Intesa pronta su attività banche venete
23 Giugno Giu 2017 1713 23 giugno 2017

Con l'affare banche venete Intesa vuole sistemare i suoi dipendenti

Lo studio di fattibilità sull'operazione Veneto Banca e BpVi è pronto da più di un mese. Messina punta a finanziare 5 mila prepensionamenti volontari. Grazie ai fondi dello Stato. Ma l'Ue può mettersi di traverso.

  • ...

Il piano è stato preparato per tempo, sottotraccia, con le cifre in mano. E ora solo Bruxelles potrebbe mettersi di traverso. Sul tavolo degli uffici studi di Intesa SanPaolo, secondo fonti ben informate, le analisi su costi - pochi - e benefici – tanti - di una possibile acquisizione delle due banche venete sono comparse nelle prime settimane di maggio. E quei documenti hanno fatto capire all'amministratore delegato di Ca' de Sass Carlo Messina che poteva vincere la lotteria.

UN AFFARE DA NON PERDERE. Nei fatti, mentre nelle stanze della politica e in quelle dei giornali ci si interrogava su una possibile soluzione “di sistema”, in realtà mai presa in considerazione seriamente da nessuno, a Ca' de Sass facevano i calcoli su come la rete degli sportelli e delle agenzie di Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza si sarebbe potuta integrare con quella di Intesa, di Cassa di Risparmio del Veneto (la ex Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo) e Cassa di Risparmio di Venezia. Sono state considerate le sovrapposizioni, la necessità di razionalizzazione, le opportunità. E alla fine l’erede di Giovanni Bazoli, con un inizio di carriera nel Banco Ambrosiano Veneto, ha potuto constatare nero su bianco che l’affare era da portare a termine. E che con le dovute garanzie prestate dal governo, con cui l’ad di Intesa ha buoni rapporti, Ca de' Sass ne sarebbe uscita rafforzata industrialmente, non intaccata nella politica dei dividendi e forse persino ripulita da migliaia di dipendenti. Bingo.

Quando a fine maggio il Financial Times ha pubblicato un’indiscrezione secondo la quale il nuovo piano industriale di Intesa destinato a essere varato entro la fine dell’anno avrebbe contenuto una riduzione dei costi da centinaia di milioni, il taglio di un terzo delle filiali e una forte riduzione della forza lavoro, Messina si è vantato di aver sempre evitato la strada degli esuberi e ha preannunciato che si sarebbe trattato solo di uscite su base volontaria. Lo dichiarava con già in mano lo studio di fattibilità sull’acquisizione delle venete. E non a caso.

IN USCITA 4.900 DIPENDENTI. Grazie al decreto ad hoc che il ministero dell’Economia e delle Finanze dovrebbe cucire su misura di Intesa, e con il ricorso agli strumenti già esistenti (cioè il fondo per gli esuberi del settore bancario), Ca' de Sass punta a mandare in pensione anticipata il 60% dei suoi 8.200 dipendenti che hanno i requisiti di età e contributi per uscire, cioè circa 4.900 persone. Nelle banche venete, considerando lo scorporo delle controllate del Sud per le quali sembrano si siano già fatti avanti degli acquirenti, i lavoratori che centrano i criteri sono al massimo 1.500. Di conseguenza la maggior parte dei fondi elargiti, questione di più di 1 miliardo di euro, andrebbe a sistemare le faccende di casa di Messina.

UNICREDIT RESTA A BOCCA ASCIUTTA. Unicredit, che ha problemi di esuberi non da poco - quasi 4 mila quelli annunciati nell'ultimo piano industriale - e che sperava di poter usufruire dei nuovi contributi di Stato al fondo dedicato, una volta chiuse le pratiche davvero urgenti - leggi Monte dei Paschi e istituti veneti - rischia di trovarsi a bocca asciutta. Piazza Gae Aulenti, con rapporti meno solidi a livello politico e una trazione non italiana, si è ritrovata esclusa dal gioco o non è stata capace di capire l'occasione. In tutta questa operazione a saldo, ricalcata sull'esempio di Ubi Banca ma a costi anche minori, quasi si trattasse di un esperimento poi realizzato in grande e per bene, c'è un "ma". Si chiama Margrethe Vestager, la commissaria europea alla concorrenza, la donna con competenza sugli aiuti di Stato con cui le autorità italiane hanno con pazienza intessuto i negoziati.

A Bruxelles, dove la gestione italiana - nelle regole ma contemporaneamente assai creativa - delle questioni bancarie non è giudicata positivamente dagli altri Stati Ue, Vestager ha portato avanti un complesso negoziato sulla ricapitalizzazione precauzionale di Veneto Banca e BpVi. Poi lo scenario è completamete cambiato con il passaggio alla soluzione good bank e bad bank, tutto a favore di Intesa e dei suoi piani interni. Un regalo a una banca per nulla in difficoltà. A questo punto pare che al governatore della Banca d'Italia sia arrivata una missiva da parte della Commissione con numeri sulle fuoriuscite differenti da quelli concordati precedentemente con il Mef. Tanto che i sindacati hanno chiesto al governo di fermare la Ue. Dal loro punto di vista in gioco c'è il destino dei lavoratori da proteggere. Dal punto di vista dell'Ue, però, ci sono regole sulla concorrenza da rispettare e il principio che le stesse regole devono valere uguali per tutti. Difficile spiegarlo all'Italia, pronta entro il weekend a varare l'ennesimo decreto ad bancam.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati