nuova asta senza procedere a trattativa privata.

SOLO 440 MILIONI ARRIVATI DA SKY. Lega Serie A e l'advisor Infront hanno costruito questo bando con l'obiettivo di incassare almeno 1 miliardo di euro a stagione, esclusi diritti tivù accessori e internazionali. Secondo quanto filtra, Sky avrebbe offerto 230 milioni di euro, 30 più del minimo richiesto, per il pacchetto A, per la trasmissione sulla piattaforma satellitare delle partite di 8 squadre, fra cui Juventus, Napoli, Milan e Inter (248 eventi totali). Sky avrebbe poi fatto un'offerta da 210 milioni di euro per il pacchetto D (quotato almeno 400 milioni di euro) che copre le gare di 12 squadre, fra cui Roma, Lazio, Torino e Fiorentina, per un totale di 324 eventi di cui 132 in esclusiva, incluso il derby della Capitale.

PERFORM GROUP SOTTO IL MINIMO RICHIESTO. L'altro soggetto in corsa, Perform Group, stando alle indiscrezioni, avrebbe proposto offerte ben al di sotto del minimo richiesto per i pacchetti C1 e C2, che insieme comprendono i diritti tivù per la piattaforma internet (rimasti invenduti nel bando per il triennio in corso) delle stesse squadre del pacchetto A e sono stati proposti al mercato con un prezzo di minimo 100 milioni di euro ciascuno.

SKY: «ABBIAMO FATTO LA NOSTRA PARTE». Sky ha invece diramato una nota per spiegare di aver fatto la sua parte: «Ci siamo attenuti alle regole stabilite dalla Lega e dall'Antitrust e oggi abbiamo partecipato regolarmente all'asta dei diritti tv con un'offerta vicina al mezzo miliardo di euro, con tutti i pacchetti opzionali. Se oggi anche gli altri operatori già esistenti sul mercato avessero effettuato offerte anche solo pari alla base minima d'asta, la Lega Calcio si sarebbe trovata a disporre del target economico tanto auspicato», ossia un miliardo di euro.

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