Messina
26 Giugno Giu 2017 1954 26 giugno 2017

Banche venete, Messina: «Nessun licenziamento»

Intanto, però, Intesa Sanpaolo fa sapere che l'esito positivo dell'operazione è subordinato alla conversione in legge, senza modifiche, del decreto di salvataggio emanato dal governo.

  • ...

Dopo aver comprato le parti sane di Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Intesa Sanpaolo si è messa subito a lavoro. Un'attività che il management della banca guidata da Carlo Messina definisce «intensa» e che consentirà di «salvaguardare l'occupazione, i risparmi di 2 milioni famiglie e l'attività di circa 200 mila imprese». Secondo l'amministratore delegato «non c'è stato nessun regalo a Intesa» mentre il presidente, Gian Maria Gros-Pietro, ritiene che l'operazione abbia scongiurato il temuto «effetto domino». Intesa, per il ristoro dei piccoli risparmiatori detentori di obbligazioni subordinate delle due banche, stanzierà 60 milioni di euro, che includono un importo proprio in aggiunta alla quota parte del contributo del sistema bancario.

COSA PREVEDE LA CESSIONE. La cessione prevede un cosiddetto "perimetro segregato", che esclude i crediti deteriorati (sofferenze, inadempienze probabili e esposizioni scadute), le obbligazioni subordinate emesse, nonché le partecipazioni e i rapporti d'altro tipo considerati non funzionali all'acquisizione. Via libera invece all'acquisizione di crediti in bonis ad alto rischio per circa quattro miliardi di euro, con diritto di Intesa di retrocessione nel caso di rilevazione, nel periodo fino all'approvazione del bilancio a dicembre 2020, dei presupposti per classificarli come sofferenze o inadempienze probabili. Nel perimetro dell'acquisto rientrano inoltre le partecipazioni in Banca Apulia e Banca Nuova, Sec servizi, Servizi Bancari e nelle banche in Moldavia, Croazia e Albania; obbligazioni senior per circa 11,8 miliardi di euro; raccolta indiretta per circa 23 miliardi di euro; circa 900 sportelli in Italia e circa 60 all'estero; circa 9.960 persone in Italia e circa 880 all'estero.

Ci sarà un contributo pubblico cash a copertura degli impatti sui coefficienti patrimoniali per 3,5 miliardi non sottoposti a tassazione; un contributo pubblico cash a copertura degli oneri di integrazione e razionalizzazione connessi all'acquisizione, che riguardano tra gli altri la chiusura di circa 600 filiali e l'applicazione del fondo di solidarietà per l'uscita, su base volontaria, di circa 3.900 persone del Gruppo nato dall'acquisizione; garanzie pubbliche per 1,5 miliardi dopo le imposte, per sterilizzare eventuali rischi per Intesa che riguardano fatti prima della cessione.

LA CLAUSOLA RISOLUTIVA CHE "VINCOLA" IL PARLAMENTO. Intanto, però, la banca fa sapere che l'esito positivo dell'operazione è subordinato a un percorso di approvazione senza ostacoli del decreto varato dal governo per il salvataggio di BpVi e Veneto Banca. Il contratto prevede in fatti una clausola risolutiva qualora il decreto non fosse convertito in legge, o se fosse convertito con modifiche tali da rendere l'operazione più onerosa per Intesa.

MESSINA RASSICURA I DIPENDENTI. Una delegazione di manager ha già raggiunto le sedi delle banche venete per le attività di integrazione. Intesa ha istituito, all'interno della Banca dei Territori, una nuova direzione regionale il cui responsabile è Gabriele Piccini, vice direttore generale e responsabile commerciale della Popolare di Vicenza. Secondo Mediobanca Securities, l'acquisto delle venete porterà a Banca Intesa utili per 250 milioni di euro entro il 2020, mentre Equita prevede utili aggiuntivi per 389 milioni a regime nel 2020. «Uno dei punti essenziali che mi hanno portato a sedere al tavolo è che non ci sarà nessun licenziamento, ma solo uscite volontarie», ha ribadito Messina in un'intervista al Tg3.

Gentiloni e Padoan difendono il decreto

Il premier Paolo Gentiloni, intanto, ha difeso l'operazione che ha scongiurato il bail-in delle banche venete. Un governo serio deve «farsi carico dei problemi che possono interessare imprese o banche. Sarebbe singolare il contrario: chi parla di regalo ai banchieri fa solo cattiva propaganda». E ancora: il salvataggio è stato «doveroso» in quanto rivolto non «ai responsabili del dissesto», che devono «pagare», ma «ai 2 milioni di clienti, alle Pmi, all'economia del territorio».

PADOAN: «FIDUCIOSI DI RECUPERARE I 5 MILIARDI». Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, è andato oltre: «Siamo abbastanza fiduciosi di poter recuperare i cinque miliardi» dati in dote a Banca Intesa: 4,8 per mantenere i suoi ratios patrimoniali e 400 milioni come garanzia se alcuni dei crediti acquistati andassero in difficoltà. Il ministro ha espresso «totale disaccordo» verso chi parla di pubblicizzare le perdite e privatizzare i profitti.

COME? GESTIONE «ASSENNATA» DELLE SOFFERENZE. Il governo cercherà di recuperare i soldi dei contribuenti attraverso una gestione «assennata» (copyright Paolo Gentiloni) dei crediti deteriorati finiti nella bad bank dello Stato, che si farà carico anche di 12 miliardi di garanzie a favore di Intesa.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati