Flixbus
25 Luglio Lug 2017 1239 25 luglio 2017

Flixbus è salva: il Pd trova l'accordo in commissione Senato

Tra i dem in lotta, la linea Esposito-Renzi ha avuto la meglio. E così la compagnia low cost che aveva minacciato di fare le valigie e di ricorrere alla giustizia Ue resterà in Italia.

  • Natalia Faloppa
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Ci sono voluti una guerra fratricida nel Pd, tensioni molto forti nel governo e la minaccia da parte dell'aziende di ricorrere alla giustizia europea. Ma alla fine Flixbus, la low cost delle corriere, è riuscita a salvarsi. In commissione Bilancio del Senato è passato un emendamento, firmato dai piddini Stefano Esposito e Mauro Del Barba, che permette all'azienda di operare liberamente, facendo saltare i vincoli inseriti in manovrina.

L'AUT AUT DI INCONDI. La scorsa settimana il boss di Flixbus in Italia, Andrea Incondi, aveva fatto sapere che l'azienda era pronta a fare le valigie. E aveva recapitato la minaccia sia a Palazzo Chigi sia alla segreteria tecnica del ministero delle Infrastrutture. Semplice il concetto espresso: o cambiate le regole oppure siamo pronti ad andarcene. Quasi contemporaneamente, il 19 luglio, il capo delle relazioni istituzionali, Fabio Maccione, era volato a Bruxelles e si era presentato negli uffici della Commissione per capire se ci fossero gli estremi per presentare un rincorso contro l’Italia. L’accusa: restrizione degli ambiti della concorrenza.

L'emendamento Esposito-Del Barba non soltanto elimina il vincolo inserito con la manovrina, che permetteva alle compagnie di trasporto pubblico di coprire le tratte interregionali soltanto con mezzi di proprietà ma istituisce anche un tavolo di lavoro al quale parteciperanno tutte le aziende del settore per riformare la normativa in relazione alle innovazioni tecnologiche e alle future direttive europee. Infatti, oltre alle compagnie lowcost, si parlerà più in generale di riformare il Tpl (Trasporto pubblico locale) per aprire il settore a una maggiore concorrenza. In un primo tempo Esposito, famoso per le sue bataglie pro-Tav, avrebbe voluto far partecipare a questo consesso anche l'autorità per la regolamentazione dei Trasporti guidata da Andrea Camagni, ma il Mit si sarebbe oppposto.

UN GIRO D'AFFARI DA 75 MLN L'ANNO. Flixbus dunque resta in Italia. Non un dettaglio, visto che l'azienda, che si affida a vettori per coprire le corse interregionali, avesse già fatto registrare proprio nel nostro Paese un giro d’affari da 75 milioni di euro annui, stringendo accordi con 55 aziende locali e generando nell’indotto circa un migliaio di posti di lavoro.

Andrea Incondi.

Sulla vicenda si era spaccato pure il Pd. Il quale, su questo versante, ha risentito delle pressioni arrivate dal Sud, bacino elettorale importante in vista delle prossime elezioni e sede dei principali attori del settore (Marozzi in Puglia o la Sitem in Calabria). Tanto che lo scorso 31 maggio era dovuto intervenire lo stesso Matteo Renzi. Durante una diretta Facebook il segretario spiegò: «Bisogna fare meglio di Flixbus, non impedirgli di lavorare. Chiuderla sarebbe una follia».

L'EMENDAMENTO CARDINALI-SPILABOTTE. Eppure tra i dem, pure in commissione, non tutti erano dello stesso avviso. Almeno fino a una manciata di ore fa. Accanto all'emendamento Esposito-Del Barba, infatti, ne era stato presentato un altro firmato da Valeria Cardinali (orlandiana) e Maria Spilabotte (renziana) più restrittivo della norma in vigore. Secondo le due senatrici chi intende operare sulle tratte interregionali dovrebbe non solo possedere i mezzi, ma anche aver in carico tutti i dipendenti in servizio. Una posizione che aveva fatto sobbalzare lo stesso Esposito che aveva ammesso di sentirsi a dir poco «sorpreso» perché non tutti si erano attenuti «alla posizione del segretario».

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