I 400 colpi

Cuneo Fiscale Ecco Perche Si Devono Abbassare Le Tasse Sul Lavoro H Partb
7 Luglio Lug 2017 0912 07 luglio 2017

Costo del lavoro, cosa succede ora che stanno per finire gli sgravi del Jobs Act?

In assenza di risorse per tagli in grande stile, si procede con piccole sforbiciate limitate nel tempo. Ma i nodi vengono al pettine. E uno, grosso, toccherà risolverlo di qui a fine anno.

  • ...

Che fine ha fatto il cuneo fiscale? Il provvedimento, uno tra i più citati e più disattesi di sempre, si riaffaccia di tanto in tanto nel dibattito politico come un fiume carsico. Ovvero si riaffaccia l’ipotesi di dare una sforbiciata alla montagna di imposte (dirette, indirette e contributive) che gravano sulla busta paga dei lavoratori dimezzando, la faccio semplice, il loro stipendio netto in busta paga. Siccome mancano i soldi, l’idea finora è rimasta sempre sulla carta. Eppure l’argomento è uno dei cavalli forti di tutte le campagne elettorali, ed è in egual modo prerogativa di destra e sinistra. Al grido di “bisogna dare più soldi ai lavoratori” si evoca la destinazione di cifre monstre, miliardi di euro, che poi vengono via via assottigliati a pochi spiccioli, così come viene assottigliata la platea di coloro che avrebbero diritto a usufruirne.

  • Job Act, ecco come funzionava

Di cuneo fiscale, ma sarebbe più giusto dire cuneino, si sta riparlando in questi giorni perché a Palazzo Chigi, spaventati dai dati della disoccupazione in ripresa, vorrebbero intervenire. Solo che non hanno ancora risolto un dilemma non di poco conto, ovvero se il taglio debba essere una tantum o strutturale. Naturalmente, il secondo costa molto più del primo. D’accordo invece che ad usufruirne siano gli under 35 per il tramite di un dimezzamento dei contributi Inps o una loro perpetua riduzione di tre-quattro punti. Come si vede, siamo lontani da quel massiccio intervento che avrebbe dovuto riguardare gli stipendi di tutti i lavoratori, che era anche un modo per favorire una robusta ripresa dei consumi. Ci si limita alla platea dei giovani in cerca di prima duratura occupazione, che è un circoscrivere il campo non solo sull’ipotesi di favorire tutti, ma anche rispetto al Jobs Act del governo Renzi, dei cui sgravi beneficiavano tutte le fasce di età purché oggetto di una assunzione a tempo indeterminato.

LO SPETTRO DI UN RITORNO AL 2015. La verità, laconicamente amara, è che non ci sono soldi per intervenire con tagli in grande stile, e ci si limita quindi a piccoli interventi spesso di portata limitata nel tempo. Che poi è un modo per buttare avanti la palla e spostare più in là il problema. Ma, come dice il proverbio, i nodi vengono al pettine. Uno, grosso, toccherà risolverlo di qui a fine anno, quando appunto scadrà il triennale periodo di decontribuzione in essere col Jobs Act. Se l’intervento non verrà prorogato, o reso permanente, si tornerà al costo del lavoro così com’era nel 2015. Qualcuno nel governo, nel mentre sta meditando su nuovi sgravi, si sta preoccupando di disinnescare gli effetti del venir meno dei vecchi?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati