Bernabè
VISTI DA VICINISSIMO 25 Luglio Lug 2017 0940 25 luglio 2017

Tim, le manovre di Bernabè

Il consigliere ex numero 1 Telecom potrebbe puntare al ruolo di ad con l'intercessione di Recchi. Donnet decanta le operazioni di sistema (degli altri). E Velardi lancia il suo Ottimisti e Razionali. Le ultime di Occhio di Lince.

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Cari e affezionati lettori, visto i roghi che bruciano il Belpaese a tutte le latitudini, il vostro Occhio ha deciso di accettare l’invito in barca di un facoltoso finanziere milanese. Dove oltre a champagne, pesce meraviglioso e squisita ospitalità, ho potuto godere del piacere di ascoltare un sacco di notizie e gossip che numerosi ospiti mi hanno inconsapevolmente regalato. Eccone una ricca selezione, compresi alcuni commenti ai giornali di lunedì 24 luglio, visto che il weekend è stato lungo.

La strategia «multi-boutique unica al mondo» di Donnet

Philippe Donnet.

ANSA

E partiamo proprio dal quotidiano numero uno, il Corriere della Sera. Gli ospiti del 60 metri, dopo aver spettegolato sul braccino corto di Urbano Cairo e fatto scommesse sul fatto se venderà o meno il bomber del suo Torino, galletto Bellotti (io ho detto no, ma quasi tutti gli altri sì, mentre uno ha detto una frase sibillina: chiederà a Vera Slepoj, la sua psicoterapeuta senza consultare la quale non prende nemmeno un caffè…), l’articolo più gettonato è stata l’intervista a quello sfrontato di Philippe Donnet al supplemento economico del giornale di via Solferino.

OPERAZIONI DI SISTEMA, MA ITALIANO O FRANCESE? Due cose hanno fatto sorridere i naviganti. La prima quando l’ex (?) Axa dice che è pronto a fare operazioni di sistema: ma si riferisce al sistema francese, che Macron sta ricostruendo con piglio gollista, o a quello italiano? Perché in Italia di operazione di sistema se ne è appena fatta una, e Generali è stata dichiarata “non pervenuta”. È inutile dire «Intesa con Vicenza e Veneto Banca ha fatto un buon affare»: grazie al piffero, perché ti sei fatto fregare da quel Messina che solo qualche mese fa voleva scalarti?

L'IDEONA SULL'ASSET MANAGEMENT. E la seconda riguarda appunto Intesa: Donnet, dopo aver spiegato che lui è italiano perché vive bene qui da noi – e certo…! – si affretta a dire che l’ideona di potenziare l’attività di asset management non gli è venuta in seguito al tentativo di scalata di Intesa («non è quella vicenda che ci ha dato l’idea, per fortuna») perché la sua strategia «multi-boutique» è «unica al mondo». «E ti credo, mai sentito una cosa del genere», è stato il commento unanime degli astanti che stavano sulla barca.

Carrai, gli amici si vedono nel momento del bisogno

Marco Carrai e Matteo Renzi.

Sempre sul Corsera, menano scandalo le dichiarazioni di Marco Carrai sul fatto che lui, volendo, è in grado di hackerare telefonini e pacemaker. Qualcuno parla di istigazione a delinquere. Io mi sono permesso di gettare acqua sul fuoco. Spostando il tiro sull’unica risposta politica di Marchino su Renzi: «Posso solo dire che da amico gli auguro di tornare a Palazzo Chigi».

DUE IPOTESI PER UN AUGURIO. Spostato il focus su questo, ecco partire una ridda di ipotesi. Vi seleziono le due migliori. La prima: intende dire che glielo augura di amico, perché da cittadino no. La seconda: gli amici veri si vedono nel momento del bisogno, ed evidentemente Renzi in questo momento ha un bisogno fottuto di tornare presidente del Consiglio.

Lo "scandalo" Cattaneo e il "posto al caldo" per Bernabè

Franco Bernabè.

