Giovanni Sanna Clhub
12 Luglio Lug 2017 1935 12 luglio 2017

Clhub, al fianco delle startup

Dal Green all'Internet of Things, dall'Agri fino alle tecnologie pulite. L'intervista di Lettera43.it a uno dei fondatori della venture incubator made in Italy che aiuta le nuove realtà imprenditoriali.

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Una società specializzata nella creazione, incubazione, primo investimento e accelerazione di nuove iniziative imprenditoriali. Questa è Clhub, venture incubator internazionale fondata nel 2015 dai fratelli sardi Giovanni e Riccardo Sanna.
L’azienda si focalizza sui settori Clean (tecnologie pulite), Agri, IoT (Internet of Things) e Digital. La sede principale è a Capoterra, ma ha uffici secondari anche a Milano e Santa Monica, in California.

Giovanni Sanna, fondatore, con il fratello Riccardo, di Clhub.

UNA REALTÀ IN MOVIMENTO. Il legame con gli Stati Uniti ha una motivazione ed è destinato a rafforzarsi nel tempo: a marzo del 2016 entra infatti nel capitale di Clhub la famiglia Apodaca, proprietaria del gruppo californiano Westport Construction Inc. (Real Estate) e a capo di APO Group Inc. (Business Development Consulting).
A ottobre è invece la volta di iStarter, acceleratore italiano con sede a Londra, rappresentato nel consiglio d’amministrazione dell’azienda da Simone Cimminelli. Nello stesso anno Clhub stringe inoltre partnership strategiche con TIM#Wcap Accelerator ed Equinvest.
Lettera43.it ha intervistato uno dei fondatori, Giovanni Sanna, per conoscere meglio questa giovane società.

D: Si può rivolgere a voi qualsiasi startup o fate una selezione? E con che criteri?
R:
Si può rivolgere a noi qualunque startup. Le richieste arrivano tramite il nostro sito, eventi, segnalazioni e altro. Ma la selezione vera e propria la facciamo direttamente o tramite il format da noi ideato, Startup Battle. Cosa cerchiamo in una startup? Ovviamente che si occupi di uno dei focus settoriali su cui puntiamo. Ma è anche necessario che sia un team, abbia un modello di business comprovato e sia scalabile.

D: Avete ideato due format: Startup Battle, da lei citato prima, e Sardinia Goes Global. In che cosa consistono?
R:
La Startup Battle è il format che abbiamo ideato per quanto riguarda la selezione delle startup su cui investiremo. Il format prevede la candidatura, l’analisi e il giorno finale una competizione pubblica davanti a esperti del settore, che quest’anno sarà a dicembre. Sardinia Goes Global è nato per presentare le eccellenze innovative sarde come opportunità finanziaria o commerciale a livello internazionale. Il primo si è tenuto il 13 ottobre presso l’ambasciata italiana a Londra. Il secondo si è concluso a Los Angeles il 9 giugno.

D: Quali costi deve sostenere una startup per essere seguita da voi?
R:
Nessun costo, perché nella prima fase siamo puri investitori e incubatori, ovvero forniamo il primo investimento, tutti i servizi per la crescita, gli spazi, gli eventi e quant’altro. Offriamo tutto il supporto. Quel che chiediamo è una quota societaria: classico schema da investitore. Durante la crescita le aiutiamo anche a reperire capitali.

D: E poi?
R:
Se ritengono che il rapporto sia soddisfacente, anziché nominare un altro consulente, o una società esterna o addirittura assumere, possono affidarsi a noi. Le seguiamo nella gestione della comunicazione, della ricerca finanziaria, dei rapporti istituzionali o dello sviluppo internazionale. In questo caso siamo pagati come consulenti, anche se rimaniamo sempre soci.

D: Non vi occupate solo di startup, ma anche dell’internazionalizzazione di aziende già avviate. Come avviene il contatto? Le individuate voi? Vi cercano loro? O avviene in entrambi i modi?
R: Avviene in entrambi i modi. Noi ci focalizziamo solo su due aree: Londra e la California, dove abbiamo tra l’altro alcuni soci. In queste due aree abbiamo già concluso alcune missioni imprenditoriali, rafforzando i rapporti istituzionali, che oggi sono focali nel discorso di internazionalizzazione. Anche se in verità è raro che noi contattiamo: in genere veniamo contattati o segnalati come l’operatore presente in questi mercati.

D: Che caratteristiche devono avere le aziende per ricevere il vostro supporto?
R:
Come focus principale per quanto riguarda l’internazionalizzazione, oltre alle startup innovative con cui lavoriamo, c’è anche quello sul settore delle costruzioni. Questo perché il nostro principale socio è californiano e di quel settore. E poi il made in Italy (soprattutto fashion, design e food), con cui iniziamo ad avere i primi riscontri.

D: Quali sono le aziende nel vostro portfolio?
R:
Come startup che stanno performando meglio abbiamo Veranu (una mattonella che produce energia) e Autentico (una soluzione avanzata di anticontraffazione e prevenzione del mercato parallelo basata su tecnologia RfId).

D: Quanto è stato importante per lo sviluppo della vostra azienda l’essere nati in Sardegna?
R:
A nostro avviso è stato determinante per due ragioni: storicamente c’è un’inclinazione molto positiva verso l’innovazione; e poi c’è una Regione oggi tra le più progressiste d’Italia per quanto riguarda il supporto a iniziative come la nostra. Come terzo motivo aggiungo i costi per l’avvio e la qualità della vita.

D: Qual è stato l’apporto dato dall’ingresso nel capitale di Clhub della famiglia Apodaca e di iStarter?
R:
L’ingresso della famiglia Apodaca, togliendo la parte finanziaria, è stato determinante da un punto di vista di indirizzamento: ci siamo focalizzati fin da subito sulla California, ottenendo anche una certa credibilità. Oggi pochi hanno all’interno della compagine societaria un socio che si occupa dello sviluppo del mercato. Stessa cosa con iStarter per quanto riguarda Londra. I nostri focus territoriali derivano anche da queste scelte di investimento.

D: Che ruolo hanno due partner come Tim#Wcap ed Equinvest nel percorso di crescita delle aziende da voi seguite?
R:
Hanno un ruolo continuativo rispetto al nostro. Noi siamo nati focalizzandoci sulla primissima parte di vita di un’iniziativa imprenditoriale. Aver stretto accordi con società che coprono una fase successiva alla nostra nella filiera del mondo delle startup è stato importante. Attraverso Tim#Wcap portiamo a termine iniziative di scouting. Siamo il loro unico partner sul territorio sardo e godiamo di una corsia preferenziale.

D: E con Equinvest?
R:
Anche con Equinvest abbiamo un rapporto privilegiato: una volta concluso il nostro programma di incubazione, in cui la startup cresce, loro ci supportano nella ricerca di capitali per alcune aziende. È avvenuto per esempio con Veranu.

D: Quali sono stati i principali risultati raggiunti nel 2016?
R:
Il 2016 è stato fondamentale per il posizionamento e anche dal punto di vista del consolidamento finanziario. È stato interessante posizionarci con i due format Startup Battle e Sardinia Goes Global. Inoltre una delle nostre startup ha ricevuto diversi premi a livello nazionale. Questo ci ha permesso di avere un programma di incubazione da subito riconosciuto come importante e di stringere accordi fondamentali.

D: Progetti in corso o previsti per il futuro prossimo?
R:
Senza dubbio i prossimi obiettivi sono l’avvio di una nuova struttura, nuove partecipazioni, quindi nuove startup, il pareggio in bilancio, la crescita del team e soprattutto il rafforzamento del ponte Italia-Stati Uniti d’America.

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