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Crisi delle banche

Guzzetti
VISTI DA VICINISSIMO 14 Luglio Lug 2017 1538 14 luglio 2017

Banche venete, il gran tradimento di Renzi e Boschi a Guzzetti

L'ex premier e la sottosegretaria avevano tolto dal decreto legge il "salvataggio" degli ultimi amministratori. Così è intervenuto il grande vecchio di Intesa. Che ora per ripicca spinge per il Visco bis a Bankitalia.

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E pensare che lui, democristiano di lungo corso, a Matteo Renzi e a Maria Elena Boschi aveva anche creduto, investendo su una relazione con loro del tutto privilegiata. E invece adesso Giuseppe Guzzetti è nero come la pece. Nelle ore in cui stava andando all’esame della Camera il decreto legge del 25 giugno 2017 che ha regalato quel che di buono era rimasto in Popolare di Vicenza e Veneto Banca a quella Banca Intesa di cui il presidente di Fondazione Cariplo e Acri è da tre decenni padre-padrone, il vecchio Guzz si è dato un daffare dell’anima per far introdurre nel testo quel che al Tesoro - chissà se per distrazione o dolo - si erano dimenticati di mettere, e cioè la manleva per gli ultimi amministratori delle due banche, tutti espressione di Atlante, e la deroga per cui anche in mancanza di licenza bancaria la nascente bad bank avrebbe potuto “lavorare il credito”, sistemando così i circa 8 miliardi di incagli che si è ritrovata in pancia più i crediti in bonis ma considerati high risk che Intesa ha il diritto, nel giro di un anno, di retrocedere alla bad.

MANAGER DIVERSI DA ZONIN E CONSOLI. Guzzetti ha lavorato personalmente al testo degli emendamenti e si è raccordato, vedendolo più volte, con il relatore, il democratico di provenienza popolare (stessa area di Guzzetti) Giovanni Sanga, commercialista di Bergamo. Inoltre, la manleva per le delibere prese dai due consigli di amministrazione delle venete tra la richiesta di accesso alla ricapitalizzazione precauzionale di Stato (17 febbraio) e la data della liquidazione coatta (23 giugno), era stata garantita sia dal premier Paolo Gentiloni sia dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan. E aveva un fondamento logico, visto che i Viola e i Mion, i Pansa, Pera e i Bragantini non sono certo i masnadieri alla Zonin e Consoli colpevoli dei buchi miliardari formatisi negli anni, ma al contrario hanno cercato, sempre d’intesa con il Tesoro, Bankitalia e Banca centrale europea (Bce), di metterci una pezza assumendosi rischi e prendendosi responsabilità.

E poi il Guzz, che è uomo d’altri tempi, si sentiva moralmente in debito con chi aveva scelto, assieme a Penati, per affidargli il compito ingrato di tentare di fondere Pop Vicenza e Veneto Banca. Proprio per questo, quando il presidente dell’Acri ha visto che il governo - di fronte alle proteste prevedibili delle opposizioni - evirava gli emendamenti pur ricorrendo al voto di fiducia, e ha notato che la mano assassina aveva le sembianze di quella di Maria Elena Boschi, allora ha davvero perso le staffe.

DIETROFRONT PER PAURA DEL POPULISMO. «Sa, avvocato, la sottosegretaria e Renzi coltivano il timore che la cosa venga strumentalizzata nella prossima campagna elettorale, presentandola all’opinione pubblica come un favore ai banchieri», gli hanno riferito i suoi interlocutori. «Ma se non sono capaci di resistere al populismo, allora vadano a fare un altro mestiere», ha risposto, battendo i pugni sul tavolo del suo ufficio di via del Corso a Roma.

GUZZ IN GIRO CON IL CAPPELLO IN MANO. Reazione più che comprensibile, considerato che quello sgarro arrivava dopo che per mesi era andato in giro con il cappello in mano a cercare quattrini per la sua creatura, Atlante, mettendoci la faccia, e dopo averne fatto buttare nel cesso delle due venete una quantità mostruosa (3,5 miliardi), bruciati perché l’intervento dello Stato, sbandierato ai quattro venti fin dal Natale 2016, il governo non è riuscito a vararlo.

Certo, quella era una colpa che ricadeva interamente sul ministro Padoan, su cui Guzzetti ha speso parole di fuoco. Anche per questo, all’avvocato comasco è venuta voglia di chiamare Renzi direttamente. Ma mentre stava per farlo, i suoi collaboratori gli hanno segnalato le agenzie con le anticipazioni del libro del segretario del Pd. Quelle, in particolare, in cui senza vergogna Matteino attaccava la Banca d’Italia asserendo che se una colpa lui si attribuisce per il periodo in cui era premier, quella è di essersi fidato ciecamente di Ignazio Visco e dei suoi. Un attacco che ricorda quelli a Baffi e Sarcinelli, fatto circolare proprio mentre il governatore parla all’assemblea dell’Abi, ascoltato in prima fila dallo stesso Guzzetti. E avente come scopo lo sgambetto alla riconferma di Visco, in scadenza a ottobre 2017, o alla promozione di candidati interni alla banca centrale (Rossi e Panetta).

RENZI SPINGEVA PER L'IMPROBABILE FORTIS. D’altra parte, ricordate, cari e affezionati lettori? È proprio il vostro Occhio di lince che per primo vi ha segnalato il nome del candidato a governatore che Renzi ha in testa, l’improbabile Marco Fortis. E se non lui qualcun altro partorito della mente un po’ perversa di Matteino. Per questo il vecchio Guzz ha subito accantonato l’idea di aprire un dialogo con Renzi - che pure a suo tempo aveva sponsorizzato - per tentare di mettere rimedio al danno procurato dalla figlia dell’ex vice presidente di Banca Etruria.

ALMENO BANCA INTESA HA FATTO UN AFFARE. E no, Guzz è troppo scaltro e informato, per non sapere che su questa partita della nomina del governatore di Bankitalia Renzi è circondato: Gentiloni, Mattarella, Draghi e, per quel che serve, Padoan, sono totalmente allineati nell’idea che vada scongiurata la possibilità che Renzi faccia una pazzia. E che alla fine hanno convenuto che la soluzione migliore e più facile è quella della riconferma di Visco. Soluzione cui, per quel che vale - e vale - il buon Guzzetti ha dato il suo caldo assenso. Ora è pronto per godersi un po’ di meritato riposo. In fondo alla fine Atlante ha buttato soldi - in parte glieli stanno facendo recuperare con i Non performing loan (Npl, crediti deteriorati) di Montepaschi - ma la sua Banca Intesa ha fatto un affare.

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