Sede Deutsche Bank 160215194910
16 Giugno Giu 2017 1741 16 giugno 2017

Da Deutsche alle piccole casse, i nodi delle banche tedesche

La Germania ha speso decine di miliardi per il proprio sistema bancario, con il colosso al centro di grandi scandali finanziari e con il grosso punto interrogativo sul micro-credito municipale.

  • ...

Un Paese alfiere del bail in e della svolta europea contro gli aiuti di Stato alle banche. Ma anche quello che ha speso decine di miliardi per il proprio sistema bancario, con colossi come Deutsche Bank al centro dei grandi scandali finanziari del decennio e con il grosso punto interrogativo delle casse di risparmio. È la contraddizione della Germania, bestia nera delle banche italiane, strenua oppositrice dell'assicurazione europea sui depositi bancari, ma attenta nel tutelare il proprio sistema bancario, facendolo quando era meno complicato e con un bilancio pubblico molto più solido di quello italiano.

ALLARME DEL FMI. Ultimo a sollevare il velo è stato il Fondo monetario internazionale, un mese fa: le banche tedesche soffrono di bassa redditività, di una leva finanziaria eccessiva e «nei grandi istituti gli sforzi di ristrutturazione devono ancora dare frutto e il taglio dei costi resta lento»: evidente il riferimento implicito a Deutsche Bank. Colosso bancario globale promosso di misura dagli stress test della Bce, fortemente esposto ai derivati e reduce da un maxi-aumento di capitale da otto miliardi di euro, spesi principalmente per fronteggiare contenziosi legali negli Usa. Quali che siano le sorti di Deutsche Bank, sono gli aiuti pubblici erogati da Berlino una delle accuse più spesso evocate in Italia, dove la politica ha trascinato il nodo dei salvataggi bancari fino all'ultimo, quando l'Europa aveva ormai già deciso che i privati devono pagare prima dei contribuenti.

ALTI INVESTIMENTI PUBBLICI. Berlino invece, molto più esposta all'investment banking, si è mossa subito, con uno stanziamento pubblico nel 2008 da ben 500 miliardi, oltre il 12% del Pil, poi utilizzati per circa 200 miliardi fra aumenti di capitale, titoli problematici rilevati da enti pubblici e garanzie. I dati della Commissione Ue mostrano che i soldi pubblici effettivamente usati per aumenti di capitale e 'asset relief' fra il 2008 e il 2013, quando era ormai rientrate le garanzie, è stato di 144 miliardi, il 5,3% del Pil tedesco 2013. L'Italia era a circa 85 miliardi, il 5,5% del Pil, principalmente in garanzie pubbliche ai bond bancari, autorizzate dalla Ue fino a 150 miliardi e in aumento con le ultime crisi bancarie. A fronte di questi interventi, le banche tedesche sono giudicate dal Fmi complessivamente ben capitalizzate e con crediti deteriorati bassi: la Bce quantifica il coefficiente netto degli Npl all'1,6% dei prestiti, contro l'8,5% dell'Italia (inferiore solo a Grecia, Cipro, Irlanda e Portogallo).

LA GALASSIA DELLE PICCOLE. Ma restano numerose piccole e piccolissime Sparkasse, le casse di risparmio municipali, e le regionali Landesbanken, oltre un terzo del sistema del credito tedesco, che di fatto sono in mano pubblica (e dunque hanno azionisti dalle spalle larghe) e per buona parte sottratte alla Vigilanza di Francoforte: diversi osservatori sostengono che la Germania nasconda proprio lì una crisi strisciante. Le Landesbanken restano sottocapitalizzate, con leva elevata e numerosi casi problematici: non senza malizia il Fmi ha osservato che la Vigilanza bancaria affidata alla Bce ha avuto «un impatto positivo», una critica implicita alla vigilanza nazionale fino al 2014.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati