Mps 160930224037
10 Luglio Lug 2017 0800 10 luglio 2017

Mps, in un report per il parlamento Ue la ricetta anti «banche zombie»

Uno studio elaborato per Strasburgo definisce Siena «insolvente de facto». E prova di come le regole sulla ricapitalizzazione vadano riviste. Per evitare che le «banche-zombie» vengano sorrette inutilmente. 

  • ...

da Bruxelles

Una «banca insolvente de facto», che però ha beneficiato della ricapitalizzazione precauzionale. Così viene descritto il Monte dei Paschi di Siena in un report sulla direttiva Brrd, quella che regola il bail in, redatto per il Parlamento europeo in vista dell'audizione del presidente del Single resolution board prevista per il prossimo 11 luglio.

CASO DI STUDIO PER REVISIONE DELLE REGOLE. Parole forti visto che, secondo le regole Ue, la solvibilità è una delle precondizioni per poter accedere alla ricapitalizzazione precauzionale. E proprio per questo l'istituto di credito toscano, che ha appena ottenuto più di 5 miliardi di euro dal governo italiano, è divenuto un caso di studio per il dibattito sulle modifiche da apportare alla normativa sulle crisi del credito.

REGOLE DA CAMBIARE. Lo studio è stato realizzato dall’economista del Centre for European Policy Studies, Willem Pieter de Groen, su richiesta della Commissione Affari economici e monetari dell’Europarlamento. E fin dall’incipit utilizza il caso senese per spiegare perché le attuali regole vanno cambiate: «Con l’introduzione della direttiva sulla risoluzione delle crisi bancarie, i contributi pubblici alle banche insolventi sarebbero dovuti diventare una cosa del passato. Mps sembra offrire la prova del contrario».

Gli stress test del 2016, ricorda lo studio, mostravano che Mps risultava solvente nello scenario cosidetto "base", mentre in quello avverso - cioè con condizioni di mercato più difficili - registrava un deficit di capitale tra i 5 e i 6,8 miliardi. Secondo de Groen, tuttavia, lo scenario avverso già allora poteva essere considerato vicino alla realtà.

«UNA BANCA ZOMBIE CHE VIVEVA SUL PRECIPIZIO». Test realizzati su 51 diversi istituti di credito dimostrerebbero, infatti, che obiettivi di crescita non centrati e una forte esposizione verso i crediti deteriorati configurano già le condizioni peggiori. In più, la banca era andata male in tutti gli esami della vigilanza successivi alla crisi del 2009 e questo seppure avesse realizzato aumenti di capitale in serie, comprese due iniezioni di fondi pubblici dal valore di 3,9 miliardi. «Mps», sintetizza De Groen, «sembra essere l'esempio di una banca zombie che viveva sul precipizio».

Rocca Salimbeni.

Le regole attuali sulla ricapitalizzazione precauzionale hanno due problemi di fondo, secondo l'esperto: da una parte sono troppo flessibili nel valutare le condizioni degli istituti di credito, dall’altro sono troppo rigide per consentire agli Stati o a investitori privati di ottenere un ritorno dall'operazione. Detto in maniera più semplice: da una parte vengono utilizzati i fondi dello Stato per ricapitalizzare perdite annunciate, dall’altra ne vengono utlizzati troppo pochi, con il rischio di non risolvere le situazioni di crisi in maniera definitiva e di rendere anche la stessa operazione di ricapitalizzazione un intervento a perdere nel lungo periodo. Ricorda qualcosa?

L'ESEMPIO DEL BANCO POPULAR. Lo studio mette in discussione direttamente i criteri utilizzati dalla sorveglianza europea per determinare se una banca è “candidabile” alla ricapitalizzazione precauzionale. «Le banche zombie», si legge nello studio, sono spesso «la conseguenza della mancanza di certezze sul valore dei loro asset». L'esempio del Banco Popular, in questo senso, è chiarissimo: la differenza tra i valori scritti a libro e la valutazione da parte del mercato si aggirava attorno ai 19,2 miliardi di euro, osserva il report, un'enormità. Ma qualcosa di simile si è verificato anche con le svalutazioni dei non performing loan nei bilanci delle banche italiane, cipriote, greche, portoghesi, slovene. Lo scenario avverso considerato negli stress test dell'Eurotower, spiega de Groen, oggi è statico (rimangono le stesse voci di bilancio per tutto l'esercizio) mentre dovrebbe essere integrato con un'analisi dinamica, che possa determinare l'impatto patrimoniale dell'attività di prestito nel tempo e il livello ottimale di capitale da raggiungere.

RICAPITALIZZAZIONE «PUNITIVA». La ricapitalizzazione poi dovrebbe essere comunque «punitiva» per l'istituto di credito: «Se le banche sanno di essere salvate, potrebbero essere indotte a prendere rischi maggiori», facendo cattivi investimenti. E anche l'utlizzo di uno schema di garanzia dei depositi, altro meccanismo scientificamente messo in atto dall'Italia, dovrebbe «limitarsi allo scopo di preservare la stabilità finanziaria e evitare seri disturbi economici». Il rischio è che i governi usino i soldi dei cittadini per coprire perdite annunciate, con un impatto anche sui saldi di bilancio pubblico. Anche per questo De Groen propone che i fondi per le ricapitalizzazioni arrivino dal Single resolution fund, finanziato dalle banche, e dal fondo di salvataggio europeo Esm: circostanza, questa, che l'Italia ha sempre rifuggito.

Sull'altro fronte, invece, il livello di capitale da utilizzare nelle ricapitalizzazione deve essere aumentato. L’approccio corrente, infatti, prevede che la liquidità iniettata dallo Stato corrisponda al massimo al deficit di capitale emerso dagli stress test e dalle analisi della sorveglianza. Mentre, spiega lo studio, quello dovrebbe essere il livello di ricapitalizzazione minimo. Valutato che l'intervento si deve fare, insomma, lo si faccia per bene. Per sostenere la sua tesi, il report fa riferimento alle esperienze americana, giapponese, alla casistica europea. E conclude: «L'approccio minimo attuale fa in modo che la banca continui a essere uno zombie, offrendo credito insufficiente all'economia». Invece con «ricapitalizzazioni più ampie dello stretto necessario, ci assicureremmo che una banca non razioni il credito e non abbia bisogno di una serie di nuove iniezioni di capitale». Impediremmo, insomma, che nuove Mps crescano.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso