I 400 colpi

Donnarumma
4 Luglio Lug 2017 0938 04 luglio 2017

Donnarumma, gli 85 mila di Bankitalia e i redditi da redistribuire

Il portiere del Milan rinnova a 6 milioni l'anno. Mentre un posto in banca da 28.300 euro lordi è assaltato. Hanno ragione 5 stelle e Pisapia: serve una patrimoniale. L'erario affondi le mani nelle tasche giuste.

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È vero, sono sempre paragoni impropri e anche fastidiosamente moralisti, però viene inevitabile farli, specie quando i fatti accadono a poche ore di distanza uno dall’altro. Prima la notizia della carica degli 85 mila che hanno fatto domanda per 30 posti di vice assistenti alla Banca d’Italia. Retribuzione di partenza 28.300 euro lordi. Poi quella che l’appena 18enne Gianluigi Donnarumma, il portiere idolo dei milanisti fino a ieri riluttante a rinnovare il contratto per questione di soldi, resterà al Milan per la modica somma di 6 milioni a stagione (più 1 milione al fratello incluso nel pacchetto). Buon per lui, perché se c’è da prendersela con qualcuno non è mai con chi i soldi li chiede ma con chi te li dà.

C'È QUALCOSA CHE STONA. Senza cadere nella trappola cattocomunista del denaro sterco del demonio, c’è però qualcosa che stona tra chi, oramai quasi sempre con curriculum da paura, non trova lavoro, o se ci riesce porta a casa se non la precarietà un posto fisso a stipendi da fame, e chi invece nuota platealmente nell’oro. Scontata l’obiezione: è il mercato, bellezza. Dove è la legge della domanda e dell’offerta che detta le regole, dove in teoria il talento è premiato e la rendita di posizione aborrita.

RICCHEZZA PER POCHI. Tutto vero, almeno fino a quando il divario tra ricchezza e povertà si allarga a dismisura al punto che, stando al tradizionale rapporto Oxfam diffuso ogni anno in concomitanza con il World Economic Forum di Davos, sul pianeta ci sono 8 persone che da sole possiedono una ricchezza pari a quella di 3,6 miliardi, ovvero la metà della popolazione mondiale. Volendo italianizzare la statistica, nel 2016 l’1% degli abitanti del nostro Paese possiede un quarto della sua ricchezza netta.

Ora, siccome la forbice è destinata ad allargarsi, col rischio di far esplodere quella conflittualità sociale che soltanto un residuo di welfare familiare scongiura assicurando alle giovani generazioni la soglia di sopravvivenza, forse lo Stato deve intervenire pensando a una politica di redistribuzione dei redditi.

UNO SFORZO PER I PAPERONI. Tema che ha una lunga e contrastata storia, e che esplicitamente viene oggi riesumato nel dibattito sulla fiscalità che anima le proposte dei 5 stelle e della composita area che sta alla sinistra del Partito democratico. Entrambi, senza chiamarla per nome, invocano l’introduzione della patrimoniale. Lo ha fatto Giuliano Pisapia nel suo intervento a chiusura del raduno di piazza Santi Apostoli, lo hanno fatto i pentastellati nel loro convegno sul debito pubblico. Entrambi avvertono che la tassazione progressiva non basta più, e che occorre chiedere ai super ricchi uno sforzo suppletivo. Come dire che tra le tasche di Donnarumma e quelle del giovane laureato che miracolosamente troverà impiego in Bankitalia è nelle prime dove l’erario deve affondare le mani.

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