Bedoni Cattolica
29 Giugno Giu 2017 0800 29 giugno 2017

Cattolica, i guai del gruppo assicurativo che imbarazzano la Chiesa

La società con sede a Verona è sotto inchiesta per corruzione. Ha lo Ior tra gli azionisti. E fornisce polizze a livello diocesano ai vari istituti di sostentamento per il clero. Cosa dirà il papa adesso?

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Alla voce “legalità” del codice di comportamento di Cattolica Assicurazioni si legge: «In nessun caso il perseguimento di un presunto vantaggio per la società può giustificare comportamenti illegali o scorretti». E però il grande gruppo assicurativo nazionale con sede a Verona è stato coinvolto in una complessa indagine per reati di corruzione nella quale sono rimaste impigliate diverse aziende del Nord-Est, alti gradi della guardia di finanza, funzionari dell’Agenzia delle entrate.

SOCIETÀ QUOTATA IN BORSA. A portare avanti l’inchiesta per due anni è stata la procura di Venezia. Poi il 16 giugno 2017 sono state emesse misure di custodia cautelare per 16 persone, due delle quali agli arresti domiciliari, ma ci sono anche altri indagati e non si escludono nuovi colpi di scena giudiziari. Di certo si tratta di una vicenda pesante per Cattolica, società quotata in Borsa che ha rapporti stretti, anzi strettissimi, con la Chiesa italiana e con il Vaticano.

"SCONTO" DI 6,2 MILIONI. A finire sotto indagine sono stati il direttore amministrativo di Cattolica Assicurazioni, Giuseppe Milone, e Albino Zatachetto, in passato dirigente del gruppo e ora collaboratore, personaggi considerati entrambi assai vicini al presidente del consiglio di amministrazione, Paolo Bedoni. I due si sarebbero accordati, secondo l’accusa, con il tenente colonello della Gdf, Vincenzo Corrado, e con il dirigente delle Entrate del Veneto, Christian David, per ottenere uno sconto da 8,8 a 2,6 milioni in relazione a una sanzione fiscale riguardante accertamenti Irap e Ires (con un risparmio quindi di 6,2 milioni rispetto alla sanzione da pagare).

Dalle carte emerge il tentativo di evitare qualsiasi coinvolgimento penale per il presidente Bedoni in relazione alle pendenze fiscali oggetto dell’accordo

La trattativa illegale avrebbe coinvolto anche il giudice della commissione tributaria regionale, Cesare Rindone; ai due presunti corrotti - Corrado e David - sarebbero arrivati in regalo due Rolex da 20 mila euro, mentre altre promesse di assunzioni in Cattolica non sarebbero state mantenute. Ancora, dalle carte emerge il tentativo di evitare qualsiasi coinvolgimento penale per il presidente Bedoni in relazione alle pendenze fiscali oggetto dell’accordo. Infine la stessa società assicurativa con un comunicato ha reso noto di aver avviato un’indagine interna e di aver sospeso dal suo incarico il direttore amministrativo Milone, mentre con Zatachetto è stato interrotto il rapporto di collaborazione.

CORRUZIONE «SERIALE». Questi, ridotti all’osso, i fatti di un’indagine giudiziaria che va oltre Cattolica e per altro coinvolge due tenenti colonnelli delle Fiamme gialle, tre dirigenti dell’Agenzia delle entrate, un giudice tributario, dirigenti di imprese del Veneto e del Friuli. L’insieme dei reati emersi fa pensare a un caso di corruzione «seriale e sistematica», ha detto il procuratore di Venezia Bruno Cherchi, spiegando come la collusione fra imprenditori e funzionari e altri soggetti rappresenta «solo la punta di un iceberg».

FILONE DEL CASO MOSE. D’altro canto l’indagine prende il via da un filone di quella sul Mose, altra inchiesta "monstre" nella realtà imprenditoriale e politica veneta. La Cattolica non è tale solo di nome, ma anche di fatto. Sono azionisti pure lo Ior, l’Istituto per le opere di religione, ovvero la celebre "banca vaticana", e l’Istituto centrale di sostentamento per il clero. E diversi altri istituti diocesani di sostentamento per il clero come quelli di Verona, di Udine e Vercelli e altri enti religiosi, per esempio l’istituto suore Santa Maria di Loreto, possiedono azioni del gigante assicurativo. Su oltre 174 milioni di azioni del gruppo lo Ior ne ha poco meno di un milione e 700 mila, l’istituto centrale di sostentamento per il clero circa 409 mila.

La sede dello Ior, la banca vaticana.

