Borbonese Amministratore Delegato
12 Giugno Giu 2017 1639 12 giugno 2017

Borbonese, così Di Nuccio ha trovato la ricetta del rilancio

Nel 2012 la casa di moda di Torino perdeva 3 milioni. Ora è in utile di 300 mila euro. Debito rinegoziato, scouting interno, diversificazione dei prodotti oltre le borse di camoscio: le chiavi per la rinascita del brand.

  • Antonella Bersani
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Quando fu messo a capo della nuova business unit, in Armani lo chiamavano il “guru degli accessori”. In Borbonese è invece il manager che ha resistito a quattro anni di “mare grosso” quando altri si sono fatti prendere dal mal di mare. Lui è Giuseppe Di Nuccio, il presidente e amministratore delegato che ha riportato in utile un brand nato a Torino oltre un secolo fa e con lui la storica azienda bolognese che lo produce. Per ora stiamo parlando di un segno più di 300 mila euro (nel 2012 perdeva 3 milioni) riferiti però a un’azienda che stava per portare i libri in tribunale e che ora guarda con fiducia ai 100 milioni di fatturato entro il 2021.

«LE COMPETENZE CI SONO, BASTA SCOVARLE». La case history è interessante perché Di Nuccio non si è fatto sedurre dalle storture del management moderno: niente ragionamenti basati esclusivamente sui tagli del personale, ma un'analisi attenta e scrupolosa del patrimonio umano esistente. «Non capisco perché oggi non si riesca mai a lavorare con il materiale umano esistente, “importando” competenze e alleati da altre aziende», dice. «Tutto questo aggrava i costi, appesantisce le aziende che di conseguenza si tagliano i posti di lavoro. Io credo invece che su mille persone, la percentuale di personale competente sia identica a quella che si può trovare altrove. Basta scovarla e stimolarla».

TRASFORMAZIONE IN MARCHIO GLOBAL LIVING. Di certo Borbonese non poteva permettersi di scherzare. E Di Nuccio è partito dallo scouting interno e dall’idea di trasformare il brand famoso per le sue borse in camoscio “a occhio di pernice” in un marchio global living che abbraccia pelletteria, abbigliamento, accessori, calzature e persino l’arredo artigianale di altissimo livello. Quello che ne è uscita è una linea di arredo di alta gamma prodotta su licenza da Zanaboni e destinata a farsi strada anche nel settore del luxury contract.

Una borsa di Borbonese.

«Appena arrivato in Borbonese, mi sono fatto carico di presentare il nuovo piano industriale alle banche creditrici, convincendole a rinegoziare il debito», racconta Di Nuccio. «E tre anni dopo sono arrivati i primi 300 mila euro di utile contro gli 800 mila di perdita dell’anno precedente». Il 2017 è destinato a chiudersi quindi con 40 milioni di ricavi e per il 2018 se ne prevedono 50 per arrivare dunque ai 100 del nuovo business plan.

«ORA PUNTIAMO FORTE SULLE CALZATURE». A convincere le banche è stata una strategia ben organizzata: rafforzamento della pelletteria e ampliamento della gamma di prodotto, revisione dei canali di vendita e distribuzione e quindi espansione all’estero forti di un’immagine del tutto nuova, ricostruita però con un colpo di sponda: «A settembre 2017 saremo al Micam per presentare la stagione primavera-estate 2018, da cui partiamo per ampliare il mercato estero puntando però più sulle calzature, che nel periodo estivo valgono più acquisti rispetto alle borse. Abbiamo realizzato modelli molto fashion, di altissima qualità e stile, che da soli possono far percepire Borbonese come qualcosa di nuovo, rilanciando e ammantando della stessa aura di novità anche la nostra borsa più tradizionale, non così diffusa invece su alcuni mercati».

NUOVE ASSUNZIONI: +30%, 150 DIPENDENTI. L'impegno dell'amministratore delegato è stato anche quello di ridisegnare il team stilistico con Francesca Mambrini, art director della maison ed esponente della famiglia che ne è proprietaria. Attorno a lei è stato ricostruito a Bologna uno staff specifico in grado di realizzare le sue idee creative e che comprende modellisti, artigiani e pellettieri, mentre a Milano è stato rafforzato l'ufficio marketing e comunicazione e creato un innovativo ufficio per il controllo qualità e sviluppo del business. Questo ha portato a nuove assunzioni (più 30%) raggiungendo i 150 dipendenti.

Abbiamo internalizzato la produzione tessile e siglato un accordo per lanciare una linea di occhiali, quindi penseremo a profumi e orologi

Giuseppe Di Nuccio, presidente e ad di Borbonese

«Il nostro core business resta la pelletteria, che rappresenta ancora il 75% del fatturato, e il resto è dato dalle altre categorie uomo-donna», continua il presidente. «Solo dalle calzature ci aspettiamo almeno 10 milioni di ricavi, ma l’idea è di spingere molto anche sull’accessorio maschile, che dovrà arrivare a rappresentare il 30% del fatturato». La riorganizzazione non finisce qui: «Abbiamo internalizzato la produzione tessile e siglato un accordo per lanciare una linea di occhiali, quindi penseremo a profumi e orologi riposizionando anche la rete dei negozi».

OBIETTIVI: GERMANIA E NORD EUROPA. In questi quattro anni i monomarca Borbonese sono passati da 16 a 26, aprendo a Taormina, migliorando la location a Bologna e soprattutto realizzando il nuovo concept store di Milano su cui ruoteranno le strategie di espansione e diffusione della conoscenza del brand all’estero. «Il Giappone è il nostro secondo mercato dal 2014, siamo già al lavoro per raggiungere Germania e Nord Europa e nel 2018 apriremo a Parigi e probabilmente a Tokyo, riqualificando ancora i nostri negozi di Cortina, Parma e Riccione», conclude l’amministratore delegato. Partendo dal 2015 e arrivando a Parigi, fanno 6 milioni di investimento sul retail.

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