Upb, per Pil 1% in 2017 serve spinta
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28 Luglio Lug 2017 1033 28 luglio 2017

Pil, Sud meglio del Nord ma ancora in ritardo di 10 anni

Nel 2016 il Mezzogiorno cresce di più (+1%). Ma con gli attuali rimi si arriverebe ai livelli pre-crisi soltanto nel 2028.

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Il 2016 è stato positivo per il Sud, «il cui Pil è cresciuto dell'1%, più che nel Centro-Nord, dove è stato pari a +0,8%», ma quest'anno il Pil «dovrebbe aumentare dell'1,1% al Sud e dell'1,4 % nel Centro-Nord», facendo quindi tornare indietro il Mezzogiorno rispetto alle altre zone d'Italia. Lo afferma Svimez nelle anticipazioni del rapporto 2017 prevedendo poi per il 2018 «un aumento del prodotto dello 0,9% nel Mezzogiorno e dell'1,2% al Centro Nord».

RECUPERO DEL MANIFATTURIERO. La crescita del Pil del Sud nel 2016 (maggiore di quella del Centro Nord) - secondo Svimez - è stata la conseguenza di alcune condizioni peculiari: «Il recupero del settore manifatturiero, cresciuto cumulativamente di oltre il 7% nel biennio 2015-2016, e del +2,2% nel 2016, la ripresa del settore edile (+0,5% nel 2016), il positivo andamento dei servizi (+0,8% nel 2016)». Il principale driver della crescita meridionale nel 2017 «dovrebbe nuovamente essere la domanda interna: i consumi totali crescerebbero del'1,2% (quelli delle famiglie dell'1,4%) e gli investimenti al Sud del +2%. Si prevede anche una crescita per l'ooccupazione. (+0,6%)»

AI LIVELLI PRE-CRISI SOLO NEL 2028. Tuttavia, se il Mezzogiorno proseguirà con gli attuali ritmi di crescita, «recupererà i livelli pre crisi nel 2028, 10 anni dopo il Centro-Nord». Si configurerebbe così un ventennio di «crescita zero», che farebbe seguito «alla stagnazione dei primi anni duemila, con conseguenze nefaste sul piano economico, sociale e demografico». Se la ripresa indica elementi postivi nell'economia meridionale, che ne mostrano la resilienza alla crisi - secondo Svimez «un biennio in cui lo sviluppo delle regioni del Mezzogiorno è risultato superiore di quello del resto del Paese non è sicuramente sufficiente a disancorare il Sud da una spirale in cui si rincorrono bassi salari, bassa produttività (il prodotto per addetto è calato cumulativamente nel periodo 2008-2016 del -6% nel Mezzogiorno, del -4,6% nel resto del Paese), bassa competitività, ridotta accumulazione e in definitiva minor benessere». Il nodo vero, secondo l'associazione, «è ancora una volta lo sviluppo economico nazionale», per il quale il Mezzogiorno «deve essere un'opportunità, calibrando l'intensità e la natura degli interventi per il Sud».

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