BOLLORE
24 Luglio Lug 2017 1421 24 luglio 2017

Bolloré, i 4 dossier da trattare con Palazzo Chigi

La gestione delle aree bianche, la scelta di manager affidabili, l'ipotesi di dismissione della rete e l'affaire Mediaset. Dopo l'addio d'oro di Cattaneo da Tim, ecco i fronti caldi del finanziere bretone.

  • Natalia Faloppa
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Prima Vincent Bolloré ha spinto Flavio Cattaneo a fare concorrenza sulla rete a Enel Open Fiber nelle "aree bianche", quelle cioè dove non c’è remunerazione. Quindi, "dimettendolo” con 25 milioni di buonuscita, ha presentato a Palazzo Chigi l’anello sacrificale (l’ex ad di Telecom), scaricando su di lui le responsabilità del muro contro muro. Ma adesso per il finanziere bretone è venuto il momento di trattare con il governo. E sui più fronti. Eccoli.

1. Bandi più flessibili e via libera per le "aree bianche"

Lo scorso giugno Cattaneo aveva annunciato che Telecom non avrebbe più partecipato ai bandi di Infratel nelle "aree bianche", perché disegnati sulle esigenze del concorrente Open Fiber. Contemporaneamente il ministro per la Coesione e presidente della Commissione per la banda ultralarga, Claudio De Vincenti, aveva minacciato di portare l’ex monopolista in Tribunale se avesse continuato a investire dove era stata prescelta Enel. Telecom ha perso la prima gara da 1,2 miliardi, non ha partecipato al secondo bando, però vuole rientrare per mantenere uno spazietto soprattutto nella parte già interessante di questo bacino, per poi giocarsela nelle ultime aste, dove si dovranno cablare circa 700 mila edifici abitativi e direzionali. Non a caso Cattaneo aveva messo nel mirino circa il 10% di questo bacino. È facile immaginare che Bolloré e i suoi chiederanno al governo regole più flessibili per i prossimi bandi oppure il via libera per entrare nelle "aree bianche", anche se in posizione già defilata rispetto a quanto voleva il vecchio ad. Il bretone poi vuole frenare l’alleanza tra Acea e Open Fiber che permetterebbe al duo Pompei–Bassanini di sbarcare anche a Roma.

2. Manager affidabili: da Recchi a Bernabé

Giuseppe Recchi.

Modi felpati e sorriso diplomatico, Arnaud De Puyfontaine, il ceo di Vivendi, è uno che se deve colpire, non si fa scrupoli. Chiedere alla famiglia Berlusconi, che proprio il manager francese ha accusato di avergli venduto con Premium una scatola piena di debiti. Soltanto lo scorso giugno De Puyfontaine ha mandato a dire all’Agcom, "responsabile di aver bloccato ai francesi la scalata al Biscione, che non ha «autorità di normare il settore tivù e tlc». Uno simile piace a Palazzo Chigi quanto Flavio Cattaneo: pochissimo. Proprio per questo Bolloré deve garantire al governo una governance con personaggi affidabili. Per questo il ruolo di ad andrà, comprese le deleghe su Sparkle, all’ex presidente appena giubilato Giuseppe Recchi, mentre potrebbe avere sempre più spazio l’ex presidente Bernabé, ora nel cda, sulla gestione della rete.

3. Dismettere la rete e puntare sulla vendita dei servizi Tlc e contenuti

Enel Open Fiber.

Flavio Cattaneo ha dichiarato nei mesi scorsi in Parlamento che la rete Telecom vale 20 miliardi. L’asset, si sa, è la migliore garanzia al debito monster dell’ex monopolista (oltre 30 miliardi lordi) eredità delle scalate a debito dei capitani coraggiosi di Gnutti, Colaninno e di Tronchetti Provera. Ma la stessa rete, costruita sul doppino di rame, rischia di essere obsoleta quando tra un paio di anni Open Fiber avrà finito di cablare le "zone bianche". E di valere meno di un terzo rispetto al prezzo attuale. Telecom sta facendo non pochi investimenti sulla fibra, ma la cannibalizzazione del territorio in atto con Enel rischia soltanto di dare al Paese due dorsali sovrapposte. Meglio unire le forze, anche se adesso i due fronti si parlano soltanto attraverso carta bollata. Da più parti si lavora per unire le due reti e portarle sotto l’egida pubblica, come già fatto con Terna e Snam Rete Gas, e comvogliando sotto il cappello della Cassa depositi e prestiti anche la rete più sensibile come Sparkle. Il progetto non è nuovo e Telecom potrebbe liberarsi della rete, ottenendo in cambio di poter scaricare sulla nuova realtà parte del suo debito e molti dipendenti in esubero. Naturalmente, vista la sua esperienza, avrebbe gioco facile anche a ispirare le strategie del nuovo soggetto. A quel punto l’ex monopolista potrebbe dedicarsi soltanto alla vendita dei servizi di Tlc e di contenuti, libero dal peso di un debito monster.

4. L'alleanza con Mediaset e la creazione del primo gruppo paneuropeo

L’Agcom nei mesi scorsi ha ribadito che, visti i livelli del Sic, Telecom non può scalare Mediaset. Bolloré e i suoi hanno fatto ricorsi, ma sono pronti a congelare le loro quote nel Biscione sopra il 10%. Chiedono però di farlo in un veicolo direttamente gestito da loro e non terzo, come impone l’autorità. Anche su questo versante il bretone proverà a strappare condizioni migliori dal governo. Bolloré vuole soprattutto sbloccare l’affaire con Mediaset, conscio che l’unico vero ostacolo è Pier Silvio Berlusconi il quale non vuole lasciare i suoi ruoli operativi. I tempi non sono immediati, ma se Telecom si liberasse della rete, il finanziere francese potrebbe vendere l’azienda con la consapevolezza che senza parte dei debiti sarebbe molto appetibile. L’ex inquilino dell’Eliseo, Françoise Hollande, si era speso perché finisse a Orange. Oppure Vivendi potrebbe in questo modo fare abbassare i livelli di Sic e riaprire il dossier di un’alleanza con il broadcaster italiano per creare il primo vero gruppo paneuropeo delle comunicazioni. Ma tutto questo passa per un accordo con Palazzo Chigi.

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