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Crisi delle banche

Renzi Padoan Gentiloni
VISTI DA VICINISSIMO 3 Luglio Lug 2017 1032 03 luglio 2017

Banche venete, le (impietose) pagelle ai protagonisti

Padoan imbarazzante se confrontato al caso Banco Popular. Renzi furbetto. Gentiloni inconsistente. Boccia spudorato. Messina rapace. Mustier bugiardo. Nagel marginale. I giudizi sulla vicenda.

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La “soluzione” (si fa per dire) trovata per le due banche venete in crisi merita uno "sciocchezzaio" tutto suo. Eccolo, protagonista per protagonista, con tanto di giudizio finale.

Pier Carlo Padoan: l'uomo senza attributi ora vuole pure gli applausi

Pier Carlo Padoan.

Una bella faccia tosta, il ministro dell’Economia. Pretenderebbe di essere applaudito perché ha risparmiato a Popolare di Vicenza e Veneto Banca l’onta del bail-in. Peccato che la soluzione trovata gli somigli assai, mentre il decreto varato prima di Natale con cui il governo ha stanziato 20 miliardi per i salvataggi bancari faceva pensare, o quantomeno sperare, ben altro. Ma Padoan, che alla strutturale mancanza di attributi ha aggiunto la voglia di trovare un posto in Europa, non ha sfidato Bruxelles quando ha cominciato a mettere i bastoni tra le ruote, giocando su due tavoli, quello del Montepaschi (troppo grande per finire in risoluzione) e quello delle due venete (da lasciare al loro destino). Avrebbe dovuto convincere i falchi europei, con le buone (trattativa politica) o con le cattive (procedere alla ricapitalizzazione precauzionale e poi gestire la procedura d’infrazione), e invece ha finito col calarsi le braghe con Banca Intesa purché Carletto Messina gli togliesse le castagne dal fuoco. Il parallelo con il suo collega iberico, che in una settimana ha risolto il potenziale crac di Banco Popular, è drammaticamente impietoso. APOCADO (pavido in spagnolo, idioma necessario visto il confronto con la Spagna)

Matteo Renzi: dov'è finita la sua proverbiale voglia di rissa?

Matteo Renzi.

Ha lasciato che la patata bollente scottasse le mani di Padoan, con cui ha rotto in via definitiva. Ma quando è stato il momento di alzare la voce se ne è ben guardato, e persino a cose fatte ha rinunciato alla sua proverbiale voglia di rissa e ha sommessamente sibilato qualche parola di labile approvazione («scelta doverosa»), anche se rivolta a Gentiloni e non a Padoan. Tra i suoi (quelli che sono rimasti, visto che il Giglio magico ha perso molti petali) circola un’interpretazione maligna ma veritiera: in Matteo ha prevalso la paura che gli fosse rinfacciata la penosa vicenda Mps-Jp Morgan. FURBETTO

Paolo Gentiloni: il mite che si allinea con il pavido

Paolo Gentiloni.

Nella vicenda di Popolare Vicenza e Veneto Banca il presidente del Consiglio si è mosso, anche su impulso del capo dello Stato Sergio Mattarella, parlando a più riprese con Angela Merkel e Jean-Claude Juncker, preferendo fare tutto sotto traccia, come è suo costume. Ma buona volontà e understatement non sono sufficienti in una partita che richiederebbe ben altre componenti. Il risultato è che il mite Gentiloni finisce con allinearsi al pavido Padoan, e tutto il mondo ci vede regalare 5 miliardi alla banca più forte del Paese per prendersi le due venete, mentre in Spagna il Santander ne sborsa 7 per il Banco Popular. INCONSISTENTE

Fabrizio Viola: avrebbe fatto diversamente, ma ha obbedito

Fabrizio Viola.

Dopo Siena, Vicenza e Montebelluna. Le situazioni difficili, per non dire impossibili, sono tutte sue. E nell’uno come nell’altro caso, è il governo a dire l’ultima e decisiva parola. Lui, probabilmente, avrebbe fatto diversamente, ma il senso del ruolo e della responsabilità lo hanno indotto a obbedir tacendo. C’è però da scommetterci che il prossimo incarico - pare che siano molti a essersi fatti sotto - sarà di ben altro tipo. SOLIDO

Gianni Mion: distacco e ironia senza capirci nulla

Gianni Mion.

Per sua stessa ammissione, di banche non capiva nulla prima di questa esperienza e ancor meno ne capisce ora che è finita. Anche perché ha visto scorrere un film di cui ha condiviso poco e nulla, lato istituzioni nazionali ed europee. Si è fidato di Viola, di cui ha maturato una stima crescente, e ha cercato di spendere la sua credibilità di veneto doc per convincere tutti gli interlocutori, a cominciare dai clienti e dai piccoli azionisti, delle mosse della banca che presiedeva. Sempre con distacco e ironia. SIGNORILE

Alessandro Rivera: il perfetto sconosciuto dietro la trattativa

Alessandro Rivera.