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Il rapporto strettissimo fra Cattolica e Chiesa veniva certificato dal presidente Bedoni nel corso dell’assemblea dei soci dell’aprile 2017 durante la quale spiegava: «In occasione del Giubileo della Misericordia, in collaborazione con il mondo dell’associazionismo e del volontariato, la Business Unit di Cattolica dedicata agli enti religiosi e al no profit ha ampliato la presenza nel terzo settore con nuove e qualificanti soluzioni assicurative in un’area sociale di grandissima rilevanza».

E LE BATTAGLIE DEL PAPA? E ancora il presidente sottolineava: «Il 2016 è stato anche l’anno di una forte crescita in termini di numero delle iniziative e di qualità della proposta culturale, tra cui il Festival della dottrina sociale della Chiesa che si è svolto in gran parte negli spazi di Cattolica Center con l’apertura del videomessaggio di papa Francesco». Già. E chissà cosa ne pensa Bergoglio dell’indagine in corso, se proprio la corruzione - come ha ripetuto di recente nell’introduzione a un libro dedicato al tema del cardinale Peter Turkson - è considerato fra i mali peggiori della nostra epoca, segno di egoismo, sazietà, trionfalismo e soprattutto indifferenza verso gli altri, di rottura dei legami sociali e trascendenti, linguaggio privilegiato delle mafie e del crimine.

ALTRO CHE INTEGRITÀ. Parole come pietre, certo, ma bisognerà vedere fino a che punto verranno prese in considerazione e valutate dal cda di Cattolica che pure si avvale di un codice di comportamento nel quale si afferma: «Il gruppo richiede in special modo a tutti i collaboratori di svolgere la loro attività con diligenza e accuratezza, rispettando costantemente i principi di legalità, integrità, equità, imparzialità e trasparenza».

C’è legittimamente da chiedersi se sia possibile che alti funzionari possano compiere presunte azioni illecite di questo livello tenendo all’oscuro il vertice della società

C’è legittimamente da chiedersi, come spesso avviene in simili casi, se sia possibile che alti funzionari possano compiere presunte azioni illecite di questo livello - le intercettazioni pubblicate da alcuni giornali lasciano in tal senso poco spazi ai dubbi - tenendo all’oscuro il vertice della società. Sul versante vaticano per ora prevale l’imbarazzo, ma di certo se lo stesso Ior ha portato a termine un faticoso lavoro di trasformazione interna in nome della trasparenza, e di recente ha introdotto un ragionato codice etico che comprende la valutazione su determinati investimenti, qualche provvedimento dalla direzione dell’istituto vaticano guidato dal francese Jean-Baptiste de Franssu dovrà essere preso, a meno che da Cattolica non arrivino segnali molto forti e chiari, come per esempio le dimissioni dello stesso Bedoni.

GALANTINO OSPITE D'ONORE. Del resto se già il Vaticano possiede azioni del gruppo assicurativo, il coinvolgimento della Chiesa italiana con Cattolica è particolarmente esteso e profondo; il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, è fra l’altro intervenuto davanti a 600 imprenditori, compreso il presidente di Cattolica Bedoni, proprio al Festival della dottrina sociale della Chiesa nel novembre del 2016, festival aperto da monsignor Dario Edoardo Viganò - prefetto della segreteria per le comunicazioni del Vaticano - e coordinato da monsignor Adriano Vincenzi, presidente della Fondazione Toniolo di Verona, prelato legato agli ambienti imprenditoriali veronesi.

Il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino.

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Ma, più concretamente, si pensi solo a “Omnia, il piano assicurativo per la parrocchia” che «raggiunge i fabbricati della parrocchia (come le chiese, i campanili, le canoniche, le scuole e gli asili, gli oratori, gli impianti sportivi, i cinema e i teatri, le colonie e le case per ferie), il loro contenuto, le opere d'arte e gli oggetti d'antiquariato». Non solo: “Omnia” tutela «la responsabilità civile sia della parrocchia per la proprietà, la conduzione e il possesso dei fabbricati, sia la responsabilità personale del parroco, dei sacerdoti coadiutori e dei collaboratori».

CHIESA CLIENTE PRIVILEGIATO. E ancora: parrocchia e enti collegati «vengono tutelati in caso di danni causati involontariamente a terzi, anche se provocati da persone di cui debbano rispondere». È inoltre garantita «la tutela giudiziaria della parrocchia e degli enti a essa collegati, comprese le relative spese per la difesa dei propri interessi in sede giudiziale ed extra-giudiziale». Non si contano quindi le polizze sottoscritte a livello diocesano dai vari istituti di sostentamento per il clero con Cattolica Assicurazioni e, come emerge dal succedersi dai verbali delle assemblee dei soci degli ultimi anni, la Chiesa con tutte le sue diramazioni è considerata un cliente importante e privilegiato del gruppo. Da ultimo il vescovo Giuseppe Zenti ha tuonato contro una Verona scossa dalla corruzione: chissà se aveva in mente anche l’indagine della procura di Venezia.

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