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19 Luglio Lug 2017 1255 19 luglio 2017

Pensionati, mappa e problemi della grande fuga

Sempre più ultra 60enni si trasferiscono nei Paesi dell'Est e Sud Europa. Mentre la platea storica negli Stati extra Ue ottiene benefici. Con pochi anni di contributi versati in Italia. Le contraddizioni del nostro sistema.

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da Bruxelles

Fuggono lungo le rive del Tejo, tra i forti di Malta, a Tenerife o sulle coste del Mar Nero, con in valigia l’assegno dell’Inps e portandosi via tasse e consumi che non verseranno in Italia. L’esodo dei pensionati nostrani verso l'estero sembra divenuto un fenomeno strutturale e si unisce agli assegni da pagare agli emigranti del boom economico, pochi anni di lavoro in Italia, una vita in America del Sud o in America centrale e spesso molti benefici. Il risultato sono 373 mila assegni pensionistici staccati solo nel 2016 e 1 miliardo di euro che ogni anno almeno dal 2014 prende il largo verso altri Stati.

La tendenza era già stata analizzata nell'ultimo rapporto World Wide Inps: è cominciata nei primi Anni 2000, ed è cresciuta di anno in anno, al punto da costringere l'istituto di previdenza ad aumentare i controlli scoprendo che ben 24 mila pensionati all'estero erano nel frattempo deceduti. Negli ultimi anni sono cambiate le destinazioni: gli ultra 60enni abbandonano l'Italia dopo una vita di lavoro per altri Stati Ue con condizioni fiscali più vantaggiose scegliendo soprattutto l'Est e il Sud Europa. Mentre la platea storica dei pensionati residenti nei Paesi extra europei pur con assegni molto bassi incassa integrazioni e benefici sociali. «Un'anomalia», ha dichiarato il presidente dell'Inps Tito Boeri, vista la mancanza di reciprocità aggravata pure dalla scelta del governo di estendere la quattordicesima a chi incassa fno a due volte l'assegno minimo. Insomma, non siamo riusciti a frenare la fuga dei primi e siamo andati a rimpinguare le tasche dei secondi.

Tito Boeri.

ANSA

L'Inps aveva già lanciato l'allarme nel 2015: «Accanto alla «fuga dei cervelli (il fenomeno dell’emigrazione dall’Italia resta sicuramente legato alla ricerca di occupazione, ma tale condizione riguarda, in maniera più consistente rispetto al passato, anche lavoratori di media ed elevata professionalità), inizia ad evidenziarsi anche una 'fuga dei pensionati'». Solo dal 2010 al 2014 ne sono espatriati oltre 16 mila, al ritmo di più di 3 mila l'anno. La maggior parte di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni sono concentrati prevalentemente in Europa, mentre gli ultra 80enni si dividono: più di un terzo in Europa, quasi un terzo sono in Sud America e il 19,5% in America del Nord. Insomma, i nuovi fuggitivi scelgono soprattutto l'Unione europea.

CONCORRENZA AGGUERRITA TRA PAESI. I vantaggi stanno nelle convenzioni contro la doppia imposizione, cioè gli accordi stretti tra l'Italia e più di 50 Paesi nel mondo per evitare che un cittadino italiano residente in un altro Stato venga tassato due volte. Tutte le intese sono differenti ma generalmente con gli altri Paesi Ue vale il principio che i redditi da lavoro e da pensione vengono tassati nello Stato in cui si ha la residenza fiscale e per averla basta essere domiciliati nel Paese in genere per più di sei mesi. Quindi gli assegni dall'Italia arrivano lordi, la concorrenza per attrarre un popolo con redditi certi e pronto a consumare è agguerrita, e tra basso costo della vita e offerte fiscali ammiccanti la terza età è assai più dolce.​

La maggioranza dei residenti in un'altra nazione europea si trova ancora nelle mete dell'emigrazione storica, Germania e Francia in primis, ma negli ultimi anni si sta registrando un vero e proprio boom di trasferimenti in Romania e Spagna. Alle Canarie, una delle destinazioni più gettonate, l'imposta sui consumi arriva al massimo al 7% e vivere sulla spiagga costa un terzo in meno dell'ordinarietà della provincia italiana. Ma c'è anche il Portogallo dove con 183 giorni di residenza si ottiene lo status di "residente non abituale " e l'esenzione fiscale sul reddito da pensione per 10 anni. In Bulgaria invece le tasse non si pagano proprio.

NIENTE IMPOSTE E NIENTE CONSUMI. A Cipro, paradiso fiscale nel centro del Mediterraneo, la no tax area sui redditi arriva fino a 3.420 euro e se viene superata l'imposizione sull'assegno di previdenza è di appena il 5%. I pensionati di lusso però possono scegliere anche Malta dove per qualcunque fonte di reddito estero l'aliquota è al 15%. Ma ci sono anche Paesi extra europei con cui sono state concordate le stesse condizioni: in Tunisia, per esempio, per diventare residente bastano sei mesi e anche qui le pensioni non sono sottoposte a imposta. In Brasile, i redditi fino a 5 mila dollari sono esenti dalla tassazione italiana, mentre in Canada la soglia di esenzione arriva ai 12 mila euro canadesi e una volta superata l'aliquota è al 15%. Un affare per chi fugge, un problema per le casse pubbiche italiane: niente imposte e niente consumi.

La reciprocità mancante, l'anomalia di cui parla Boeri però è su un altro fronte. I regolamenti Ue infatti escludono che un Paese paghi a un residente in un altro Stato membro le integrazioni per arrivare alla pensione minima o altri contributi legati alla sicurezza sociale, paradossalmente invece per i pensionati che vivono fuori dall'Unione europea è il nostro sistema di welfare a farsi carico delle lacune. E questo anche se gli anni di effettivo lavoro in Italia risultano molto pochi. In totale a giugno 2017, ha spiegato Boeri, l'83% degli assegni pensionistici pagati all'estero si riferisce a periodi contributivi inferiori ai 10 anni, addirittura più di un terzo è inferiore ai tre anni. E il rapporto World Wid Inps specificava: «La maggior parte delle pensioni in regime internazionale localizzate in America meridionale è liquidata in base a un numero limitato di contributi versati in Italia, che genera un pro-rata italiano esiguo, a cui si aggiunge, in molti casi, un pro-rata sudamericano altrettanto basso».

CARISSIMA AMERICA LATINA. Grazie al meccanismo del contributo sociale, in proporzione al numero degli assegni erogati l'Inps spende di più in America Latina che altrove. E anche per la quattordicesima, prevista dall'ultima legge di bilancio, la sproporzione si ripresenta: tra i pensionati residenti negli altri Paesi Ue meno di un quinto rientra nel criterio: 35 mila persone su quasi 180 mila. Tra coloro che risiedono in Africa un terzo, 7 mila, in America settentrionale appena 11.281 persone su 89.396 assegni, mentre in America Merdionale la percentuale è di 32 mila beneficiari su poco più di 36 mila assegni.

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