A dispetto del cognome calcisticamente famoso, il dirigente dell’Ufficio II della Direzione IV del Dipartimento del Tesoro è un perfetto sconosciuto, ma è lui che avuto sulle spalle per mesi la trattativa con la Dg comp (la direzione generale europea della Concorrenza) di Bruxelles per difendere le posizioni italiane. Ha portato a casa poco e niente, ma è anche stato lasciato solo dal suo ministro, dal suo ministero (il direttore generale La Via è “non pervenuto”) e dal governo nel suo insieme. Merita la sufficienza per l’impegno. DECOROSO

Fabio Panetta: il leone che si è fatto agnellino

Fabio Panetta.

Vice direttore generale della Banca d’Italia e membro del Consiglio di vigilanza della Banca centrale europea (Bce), è stato partecipe, con Rivera, di tutti i tavoli di trattativa a Bruxelles. Famoso per il carattere fumantino, abituato ad alzare la voce contro i falchi nordeuropei, questa volta il leone si è fatto agnellino. Sarà che si sente in corsa per la poltrona di governatore di Bankitalia, sarà che ha visto sia Ignazio Visco sia Salvatore Rossi tenersi prudentemente lontani dalla zona calda delle trattative di Viola e del Tesoro con Bce e Dg comp, sta di fatto che non si è speso come avrebbe potuto (e dovuto) e non ha ottenuto nulla. RINUNCIATARIO

Vincenzo Boccia: una spudorata captatio benevolentiae per Il Sole

Vincenzo Boccia.

ANSA

Esplode in sguaiate urla di giubilo per la conclusione della vicenda veneta senza che nessuno abbia chiesto il suo inutile parere. Anche i bambini hanno capito che si trattava di una spudorata captatio benevolentiae nei confronti di Banca Intesa, da cui spera di avere sostegno finanziario per il disastrato Sole 24 Ore. QUESTUANTE

Carlo Messina: ma quale “banchiere di sistema”

Carlo Messina.

Se non fosse che è ancora in galera, Stefano Ricucci avrebbe commentato l’impresa dell’amministratore delegato di Banca Intesa con una delle sue frasi diventate famose: «Ha fatto il frocio con il c… degli altri». Dal suo punto di vista - e dei fondi internazionali azionisti di Intesa, che sono il suo unico punto di riferimento e pensiero costante - ha fatto un ottimo affare. Bene per lui. Quello che stona è la pretesa di farsi ritrarre come “banchiere di sistema”. Forse converrebbe mandarlo a fare uno stage al Santander, poi ne parliamo. RAPACE

Jean Pierre Mustier: diceva di avere in mano le chiavi della soluzione...

Jean Pierre Mustier.

ANSA

Dopo essere stato il primo a svalutare (polemicamente) la partecipazione di Unicredit in Atlante, a un certo punto ha fatto dichiarare al (in)fido Beretta che le chiavi della soluzione per le due banche venete le aveva in mano lui. Ma al dunque al Tesoro ha fatto una offerta indecente: voleva acquistare 17 filiali in Toscana (come, unici, abbiamo raccontato qui). BUGIARDO

Alberto Nagel: udite udite, parla bene del rivale Messina

Alberto Nagel

«Già da un anno avevamo la convinzione, e l’abbiamo espressa nelle sedi opportune, che l’unica soluzione per le banche in difficoltà fosse una soluzione industriale. Quindi quella di Intesa è una soluzione che risolve i problemi». Udite udite, il ceo di Mediobanca parla bene del rivale Messina. Forse perché ha fottuto Mustier, che Albertino considera ancora più nemico nonostante sia il suo primo azionista. O forse per far dimenticare di essere stato advisor (per un paio di giorni) di Iccrea, che sembrava voler sbarrare la strada a Intesa e invece è stata messa fuori gioco da Tesoro e Bankitalia. MARGINALE

Stefano Barrese e Gabriele Piccini: i gestori della nuova realtà

Stefano Barrese e Gabriele Piccini.

Il primo è l’attendente di Messina, designato a gestire filiali e attivi che arrivano dalla Popolare di Vicenza e da Veneto Banca, rimaste in essere come bad bank. Il secondo era uno dei due vice di Viola a Vicenza (l’altro, Enrico Fagioli, è in uscita), responsabile commerciale. Toccherà a entrambi gestire la nuova realtà veneta di Banca Intesa. OPERATIVI

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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