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11 Giugno Giu 2017 1800 11 giugno 2017

5 per mille, 10 anni di donazioni tra furbetti e dubbie utilità

Airc ed Emergency i principali beneficiari. Ma non mancano yacht club, beauty center e circoli di ippica. Che frammentano la giungla del terzo settore. Oltre a frodi e firme pilotate. Il bilancio.

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Una "donazione" che non costa nulla, ma che alimenta ricerca, volontariato e terzo settore. Una tassa “buona” non priva di qualche criticità. Il 5 per mille è ormai in Italia un’importante voce nel bilancio delle realtà del mondo no profit, un meccanismo contributivo che ha da poco compiuto il giro di boa dei 10 anni e di cui ormai è possibile stilare un bilancio di medio periodo.

UN "8 PER MILLE" PER IL NO PROFIT. La storia del 5 per mille inizia con la finanziaria 2006, quando venne introdotto in via sperimentale per iniziativa dell’allora ministro delle Finanze Giulio Tremonti. Si trattava di un nuovo sistema di contribuzione che il ministro stesso definiva «un “8 per mille” a favore del terzo settore». Lo scopo era delegare al cittadino la possibilità di decidere a chi erogare i fondi che lo Stato avrebbe comunque intitolato a quell’ambito attraverso la destinazione di una quota pari al 5 per mille della propria imposta sul reddito delle persone fisiche.

LIBERA SCELTA DEL CONTRIBUENTE. Tecnicamente era l’applicazione pratica del principio di sussidiarietà orizzontale fiscale. Spiegava Tremonti nella relazione al disegno di legge: «Il contribuente viene messo nelle condizioni di effettuare una libera scelta in ordine ai soggetti che intende finanziare, perché ha conoscenza, diretta o indiretta, della loro capacità di svolgere efficacemente servizi sociali meritori».

Silvio Berlusconi e Giulio Tremonti.

Ai cittadini veniva chiesto come indirizzare i fondi, ma l’ammontare complessivo della cifra era comunque deciso preliminarmente dallo Stato. Indipendentemente dalle decisioni dei contribuenti infatti, il valore del fondo non è la somma effettiva dei “5 per mille” delle circa 40 milioni di dichiarazioni Irpef degli italiani, bensì una quota stabilita. La legge 190 del 2014 voluta dal governo Renzi ha ampliato e fissato questa cifra a 500 milioni di euro. In parole semplici gli italiani decidevano (e decidono) come dividere una torta la cui dimensione è decisa dallo Stato.

OGGI CI SONO 50 MILA ORGANIZZAZIONI. Il problema di questa torta sono coloro che competono per averne una fetta. Oggi in Italia sono più di 50 mila le organizzazioni che possono essere destinatarie dei fondi, un mondo caotico in cui compaiono enti e realtà blasonate, ma anche una galassia polverizzata di piccole e piccolissime realtà sparpagliate sul territorio e che disegnano un quadro di enorme frammentazione del cosiddetto “terzo settore”. Una giungla, un universo di sigle e associazioni sui cui è lecito esprimere qualche dubbio circa la loro pubblica utilità.

DAL VOLONTARIATO ALLA RICERCA. Ad aprile 2017 l’Agenzia delle entrate ha pubblicato gli elenchi ufficiali con i dati relativi al numero delle preferenze espresse dai contribuenti nel 2015 per la destinazione del 5 per mille e gli importi attribuiti agli enti che hanno chiesto di accedere al beneficio. Gli elenchi sono divisi in base alle categorie di beneficiari: enti del volontariato (39.168), ricerca sanitaria (106), ricerca scientifica (421), associazioni sportive dilettantistiche (7.060). A questi soggetti si devono aggiungere anche i Comuni, 8.088. In totale 54.843 referenti, un numero costantemente in crescita.

Si è arrivati a un’interpretazione troppo estensiva dei “servizi sociali meritori”: tra i beneficiari compaiono yacht club, centri yoga, associazioni “vegan” e società per la cremazione dei defunti

Negli ultimi anni si registra l’impennata costante delle società sportive più che raddoppiate rispetto al 2008. Sicuramente si è arrivati a un’interpretazione troppo estensiva dei “servizi sociali meritori” a cui faceva riferimento Tremonti. Solo così si può interpretare la presenza nei beneficiari di sette yacht club sparsi in giro per l’Italia (uno tra l’altro in una città notoriamente affacciata al mare come Bergamo), 10 centri yoga, 28 circoli e associazioni scacchistiche, sette circoli di ippica, tennistici, filatelici e numismatici, associazioni “vegan” e organizzazioni sportive dai nomi decisamente simili a quelli di centri estetici o palestre come “move your body”, “body beauty center” o “body fitness”.

