I 400 colpi

Michael Leary 120511175749
28 Giugno Giu 2017 0912 28 giugno 2017

Se le banche venete valgono 1 euro, Alitalia ancora meno

La valutazione l'ha fatta O'Leary, patron di Ryanair. Che sostiene di avere una ricetta per risanare la compagnia, da anni in fin di vita e a carico dei contribuenti per mala gestio e ingerenze della politica.

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C’è qualcosa che vale meno di 1 euro, ovvero meno di quanto Banca Intesa ha messo sul piatto (si fa per dire) per prendersi le banche venete? Sì, ed è Alitalia. Di questo passo lo Stato italiano somiglierà sempre più a quelle catene di discount cinesi dove tutto si compra al prezzo della fatidica monetina, o anche meno. La valutazione, anzi, la non valutazione della nostra compagnia di bandiera l’ha fatta il patron di Ryanair, il re dei voli low cost, con la consueta spacconeria già in altre occasioni manifestata. La sua società è tra quelle - pare siano poco meno di una ventina - che hanno chiesto di entrare nella data room di Alitalia per dare un’occhiata, sia mai ci sia qualche pezzo che può tornare buono ad accelerare la sua già prorompente crescita.

LE SFERZATE DI MR RYANAIR. Il fatto che il manager irlandese faccia il ganassa non vuol dire che nelle cose che dice non ci siano molte verità. Del resto sparare sui modi in cui la compagnia è stata malgestita nel corso degli ultimi anni è come segnare un rigore a porta vuota. E ce ne sono almeno un paio che meritano attenzione. Per esempio quando, intervistato da La Stampa, compara i numeri che rendono impietoso il confronto. Dice Michael O’ Leary che Alitalia con 14 mila dipendenti trasporta 24 milioni di passeggeri, mentre Ryanair con 12 mila ne trasporta 120 milioni, e che dunque qualcosa non torna. Aggiunge poi che il Linate-Fiumicino, la tratta principe dei voli nazionali che collega a mo’ di navetta la Capitale morale e quella reale, è robaccia. Immaginiamo si riferisca al fatto che i continui progressi dei treni ad alta velocità abbiano reso obsoleto l’aereo.

La ricetta di O'Leary: via una buona fetta del personale, stop alle ingerenze della politica e all’ostruzionismo sindacale che ancora detta legge e, soprattutto, conti in ordine

Se abbiamo ben capito, O’Leary un’idea di cosa farsene di Alitalia ce l’ha bene in testa: basta voli nazionali, dove Ryanair fa già la parte del leone, ma solo collegamenti internazionali diretti così da saltare l’attuale sistema di scali intermedi che obbliga chi viene da noi a passare per Parigi piuttosto che Londra o Francoforte. Ma per tramutare in qualcosa di più quella che sinora è solo una manifestazione di interesse, vuole che siano i tre commissari nominati dal governo a fare per intero il lavoro sporco. Via una buona fetta del personale, stop alle ingerenze della politica e all’ostruzionismo sindacale che ancora detta legge e, soprattutto, conti in ordine. Dove 'in ordine' sta per porre fine all’emorragia di denaro che ogni giorno (si calcola siano 2 milioni di euro) dissangua le casse della compagnia.

LA GESTIONE DISSENNATA DELLA COMPAGNIA. Ora, è molto probabile che Alitalia non finisca al ruvido irlandese, ma la tentazione di vederlo all’opera è forte. Giusto per capire se il proposito di rivoltarla come un calzino è un bluff, o se veramente la sua amarissima medicina potrebbe rimettere in piedi un’azienda data ormai per morta e il cui più che probabile spezzatino sinistramente somiglia a una donazione di organi. Se O’Leary ci riuscisse, i contribuenti italiani avrebbero, oltre che un rimpianto, un motivo in più per prendersela con i molti responsabili, pubblici e privati, che hanno portato Alitalia fin quasi a esalare l’ultimo respiro.

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