Einaudi (2)
20 Luglio Lug 2017 0800 20 luglio 2017

Fondazione Einaudi a rischio crac, il presidente Benedetto nel mirino

Lo storico ente attraversa una grave crisi finanziaria. Colpa, secondo la Prefettura, del suo numero uno. Criticato dall'ex dg per le posizioni filogovernative. E ora nella bufera per operazioni sospette.

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La storica Fondazione Luigi Einaudi rischia l’estinzione. L’ente di promozione della cultura liberale italiana, nato nel 1962 per volontà di Giovanni Malagodi, versa da tempo in cattive acque finanziarie. La Fondazione, che in tempi recenti sembrava pronta a finire nelle mani di Silvio Berlusconi, è attualmente presieduta da Giuseppe Benedetto che ha confermato la grave crisi finanziaria certificata dal collegio ispettivo della Prefettura di Roma che ne ha chiesto lo scioglimento.

200 MILA EURO PROMESSI E MAI VISTI. La vicenda ha avuto inizio nel novembre 2016 quando il presidente onorario Mario Lupo e gli ex consiglieri d’amministrazione Giancarlo Cremonesi, Enrico Morbelli, Giovanni Orsina e Alberto Pera, insieme all’ex revisore dei conti Davide Cioccolo, hanno chiesto l’intervento del prefetto per valutare «la grave situazione dell’Ente» e la legittimità della nomina di Benedetto a presidente della Fondazione. Secondo i patti iniziali, Benedetto sarebbe diventato presidente della Fondazione con la promessa di mettere a bilancio 250 mila euro ma, di fatto, finora ne ha sborsati soltanto 50 mila: 25 di tasca sua e 25 attraverso la Fondazione Famiglia Piccolo di Calanovella di cui era presidente. Non solo. In base a quanto raccontano i suoi oppositori, nell’ottobre 2016 l’attuale presidente ha convocato un'assemblea straordinaria di domenica e senza seguire le normali procedure con lo scopo di estromettere i membri i vecchi membri ed eleggere un nuovo Cda. La prefettura, nei suoi rilievi, ha certificato la «mancanza di democraticità» nella convocazione dell’Assemblea e nel fatto che non tutti soci potessero esprimere il proprio diritto di voto. Assemblea che non avrebbe avuto il potere di modificare lo Statuto come poi è avvenuto il 28 aprile scorso.

UN PRESIDENTE FILOGOVERNATIVO. Lo scopo era avere le mani libere per imprimere una svolta politica alla Fondazione che, nelle sue intenzioni, sarebbe dovuta essere una sorta di ‘pre-partito’ in appoggio alla maggioranza renziana. Benedetto, infatti, è un vecchio liberale che, alla fine della Prima Repubblica, nel 1992, quando era assessore regionale, fu coinvolto nell’inchiesta della cosiddetta “Tangentopoli abruzzese” sulla gestione dei fondi europei. L’intera giunta finì agli arresti ma la vicenda si chiuse con un’assoluzione per tutti i membri ad eccezione dell’ex presidente di Regione, Rocco Salini, condannato per falso. Benedetto, ora, attraverso la Fondazione Einaudi, stava cercando di tornare sulla ribalta della politica nazionale sposando la linea dei centristi che sostengono il governo. A riprova di questo tentativo c’è da segnalare l’iniziativa politica svolta a Milano lo scorso 6 maggio dal titolo “Libera Italia. Europa, fisco, giustizia - Idee per liberare l'Italia da populismo, statalismo, giustizialismo”, insieme ai leader di Scelta Civica Enrico Zanetti e di Fare! Flavio Tosi, alla presenza di Guy Verhofstadt, presidente di Alde al Parlamento Europeo. Una svolta filogovernativa non gradita neppure all’ex direttore generale Pietro Paganini e all’ex direttore scientifico Lorenzo Castellani che, già da tempo, avevano lasciato la Fondazione in dissenso con le scelte del presidente Benedetto.

Luigi Einaudi.

I rilievi della Prefettura di Roma, però, non sono di natura politica ma finanziaria e amministrativa. La richiesta di estinzione arriva in quanto «il patrimonio della Fondazione 'Luigi Einaudi Onlus' non risulta adeguato a offrire garanzie ai creditori e conseguire lo scopo sociale: il depauperamento determinato da anni non è stato recuperato con l'ingresso della Fondazione Piccolo; i contributi dei soci non sono stati in grado di garantire la copertura dei costi fissi di gestione e di consentire gli accantonamenti necessari a ricostruire una dotazione patrimoniale adeguata». Benedetto, parlando all’Adnkronos, qualche giorno fa si è difeso dicendo: «Il paradosso è che la Prefettura di Roma vorrebbe punire l'attuale gestione nello stesso momento in cui riconosce che 'il bilancio 2016 registra un'inversione di tendenza rispetto alla gravissima situazione economico-patrimoniale accertata a fine 2015'. E l'amministrazione 2014-2015 è quella di coloro che hanno presentato il ricorso alla Prefettura».

LA RELAZIONE DELLA PREFETTURA. In realtà la relazione della Prefettura, di cui Lettera43.it è entrata in possesso, dice ben altro. Nel mirino, infatti, risulta esserci anche il bilancio dello scorso 31 dicembre 2016, approvato il 28 aprile 2017 con il voto contrario dei soci Mario Lupo e Gianmarco Brenelli che contestavano l’iscrizione di una riserva straordinaria di 200 mila euro «non conforme a corretti principi contabili e tale da nascondere l’effettiva situazione economico-patrimoniale dell’Ente». «Sul piano dello stato patrimoniale, il riequilibrio è stato raggiunto in virtù di un’operazione contabile, consistente», si legge nei verbali della Prefettura, «nella registrazione a bilancio del valore di due cespiti, il Fondo Telematico ed il Fondo Archivio Storico». In sintesi sono stati messi a bilancio i libri dell’archivio storico di proprietà della Fondazione che per loro natura, rileva la prefettura, «non sono destinati in alcun modo ad essere immessi sul mercato ed il cui valore non può essere influenzato dalle oscillazioni di questo».

ANNI DI RISULTATI NEGATIVI. Tali beni sono stati sottoposti a perizia da un archivista che ha concluso che, per il principio di prudenza, il valore massimo da inserire sarebbe stato 100 mila euro. «I vincoli di varia natura che gravano su di essi non ne consentono lo smembramento e l’alienazione separata dei documenti o serie di pregio», sottolinea inoltre la prefettura. «L’effetto positivo sul patrimonio del piano di risanamento rilevato nel 2016 è, quindi, in gran parte solo apparente e, comunque, anche per la parte effettiva, legato a conferimenti straordinari una tantum che non sono stati in grado di ripristinare stabilmente il patrimonio». In poche parole questi libri si possono mettere a bilancio una sola volta e non si possono vendere né smembrare perché sottoposti a vincoli e non sono soggetti al valore di mercato. La relazione, dal punto di vista contabile, si chiude con parole nette e chiare da parte della Prefettura: «Il depauperamento determinato da anni di risultati negativi non è stato recuperato con l’ingresso della Fondazione Piccolo nella compagine sociale se non mediante un artificio contabile».

La replica di Fondazione Einaudi

A seguito della pubblicazione dell'articolo odierno sulla vicenda della Fondazione Einaudi, sottoponiamo alla vostra attenzione la replica della fondazione corredata dai relativi atti, già online.

Cordiali saluti,

Marco Di Eugenio, responsabile comunicazione social e new media

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