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27 Giugno Giu 2017 1114 27 giugno 2017

Con l'Innovation Center Intesa Sanpaolo scommette sul futuro delle start-up

Nato nel 2014, il Centro si occupa del monitoraggio e dell’accelerazione delle aziende innovative italiane, seguendole in progetti volti all’innovazione e portando avanti un’attività di matching con le più importanti realtà internazionali. A parlarne è Mario Costantini, Head of Innovation Research and Acceleration.

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Cento risorse, cinquanta progetti, costante ricerca e analisi delle soluzioni più innovative sul mercato nazionale e internazionale. Si può riassumere così l’attività dell’Innovation Center di Intesa Sanpaolo, che si occupa del monitoraggio e dell’accelerazione delle start-up italiane mettendole in contatto, tramite il cosiddetto matching, con le realtà internazionali, sostenendo la sperimentazione tecnologica e acquisendo innovazione per i processi interni di Intesa Sanpaolo, con un occhio di riguardo al settore FinTech.

Nato nel 2014, guidato dal chief innovation officer Maurizio Montagnese e situato nel grattacielo torinese di Intesa Sanpaolo, progettato da Renzo Piano, l’Innovation Center è il fulcro di una serie di attività che spaziano anche sul mercato internazionale. Sono esempi in questo senso il consorzio newyorkese R3, che si focalizza sulle tecnologie blockchain, le collaborazioni in Giappone e a Hong Kong, la partnership con la britannica SetSquared, il più importante incubatore universitario, e i progetti con Startup Bootcamp, attivo anche a Singapore, e con The Floor e Start Up Nation Central in Israele.

Mario Costantini, Head of Innovation Research and Acceleration di Intesa Sanpaolo.

«L’innovazione rappresenta la leva più importante per sostenere lo sviluppo sostenibile in mercati sempre più competitivi e globali. Non ha neanche più senso definire le nuove imprese, che siano start-up o Pmi, se non in relazione al capitale d’innovazione che esse possano produrre nei loro prodotti o servizi», ha detto Mario Costantini, Head of Innovation Research and Acceleration, responsabile della ricerca per l’innovazione e accelerazione, sottolineando che «di tutto questo deve beneficiare l’intero sistema produttivo italiano. Anche le più evolute tra grandi aziende corporate infatti operano secondo logiche di Open Innovation, cioè non più la vecchia funzione di ricerca e sviluppo chiusa al mondo esterno, ma lo scouting continuo di soluzioni attraverso i canali della ricerca universitaria, delle start-up e degli spin off universitari, dei centri di ricerca e degli incubatori, a volte degli stessi competitor, tutti stakeholder esterni all’azienda. È la contaminazione la ricetta per un’innovazione che ha smesso da tempo di essere un’opzione per performare meglio dei competitor, ma è diventata l’unica strategia per sopravvivere e competere».

I progetti dell’Innovation Center sono molti e ambiziosi. «Come Innovation Center ci concentriamo su alcune decine di progetti ad alto impatto d’innovazione per aiutare le nostre unità di business a sviluppare soluzioni che rendano competitivo il Gruppo sui diversi mercati in cui opera», in modo da «aumentare i ricavi e allo stesso tempo offrire ai clienti, sia privati sia corporate le soluzioni più innovative per i loro bisogni», ha spiegato Costantini. Tra i progetti più importanti c’è Circular Economy, che rientra nei più ampi piano di Intesa Sanpaolo, che da tempo ha fatto propri i principi dell’economia circolare, in linea con quelli della Fondazione Ellen MacArthur, principale attore globale in questo ambito e di cui l’istituto è partner finanziario globale unico.

Un'interno dell'Innovation Center.

Tra le iniziative più recenti c’è Neva Finventures, società di investimento in corporate venture capital di Intesa Sanpaolo, fondata ad aprile 2016 e con una dotazione di 30 milioni di euro (estendibili fino a 100 milioni) per investire nelle start-up in ambito FinTech o per partecipare a fondi di venture capital. Interessanti anche Tech Marketplace, la piattaforma digitale creata dall’Innovation Center per mettere in contatto chi offre nuove tecnologie e chi le cerca, e StartUp Initiative, il programma di accelerazione internazionale, con focus sui settori tecnologici del mobile, biotecnologicie, sanità, foodtech e automotive e che ad oggi ha realizzato più di cento forum di investimento tra Italia, Regno Unito, Germania, Francia, Stati Uniti, Israele e Asia.

A spiegare meglio i vari progetti dell’Innovation Center è ancora Costantini. «Con una particolare attenzione per Tel Aviv, dove abbiamo una partnership con l’incubatore Fintech The Floor che ci consente di avere accesso alle tecnologie israeliane, notoriamente tra le più avanzate al mondo. Per rimanere all’ambito start-up, abbiamo creato, primi in Italia, nel 2008 una piattaforma di accelerazione per start-up delle diverse industry chiamata Start Up Initiative che oggi ha formato e presentato davanti agli investitori più di 3.000 realtà in 102 edizioni tra Italia e nostre sedi estere», ha raccontato, precisando che rispetto all’anno scorso «è operativia un’altra piattaforma solo digitale di matchmaking tra domanda e offerta di Open Innovation chiamata Tech-Marketplece in cui mettiamo i nostri clienti». Ad oggi più di 6.000 iscritti sono messi in contatto con le start up che possano offrire loro le soluzioni che cercano per scalare l’impatto dell’innovazione all’interno delle loro strategie di sviluppo.

Una sala dell'Innovation Center.

Il lavoro dell’Innovation Center di Intesa Sanpaolo assume valore ancora maggiore se si considera che il panorama nazionale non è ancora dei più promettenti, soprattutto per la scarsità di investimenti. Nel 2015, gli investimenti dei venture-capitalist in Italia si sono fermati a 100 milioni di euro, contro i quasi due miliardi investiti in Francia e il 2,6 miliardi investiti in Germania. «In Italia abbiamo 7.000 start-up registrate ufficialmente a fronte delle 5-600.000, tra start-up e Pmi innovative, del mercato britannico. Il problema non è di effetto-bolla, ma di scala. Dovremo aiutare le startup a crescere dimensionalmente, metterle a sistema tramite filiere, per favorire la realizzazione di piattaforme nei singoli comparti industriali e fare crescere il Paese. In questo modo si pongono le basi non solo per la crescita dell’occupazione, ma dell’intero ecosistema», ha concluso Costantini.

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