Terremoto
24 Giugno Giu 2017 1500 24 giugno 2017

Sisma, perché una ricostruzione alternativa e privata è possibile

Dal terremoto del Belice (1968) l’Italia ha speso 150 miliardi (esclusi quelli del 2016) per le catastrofi. Swiss Re propone coperture assicurative per emergenze e restauri. Lasciando allo Stato la prevenzione.

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A quasi un anno dal terremoto che ha devastato il Centro Italia, il 92% delle macerie è ancora per strada, pari a 2,1 milioni di tonnellate di detriti da rimuovere, 208 mila abitazioni sono da controllare e solo l’8% delle casette in legno è stato consegnato. Le polemiche sui ritardi e i costi della ricostruzione non sono le prime né saranno le ultime. I numeri dicono che dal sisma del Belice (1968) l’Italia ha speso circa 150 miliardi di euro (esclusi quelli del 2016) per i post-catastrofi e solo negli ultimi 10 anni, per frane, alluvioni e scosse sono stati sborsati 33 miliardi di fiscalità pubblica, per una media di 3,3 miliardi all’anno, spesso spesi male. Raramente sono state evitate le controversie, segno che oltre ai singoli casi c’è un problema strutturale sottostante.

POSSIBILE DOWNGRADE AL PROSSIMO EVENTO. Molti studiano da tempo soluzioni per limitare gli effetti e i costi delle calamità naturali, per velocizzare tempi di ripresa, per coordinare meglio tutti gli attori, tra cui Swiss Re, una delle più grandi compagnie di riassicurazione al mondo, che durante un convegno a Roma ha diffuso un'allarmante stima dell’agenzia di rating Standard & Poor’s secondo la quale, in caso di grande evento sismico, il rating dell’Italia (attualmente BBB-) potrebbe subire un downgrade fino a quasi un grado (notch), con il rischio di default. Insomma, il danno oltre la beffa.

«GLI ITALIANI SI ILLUDONO DI NON PAGARE». Carlo Coletta, per anni Country manager di Swiss Re e dal primo luglio 2017 responsabile per l’Europa, il Medio Oriente e l’Africa della divisione Legal finality delivery, spiega: «Gli italiani che vivono lontano dai terremoti si illudono di non pagare. Ma non è così, visto che lo Stato trova i soldi attraverso le imposte e spesso ha difficoltà a gestire emergenza e post-emergenza, spendendo di più di quanto farebbe un privato».

La città di Amatrice dopo il sisma del 24 agosto 2016.

In pratica secondo il manager «bisogna interrogarsi se sia meglio versare 3,3 miliardi l’anno da parte di tutti o affidarsi ai privati, magari con un principio di mutualità, così che lo Stato potrebbe concentrarsi sulla prevenzione, mentre le coperture assicurative verrebbero attivate sia nella fase di emergenza sia in quella della ricostruzione». Insomma, l’idea fallace è quella per cui arrivi sempre qualcuno a rimettere le cose a posto, a pagare per tutti.

«PREMI DIVERSI IN BASE ALL'INDICE DI RISCHIO». Spesso si è parlato di assicurazione obbligatoria contro le catastrofi, che costerebbe circa 1 euro al metro quadro per ogni abitazione. Ma, poiché c’è la possibilità che venga vissuta come una nuova tassa, stanno progressivamente prendendo piede ipotesi su altri correttivi, «per esempio, facendo pagare poco di più chi vive in zone a rischio e poco di meno tutti gli altri», dice Coletta «differenziando i premi in base all’indice di rischio».

I Paesi con un livello di penetrazione assicurativa superiore al 60% subiscono costi indiretti in misura assai più limitata rispetto agli altri e un impatto sull’economia conseguentemente minore

Bank for International Settlements

Purtroppo il 68% delle frane europee avviene in Italia, con quasi il 90% degli 8.100 Comuni esposto a qualche tipo di rischio catastrofale, ma mentre in molti degli altri Paesi il coinvolgimento dei privati è una realtà, nel nostro è ancora solo un’idea. Secondo Swiss Re «abbiamo anche una cultura del rischio troppo bassa», eppure uno studio della Bank for International Settlements, che ha analizzato 2.500 catastrofi naturali nel mondo, mostra come «i Paesi con un livello di penetrazione assicurativa superiore al 60% subiscano costi indiretti in misura assai più limitata rispetto agli altri e un impatto sull’economia conseguentemente minore».

«INTERESSE PURE NELLA MESSA IN SICUREZZA». Insomma, questi Stati recuperano più celermente grazie alla certezza dei finanziamenti originanti dalle coperture assicurative, in modo da andare più veloci nellla fase della ricostruzione. «La prevenzione è fondamentale e le assicurazioni hanno tutto l’interesse, contestualmente alla stipula di una polizza, anche a certificare la messa in sicurezza degli edifici, pubblici, privati e delle imprese», evidenzia Coletta. Perché ci sarebbero vantaggi per tutti, «ma quello che manca è la volontà e la responsabilità».

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