Banca Valsabbina
4 Luglio Lug 2017 0800 04 luglio 2017

Export di bombe e banche: gli strani intrecci fra Rwm e Valsabbina

La società che fornisce missili da sganciare sullo Yemen acquisisce azioni dell'istituto di credito bresciano. Che fa il boom di transazioni sul commercio di armi. Policy assente, interessi e soci in rivolta: il caso.  

  • Lorenzo Bagnoli e Piero Loi
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Piccola banca, grandi affari nel commercio delle armi, seppur meno di quanto abbia scritto la presidenza del Consiglio dei ministri nell’ultima relazione sulle attività dell’industria bellica in Italia. In pillole, è questo il caso della Valsabbina, uno dei pochi istituti di credito nel nostro Paese a non essersi ancora dotato di una policy sugli armamenti, rivelano da Vestone, provincia di Brescia, città della sede legale. Altro fatto inconsueto, una piccola quota di azioni della banca, per un valore di 29.700 euro, è stata acquisita nel 2015 dalla Rwm Italia, sede legale a Ghedi, nel Bresciano, stabilimenti in Sardegna e core business nella fornitura di bombe Mk sganciate dall'Arabia saudita sullo Yemen. Un’operazione commerciale a quale scopo?

BUSINESS A +760%, MA ERA UN ERRORE. La notizia è di maggio 2017, quando la relazione governativa attribuisce alla Banca Valsabbina transazioni legate all'export di armi per un valore superiore del 760% rispetto all'anno precedente. Tradotto in moneta corrente, quasi 375 milioni di euro nel 2016 contro i 42,7 del 2015. Ma la banca sostiene che quelle somme non corrispondano alla realtà. In pratica, il dato divulgato è frutto di un mero errore materiale causato dal sistema informatico “Sigma” utilizzato per segnalare gli importi del business armato. Alla fine il ministero dell'Economia e della Finanze ha riconosciuto l'errore, spiega oggi la banca.

"SOLO" UN +300% RISPETTO AL 2015. Non c’è ragione di ritenere che le cose non siano andate così. Però, per completezza d’informazione, occorre notare che la nota di rettifica inviata dalla Banca al dicastero non è mai stata pubblicata nell’area stampa del sito. Né è possibile trovare un riscontro dell’avvenuta rettifica da parte dei funzionari del Tesoro. Comunque, secondo la Valsabbina, nel 2016 le transazioni relative al commercio di armi ospitate sui suoi conti si sono fermate a "soli" 169 milioni. Pur sempre il 300% in più rispetto al 2015.

Rwm Italia, società controllata dal colosso tedesco degli armamenti Rheinmetall, ha visto raddoppiare le forniture di bombe a Riad, passate dai 19,5 milioni del 2015 ai 40 del 2016

Il giorno dopo la diffusione dei dati, gli analisti si erano domandati se il boom della Valsabbina fosse collegato alla Rwm Italia, società controllata dal colosso tedesco degli armamenti Rheinmetall che negli ultimi anni ha visto raddoppiare le forniture di bombe a Riad, passate dai 19,5 milioni del 2015 ai 40 del 2016. L'argomento è stato questo: la filiale di Ghedi - dove ha la sede legale la Rwm - è una delle più attive nelle transazioni legate all'export di armi. Semplice coincidenza? Difficile stabilirlo, anche perché il report governativo non indica su quale fornitore e compratore le singole banche abbiano agito.

ACQUISTI CON «FINI DI DUREVOLE PERMANENZA». Ma ora è emerso un dettaglio che rafforza quell’ipotesi. Nel 2015 la Rwm Italia ha acquisito azioni della Valsabbina per un valore di 29.700 euro. Una piccola somma, in verità, che nel corso del tempo si è assottigliata fino ai 18.150 euro di oggi, a causa della svalutazione del titolo bancario sul mercato Hi-Mtf. Ma la Rwm, nell'ultimo bilancio, afferma che l'acquisto delle azioni di Valsabbina ha «fini di durevole permanenza». Dunque ci sarà tutto il tempo per rifarsi della perdita. Ed eventualmente per stringere rapporti ancora più forti con la Banca.

