Tim: Cattaneo, resto fino all'ultimo
VISTI DA VICINISSIMO 17 Luglio Lug 2017 0925 17 luglio 2017

Flavio Cattaneo tentato dal trasloco in Mediaset

L'ad Telecom avvistato a parlare fitto fitto con Confalonieri. Trasferimento in vista? Ma si racconta anche dei piani di Palenzona e del patriottismo (inutile) di Mustier. Le ultime di Occhio di lince.

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Ecco puntuale, cari e affezionati lettori, il resoconto di un altro weekend impiccione del vostro Occhio di Lince, che questa volta ha scelto la Puglia per farsi qualche forcinata di fatti altrui. Perché il Salento? Bè, avevo letto un articolo di Monica Setta sulla Gazzetta del Mezzogiorno che raccontava che Ivanka Trump e i Macron sarebbero sbarcati lì, oltre a una smisurata quantità di vip nazionali e di star hollywodiane, e allora mi sono fiondato. Naturalmente di quello che avevo letto non ho trovato neanche l’ombra. Lo so, vi domanderete perché mi sono fidato… È che quando ho visto che nell’articolo ha citato un filosofo di prima grandezza come Remo Bodei, mi sono detto che stavolta il racconto sarebbe stato all’altezza di quanto prometteva. Comunque non importa, è stato bello lo stesso. Infatti ho ascoltato un sacco di cose interessanti. Eccole, in ordine sparso, così come la mia memoria un po’ logora data l’età le risputa fuori.

I piani del «Signor Ferilli»

Il nome più ricorrente è stato quello di Flavio Cattaneo. Anche perché ho scoperto che ha partecipato a una cena romana organizzata dal commissario Agcom Antonio Martusciello e dalla di lui signora Valeria Licastro, che essendo leccese deve aver raccontato a qualche frequentatore delle masserie salentine che l’amministratore delegato di Tim in quell’occasione ha parlato fitto fitto con Fedele Confalonieri. Non a caso, l’ipotesi più gettonata a bordo piscina di una masseria super lusso è quella che il «signor Ferilli», come lo chiama un vecchio signore della finanza italiana, si accasi dalle parti di Berlusconi, o come amministratore delegato di Fininvest o addirittura di Mediaset. Giusto per mettere due dita negli occhi a quel «bretone di emme» – così pare che si esprima Flaviuccio – nella tenzone tra Vivendi e il Biscione.

UN TESORETTO DA 40 MILIONI. Non prima, però, di averlo spolpato di ben 40 milioni. Infatti, quando arrivò in Telecom (marzo 2016) con Albertino Nagel come sponsor, Cattaneo si fece garantire un robusto premio via via che avesse centrato nei quattro anni di mandato alcuni obiettivi gestionali. Ora, Cattaneo calcola di aver già maturato 10 milioni che, in caso di esonero anticipato, vanno moltiplicati per quattro. Ed è per questo, dicono le lingue biforcute salentine, che ha fatto un gran casino con il governo: sapeva di mettere in difficoltà Bolloré, e contava sul fatto che quella forzatura avrebbe rappresentato un motivo di rottura. Strapagata. La conferma che Cattaneo è pronto a vestire la maglia del Biscione viene, dicono i miei interlocutori infilzando una gigantesca mozzarella per vedere il suo latte scendere copioso come si conviene, dall’endorsement ricevuto dal ministro più berlusconiano di questo governo, Carlo Calenda.

CALENDA DIXIT. Dopo averlo (giustamente) mandato a quel paese solo qualche giorno prima per le improprie affermazioni sulla gare Infratel imbastite dal governo, il titolare del Mise se n’è uscito a sorpresa, in un'intervista al Sole 24 Ore di venerdì 15 luglio, definendo Cattaneo «un ottimo manager che difende l’interesse della sua azienda». Ma come, tre giorni prima era un cafone e ora è un manager con le palle? Vuoi vedere che la differenza la fa Mediaset? D’altra parte, chi a suo tempo era sceso apertamente in campo – anche in modo improprio – per difendere Mediaset dall’attacco di Vivendi se non l’ex amico di Montezemolo?

Il "naufragio" di Moretti e la scialuppa di Palenzona

Fabrizio Palenzona.

Ma se in quel di Otranto Cattaneo viene considerato pericolosamente furbo, di Mauro Moretti si ride a crepapelle. Nei giorni scorsi, infatti, era girata la voce che Vivendi avrebbe scelto il Ferroviere come successore del Signor Ferilli. E siccome la voce non aveva nessun fondamento, tant’è vero che già si sa chi diventerà amministratore delegato di Tim – trattasi di Amos Genish, niente meno che una «rockstar della telefonia» – i miei amici azzannatori di orecchiette (con le cime di rapa, of course) sostengono che sia stato proprio Moretti, fresco vedovo di Finmeccanica, a farla correre, nella speranza – infondata – di tenere alte le sue quotazioni.

GLI AFFARI DELLA RIPRESA. Chi come Moretti è caduto in disgrazia, ma sembra avere più chance di ripresa, è Fabrizio Palenzona. Di lui si parlava, tra una frisella e l’altra, per due cose che lo vedono impegnato nel tentativo di risalire la china dopo che l’arrivo di Mustier in Unicredit gli ha tolto potere. La prima voce dice che il corpulento uomo di Tortona si sarebbe infilato nella trattativa per la possibile cessione di Quadrivio Sgr, affidata a Lazard. Essa fa capo alla holding Quadrivio Italia, a sua volta posseduta da Alessandro Binello e Walter Ricciotti (70% complessivo) e da Futura Invest (l’altro 30%), finanziaria controllata da Fondazione Cariplo ed Enasarco. A vendere sarebbero i primi due, che già hanno lasciato le cariche di presidente e amministratore delegato. A comprare qualcuno che rappresenta anche Palenzona, per l’appunto. Di più in Salento non si sapeva ma se, cari lettori, la cosa vi incuriosisce, vi terrò informati.

SHIPPING MON AMOUR. Di più, invece, si conosceva, per via della presenza di alcuni esponenti del nostro shipping, su un’altra iniziativa del Palenza. Che si è inventato un ruolo di mediazione nella spaccatura che si è consumata dentro Confitarma, la Confindustria degli armatori. Vi ricorderete che proprio in questo spazio vi avevamo parlato del fatto che Palenzona aveva accettato l’invito di quel Mascalzone (Latino) di Vincenzo Onorato di salire a bordo del gruppo Moby-Tirrenia. Ebbene, a quel titolo Palenza si occupa anche di Fedarlinea, associazione che aderisce a Confcommercio cui sono iscritte le compagnie di cabotaggio di Gianluigi Aponte e le società di Onorato, e da essa ha ricevuto il mandato a esplorare la disponibilità dei fuoriusciti da Confitarma – che nel frattempo ha designato Mario Mattioli, della società Augusta offshore, alla presidenza della confederazione – ad aderire alla associazione concorrente. Parliamo di gruppi armatoriali importanti come Gnv, Messina, D’Amico e Italia Marittima, il cui passaggio a Fedarlinea potrebbe rappresentare il primo tassello di una nuova associazione che rappresenterebbe anche altre componenti del mondo dello shipping, dei trasporti e della logistica. Un mondo in cui Palenzona naviga da sempre.

Il patriottismo immotivato di Mustier

Jean-Pierre Mustier.

ANSA

Per associazione di idee ai miei interlocutori frequentatori del Salento non poteva non venire voglia di commentare l’ultima sfacciata uscita di Jean-Pierre Mustier. In un’intervista televisiva a Bloomberg, l’amministratore delegato di Unicredit ha detto parole liberatorie sul sistema bancario italiano dopo le operazioni sugli istituti veneti e Mps: «Non ci sono più problematiche sistemiche, siamo a un punto di svolta completo». Bene. Ma lui che c’azzecca? Tanto a Siena come in Veneto non risulta abbia mosso un dito, nonostante avesse ereditato il timone di una banca che a Vicenza aveva preso impegni vincolanti. Anzi, per Vicenza e Veneto Banca, ha avuto l’impudenza di formalizzare un’offerta scandalosa, come vi abbiamo raccontato qui senza che nessun giornalone o giornalino riprendesse la notizia: ha chiesto di rilevare 17 sportelli in Toscana!

"SOFFIETTI" E MISTERI. Ma mentre taluni amici salentini esprimono riprovazione, altri tirano fuori una copia di Milano Finanza fresca di stampa in cui c’è un soffietto – sì, lo so, si dice diversamente, ma si tratta pur sempre di una signora – a Louise Tingström, la consulente svedese che ha per mascotte un alce, cui Mustier ha affidato niente meno che la comunicazione mondiale di Unicredit. Sarà lei, che con Mustier è in grande confidenza, ad avergli suggerito di pronunciare queste parole patriottiche, o quell’obliquo di Maurizio Beretta? Su questo nemmeno alla cattedrale di Lecce abbiamo trovato risposta.

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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