TORTA SMINUZZATA DA PICCOLE REALTÀ. Se non altro in questi casi si parla di persone in vita visto che nel novero compaiono anche 12 società per la cremazione dei defunti. Molte di queste piccole realtà percepiscono solo briciole, se percepiscono qualcosa. Dagli elenchi dell’Agenzia delle entrate si apprende che circa 1.800 potenziali beneficiari non ricevono neppure un euro, 995 sono stati indicati da un solo contribuente. Circa 20 mila associazioni non raggiungono i mille euro, ma sminuzzano comunque la dimensione della torta.

La Corte dei conti ha messo in luce comportamenti fraudolenti sul 5 per mille.

Immancabilmente la storia del 5 per mille è anche costellata dei soliti “furbetti”. Nel 2014 una delibera della Corte dei conti mise in luce come alcuni Centri di assistenza fiscale avessero messo in atto «comportamenti fraudolenti volti a procurare un indebito vantaggio economico a un determinato beneficiario». Le firme del 5 per mille venivano pilotate a favore degli stessi enti promotori dei Caf.

CENTRI DI ASSISTENZA FISCALE E VOTI DI SCAMBIO. Scriveva la Corte dei conti «Giova in tal senso ricordare che ai primi posti fra i beneficiari figurano le Associazioni cristiane dei lavoratori italiani e il Movimento cristiano dei lavoratori, che gestiscono direttamente una rete di Centri di assistenza fiscale». In altri casi gli intermediari facevano apporre firme ad associazioni che per ogni firma erogavano contributi o favori. Un voto di scambio.

I primi 10 enti in totale nel 2015 hanno ottenuto 132 milioni di euro, una quota stabile rispetto all’anno precedente. Sono 39 quelli che hanno incassato oltre 1 milione

Ma per molte realtà il 5 per mille vuol dire sopravvivere e riuscire a portare a termine importanti progetti di ricerca o attività umanitarie. I nomi dei grandi beneficiari sono ormai gli stessi da diversi anni e sono riusciti a fidelizzare un gran numero di contribuenti. Al primo posto l’Airc, Associazione italiana per la ricerca sul cancro, scelta nel 2015 da 1 milione 651 mila 881 italiani e che riceve quasi 65 milioni di euro.

MEDICI SENZA FRONTIERE AL TERZO POSTO. Al secondo posto la Ong/Onlus Emergency con 378 mila “preferenze” e un importo di 13 milioni e 480 mila euro. A seguire nella top ten la Fondazione piemontese per la ricerca sul cancro, Medici senza frontiere, l’Istituto europeo di oncologia, il Comitato italiano per l'Unicef, l’Ail (Associazione italiana contro le leucemie), la Fondazione italiana sclerosi multipla, Save the Children Italia (un nuovo ingresso nei primi 10) e La lega del filo d'oro Onlus che raccoglie 4,8 milioni di euro.

DESTINAZIONI SPECIFICATE 16 MILIONI DI VOLTE. I primi 10 ottengono complessivamente circa 132 milioni e mezzo di euro, una quota sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente. Sono 39 gli enti che hanno ricevuto oltre 1 milione di euro. La destinazione è stata specificata da 16,2 milioni di contribuenti, che in 13,8 milioni di casi hanno destinato la quota a una organizzazione, scrivendo il codice fiscale, mentre nei rimanenti casi hanno espresso una scelta generica.

Da quando il 5 per mille è stato istituito, l’Airc ha ricevuto più di mezzo miliardo di euro, Emergency più di 100 milioni e Medici senza frontiere circa 85 milioni

La quota è di 35 euro in media per contribuente. Da quando il 5 per mille è stato istituito, l’Airc ha ricevuto più di mezzo miliardo di euro, Emergency più di 100 milioni e Medici senza frontiere circa 85 milioni. Cifre importanti, ma che devono rientrare in una corretta pianificazione, visto che il contributo viene erogato dal ministero competente alle associazioni due anni dopo le scelte espresse nelle dichiarazioni dei redditi.

NEL 2010 IL FONDO RISCHIÒ LA DECURTAZIONE. Dal 2006 a oggi il 5 per mille ha vissuto precariamente e subito diversi attacchi. Nel 2009 Tremonti (che pure l’aveva lanciato) propose di devolverlo all’Abruzzo terremotato. Nel 2010 circolò l’idea di ridurre il fondo complessivo a soli 100 milioni di euro. Solo negli ultimi anni si è superata la fase di sperimentazione e di provvisorietà e si è deciso un adeguamento del fondo al reale ammontare dei 5 per mille dei contribuenti. Oggi è una pietra angolare del welfare italiano. Una “donazione” che non costa nulla, ma che sarebbe meglio comunque non sprecare.

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