Il fatto che la Banca Valsabbina non abbia una policy sulle armi può attrarre un'azienda che ha come clienti Egitto, Algeria, Emirati arabi uniti, Arabia saudita e Oman

Ma perché un'azienda che produce armi dovrebbe essere interessata ad acquisire azioni di una banca? In linea teorica, le risposte non mancano. Per esempio un rapporto più stretto può semplificare l'accesso dell'azienda al credito o alle garanzie che le banche offrono a supporto dell'export di armi, anche attraverso l'emissione di bond o delle più usuali fideiussioni.

DIMENTICATO IL RISPETTO DEI DIRITTI UMANI. Nel caso specifico, però, non è così facile dare una risposta. La Rwm Italia è molto poco esposta nei confronti delle banche: in pratica non ha debiti verso gli istituti di credito, come si evince dal bilancio dell'ultimo esercizio. Certo, il fatto che la Banca Valsabbina non abbia ancora elaborato una sua policy sulle armi può funzionare da attrattiva per un'azienda che vanta tra i suoi principali clienti l'Egitto, l'Algeria, gli Emirati arabi uniti, l'Arabia saudita e l'Oman. Vale a dire Paesi che sia sul piano interno che su quello internazionale non brillano per il rispetto dei diritti umani.

Le bombe prodotte dalla Rwm Italia.

Al di là dei pur sempre possibili embarghi che l'Italia o l'Unione europea potranno imporre, è dunque del tutto chiaro che una forte responsabilità sociale d'impresa potrebbe portare gli istituti di credito a interrompere il supporto finora accordato all'invio di armi a questi Stati, Arabia saudita in testa. L'Onu ha infatti accusato la monarchia degli Al Saud di 119 violazioni del diritto internazionale nello Yemen, dove da due anni imperversa una guerra che per le Nazioni unite ha già causato la morte di circa 10 mila civili. Provocando anche la distruzione di scuole e ospedali, deliberatamente bombardati dalla coalizione di Stati arabi guidata dai sauditi che si batte contro i ribelli Houti.

NON SI PUÒ PARLARE DI ILLECITI COMMESSI. Per ritornare al rapporto Banca Valsabbina-Rwm, c'è da dire che, come appurato anche dalle procure di Brescia e di Cagliari, la Rwm ha esportato armi in Arabia saudita in forza di regolari autorizzazioni concesse dal ministero degli Esteri. Dunque, seppure l'azienda si appoggiasse alla Banca Valsabbina per l'export di armi, non si potrebbe parlare di illeciti commessi dai due attori. In definitiva, dunque, non è noto il motivo che ha indotto la Rwm Italia ad acquistare azioni della Banca Valsabbina. Sarà il carattere durevole di questo investimento a rivelare qualcosa di più in futuro.

L'export delle bombe dalla Sardegna, dove la Rwm ha gli stabilimenti, va forte. Nei primi tre mesi del 2017 inviati armamenti ai sauditi per un valore di 14 milioni: +200% sul 2016

Certo è, invece, che "l'export della morte" dalla Sardegna, dove la Rwm ha gli stabilimenti produttivi, va a gonfie vele. L’ultimo carico di armamenti destinato all’Arabia saudita sarebbe partito da Olbia il 29 giugno 2017, secondo quanto riferito dal deputato Mauro Pili (Unidos). Ciò che conta, in ogni caso, è il trend dell’export che non conosce battute d’arresto. Tanto che il 2017 potrebbe essere un anno record. Stando ai dati Istat, nei primi tre mesi dell'anno la Rwm ha inviato armamenti ai sauditi per un valore di quasi 14 milioni di euro contro i 4,7 del primo trimestre del 2016. A conti fatti, un aumento di oltre il 200%.

IMPENNATA DEL VALORE DELLE LICENZE EX NOVO. Il maggiore volume dell'export delle bombe fabbricate a Domusnovas lo si spiega con l’impennata del valore delle licenze rilasciate ex novo dal ministero degli Esteri nel 2016 alla Rwm. Complessivamente, 489,5 milioni di euro per 45 nuove autorizzazioni all’export. Vale a dire 460 milioni di euro in più rispetto al 2015, quando la società aveva ricevuto nuove autorizzazioni per 28 milioni di euro.

GIÀ PRONTI 40 MILIONI DI EURO DI INVESTIMENTI. Ecco perché, nella classifica delle società italiane che vantano i maggiori giri d’affari nell’export di armamenti, la Rwm è terza, dietro Ge Avio srl, seconda, e Leonardo (ex Finmeccanica), prima. Ragion per cui la casa madre Rheinmetall ha già fatto sapere che investirà 40 milioni per ampliare gli stabilimenti sardi. E aggiungere nuove linee per il caricamento di serie di proiettili da 155 mm con esplosivi per fusione tipo Imx e la produzione del “Paveway IV Tactical Penetrator”, dispositivo di guida laser per le bombe della serie Mk.

La banca ha girato la perdita sui soci. Ci assicuravano che non si sarebbero mai svalutati e invece è successo

Comitato dei soci di minoranza Valsabbina

Banca Valsabbina è comparsa la prima volta sulle cronache nazionali all’epoca dello scandalo della Banca CariFe: il primo atto delle crisi delle popolari. La banca era coinvolta in uno scambio di azioni valutato «non corretto» dalla procura di Ferrara nel 2016. Le cronache parlano di 14 dirigenti sotto indagine (per 12 è stata richiesta l'archiviazione). Alle grane giudiziarie è seguita una svalutazione delle azioni della banca. Nel frattempo il presidente Ezio Soardi ha lasciato la carica operativa per diventare presidente onorario, dopo 55 anni di servizio. A ottobre 2015 le azioni sono state valutate 18 euro l’una, una anno dopo sono scese a circa 4,60, ora si sono stabilizzate intorno ai sette.

COSA È SUCCESSO ALLE AZIONI DELLA BANCA? Il presidente del Comitato dei soci di minoranza Aurelio Bizioli lamenta: «La banca ha girato la perdita sui soci. Ci assicuravano che non si sarebbero mai svalutati e invece è successo». Anche consultare i libri contabili, dice Bizioli, non è semplice: «Ho chiesto l’accesso due volte e per due volte mi sono trovato di fronte due funzionari e un avvocato che mi guardavano a vista. Per fare una copia di una pagina chiedevano quasi 10 euro, per 5 mila pagine di libri contabili». Cosa è successo alle azioni della Valsabbina? Che tipo di operazioni Rwm sta facendo nella banca? Domande che interessano anche ai soci e alle quali al momento è ancora difficile rispondere.

La replica di Banca Valsabbina

In riferimento all’articolo dal titolo “Export di bombe e banche: gli strani intrecci fra Rwm e Valsabbina”, Banca Valsabbina intende chiarire che adotta delle regole precise per la gestione delle transazioni commerciali di questo tipo, come ad esempio la verifica preventiva che le operazioni commerciali siano dotate di tutte le autorizzazioni previste dalla legge. Il rapporto in atto con RWM Italia si riferisce esclusivamente alla normale attività di conto corrente, e la banca conferma che non vi sono in atto né allo studio altre operazioni finanziarie quali ad esempio quelle di finanziamento. RWM Italia è uno degli oltre 40 mila soci e degli 80 mila clienti che la banca ha sul territorio.

Per maggior chiarezza, Banca Valsabbina:

  • non ha finanziato la Rwm, con la quale intrattiene un normale rapporto commerciale tra una banca e un’azienda
  • opera in provincia di Brescia, dove è presente il distretto industriale delle armi, è normale che intrattenga rapporti commerciali anche con le aziende di quel settore, in linea con la sua mission di banca vicina alle famiglie e alle aziende del territorio
  • con una quota di azioni minima Rwm è solo uno dei circa 40mila soci di banca Valsabbina, per cui sono da escludersi legami tra l’acquisto di quote e qualsivoglia secondo fine

Riguardo all’andamento della quotazione del titolo in borsa:

  • l’andamento del titolo riflette la dinamica di cui sono stati oggetto i titoli bancari, in generale, a seguito della crisi che ha atrraversato il settore;
  • la banca non ha “scaricato la perdita sui soci”, è il mercato che dopo la quotazione ha deprezzato il titolo. Vale la pena ricordare che, in vista della quotazione, il valore del titolo fu deliberato e approvato dall’assemblea dei soci. La Banca è solida - ha un CET 1 di oltre il 15% - e negli ultimi anni ha sempre chiuso in utile: non ha nessuna perdita da scaricare a nessuno!

(pubblicato il 17 luglio 2017)

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