Vicenza
26 Giugno Giu 2017 0949 26 giugno 2017

Unicredit per le Venete, ddl concorrenza e Unipol-Bper: lo sciocchezzaio di inizio estate

C'era anche l'Istituto di credito guidato da Mustier nella corsa per Veneto Banca e BpVi. E ancora, il braccio di ferro Renzi-Calenda e l'ok di Bankitalia a Cimbri per superare il 10% della Popolare dell'Emilia Romagna.

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Fa caldo, cari e affezionati lettori. Tanto caldo, e il vostro Occhio, che non è più nell'età dei verdi anni, ha deciso di anticipare le vacanze tra le sue adorate montagne. Ma state tranquilli, anche in vacanza i suoi occhi rimarranno bene aperti. Se possibile, ancora di più di quando sta nella canicola cittadina. E come l'anno scorso, anche per l'assolata stagione che inizia, ho deciso di riproporre quello Sciocchezzaio in pillole che tanto vi era piaciuto. Fate buone vacanze ma tenete, come faccio io, gli occhi aperti.

Intesa batte Unicredit 300 a 17

Nella conferenza stampa che Gentiloni e Padoan hanno fatto dopo il Consiglio dei ministri di domenica 25 giugno che ha decretato la “morte dolce” di Popolare Vicenza e Veneto Banca, il ministro dell’Economia ha detto che l’offerta di Banca Intesa era la migliore. Dunque non era l’unica. A quel punto sarebbe stato lecito attendersi che fossero elencati gli altri offerenti e il contenuto delle loro proposte, così giusto per trasparenza. Invece niente. Allora ve lo dico io: c’era un’offerta di Unicredit. E sapete in cosa consisteva? Se ve lo racconto non ci credete, ma proprio per questo ve lo dico lo stesso: era disposta a comprare 17 (diconsi diciassette!!) sportelli in Toscana. Boom. Ora è vero che Intesa ne vuole chiudere due terzi di quelli esistenti (circa 600 su 900), ma ne rimangono pur sempre 300. Cioè 283 in più di quelli per cui Unicredit era disposta a svenarsi.

Matteo Renzi e Carlo Calenda.

Il triangolo no, tra Renzi e Calenda c'è Starace

Ho riconosciuto le impronte digitali. Sono inconfondibilmente quelle di Francesco Starace e di Ermete Realacci. C’è la mano dell’Enel e dei politici amichetti suoi dietro l’imboscata parlamentare renziana al ddl concorrenza, in spregio all’odiato Carlo Calenda. Uno scatenato Massimo Mucchetti lo ha spiegato, sul suo blog e con chiunque si sia trovato a parlare: il tentativo di far saltare il ddl concorrenza, che vaga in parlamento da 850 giorni, ha una ragione politica – ed è l’astio di Renzi verso il ministro dello Sviluppo Economico, che vede come un ingombrante concorrente nella corsa dei quarantenni alla leadership del Paese – e una ragione di business. Quest’ultima riguarda gli interessi dell’Enel, visto che una delle quattro modifiche introdotte al testo che costringeranno il ddl a tornare al Senato, elimina la possibilità di mettere all’asta la fornitura di energia elettrica per i clienti che non avranno scelto il loro fornitore allo scadere del sistema di maggior tutela attualmente vigente, a cui il testo voluto da Calenda ha messo uno stop a partire dal 1° luglio 2019, a tutto vantaggio dell’ex (?) monopolista.

L'UNICA CONCORRENZA AMMESSA, QUELLA AL MINISTRO. Una partita che vale oltre 1 miliardo, mica bruscolini. Per questo l’uomo perennemente in maglietta (Realacci), così vicino a Starace che all’Enel lo considerano un asset dell’azienda, si è mosso presso i renziani per far partire la manovra. Il furbo Matteino ha però fatto notare che non si poteva lasciare sola la modifica energetica, troppo smaccato. Così gli hanno fatto notare che da tempo diversi parlamentari del Pd spingevano per bloccare un altro caposaldo della manovra a favore della concorrenza: eliminare la norma che aboliva il tacito rinnovo delle polizze assicurative ramo danni. Una cosa sacrosanta e persino scontata, visto che qualche anno fa era già stato abolito il rinnovo automatico delle polizze Rc-auto. Ed ecco scendere in campo Gianluca Benamati e Michele Pelillo, spalleggiati da due parlamentari in pieno conflitto d’interessi perché di mestiere fanno gli agenti assicurativi: il deputato di Ala Giulio Cesare Sottanelli e la senatrice Pd Laura Puppato. Il loro obiettivo, ovviamente, è compiacere le assicurazioni, che dal tacito rinnovo delle polizze guadagnano un sacco di soldi. A quel punto, per fare buon peso, ecco anche l’emendamento sul telemarketing e quello sulle società odontoiatriche, e il gioco è fatto. Concorrenza sì, ma al troppo ambizioso Calenda.

Carlo Cimbri, amministratore delegato Unipol.

Bper da Modena a Bologna

Chi ha visto Carlo Cimbri a Roma venerdì 23 giugno, arrivato per l’assemblea dell’Ivass, l’ha trovato particolarmente ilare. Cosa aveva l’amministratore delegato di Unipol, che di solito è portatore sano di faccia truce, da essere così contento? Pare che dalla Banca d’Italia abbia avuto il via libera a oltrepassare il 10% di Bper, avviandosi così a controllare la banca di Modena. Quali sono le intenzioni di Unipol? Allearsi con alcuni azionisti attuali, dalle fondazioni (quella sarda sicuramente ci sta) ai privati ora guidati da Lorenzo Manca, patron di Sicuritalia, e mettere il becco nella governance. Per cambiare di sicuro l’amministratore delegato e forse il presidente.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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