Spulciando i giornali, gli articoli più compulsati dai miei amici barcaioli sono stati quelli relativi allo “scandalo Cattaneo”. E sì, perché gente che ha denaro sa dare valore al denaro, e 30 milioni per 16 mesi che Flavio Cattaneo si è cuccuato gridano davvero vendetta anche se non si è marxisti. Tanto più se poi si ha il coraggio di affermare (intervista a Repubblica): «Me li sono meritati, non c’è nulla di scandaloso».

MANCA IL TASSELLO MEDIASET. Allora io ho suggerito ai miei amici da un lato la lettura di Libero che mena randellate (lo fatto per narcisismo, perché copia la mia definizione di «signor Ferilli», peraltro copiata da un banchiere a riposo ma vispo), e dall’altro quella dell’editoriale del direttore di questo benemerito giornale online che mi ospita. Anzi, stando attento a non svelare la mia identità di Occhio di Lince, racconto che Paolo Madron dopo il mio ultimo articolo ha ricevuto dagli uomini di Tim rimbrotti e minacce di querela. Peccato che poche ore dopo l’uscita di quell’innocente scritto (si poteva dire di peggio, molto di peggio, sulle abitudini del signor Ferilli) sia successo quanto pronosticato. Certo, manca l’ultimo tassello, il passaggio a Mediaset, ma il tempo sarà galantuomo. Sapete quale è stata la pressoché unanime opinione degli astanti? Certo che di fronte a cifre del genere, se la rottura non viene da sola te la vai a cercare…

MANOVRE SOTTERRANEE. Tuttavia, c’è stato anche chi ha sottolineato il ruolo di Franco Bernabè, ricicciato consigliere di Tim in quota Renzi dopo essere stato a lungo al vertice di Telecom. L’uomo, che i più accorti considerano il vero iniziatore della Seconda Repubblica in quanto anima dell’inchiesta Mani Pulite, ha come al solito agito nell’ombra. E ora qualcuno dice che potrebbe puntare a fare l’amministratore delegato, posto che quel vanesio di Giuseppe Recchi gli terrebbe in caldo dopo aver fatto altrettanto con la presidenza a favore di Arnaud de Puyfontaine. Se vedremo l’israeliano Amos Genish solo come direttore generale, il gioco sarà questo.

Siate Ottimisti e Razionali. E se lo dice Velardi...

Claudio Velardi.

Parlando di Renzi e del suo palpabile declino – non ne trovi più uno che lo difenda, a cominciare da quelli che hanno votato sì al referendum – si finisce per parlare della fuga di quelli che furono i suoi simpatizzanti. Il nome più gettonato è quello di Claudio Velardi, che ha lasciato Reti (nelle mani di Giusi Gallotto, la fidanzata dell’ex socio Massimo Micucci) per andare a presiedere Ottimisti e Razionali, una fondazione che, recita il santino, «nasce con l’obiettivo di affermare una visione positiva e costruttiva del mondo che ci circonda» (sic).

IL PARTY DEGLI ORFANI RENZIANI. L’ex mastino di D’Alema ha fatto un paio di interviste accorate in cui ha pregato di Renzi di tornare a fare Renzi (perché, cosa sta facendo?) e per la festa di addio a Reti – racconta un ospite della barca avvezzo alla romanità – ha radunato vedovi e vedove di Matteino, tutti in gramaglie: da Gennarino Migliore, il sottosegretario alla Giustizia che per diventare renziano ha lasciato la sinistra rifondarola e ora non sa che pesci prendere, dall’autocritico e inquieto Luca Barbareschi (chissà cosa avrà ancora da svelarci della sua infanzia) alla corista renziana del Corriere della Sera Maria Teresa Meli, dalla prezzemolina Annalisa Chirico al suo ex il sempreverde Chicco Testa. Il quale divide con Velardi e un manipolo di teste d’uovo – da Patrizia Feletig, autrice dei libri firmati da Testa a Raffaella Di Sipio di Ain, dal redivivo Gianfranco Borghini al comunicatore Mauro Luchetti, dalla blogger Felicia Pelagalli a gente del mondo dell’energia come Agostino Re Rebaudengo, Alessandro Beulcke e Umberto Minopoli – la creazione di Ottimisti e Razionali, il pensatoio che sostiene, udite udite, che «il futuro è pronto per accoglierci e non sarà per niente male».

(*) Con questo “nome de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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