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29 Luglio Lug 2017 0900 29 luglio 2017

Siae, l'affaire Fedez e la situazione negli altri Paesi

In Italia tiene banco la polemica con il rapper e Soundreef. In Germania vige un monopolio di fatto. In Francia e Inghilterra il sistema è liberalizzato. In Spagna ricalca il nostro. Mappa delle regole sui diritti musicali.

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Duello al sole. La calda estate italiana non solo ha i suoi tormentoni pop, ma anche il suo duello musicale. È quello tra il rapper Fedez e la Società italiana autori ed editori (Siae) che si confrontano per un autentico pugno di dollari. Quello dei diritti d’autore. Nel gennaio scorso l’artista, al secolo Federico Leonardo Lucia, ha deciso di cedere i propri diritti musicali alla startup Soundreef, società con sede a Londra e operante in Italia. Questa possibilità fino a poco tempo fa in Italia non era consentita, poi una direttiva europea, la 2014/26/UE (nota come direttiva Barnier), recepita da un decreto legislativo dello scorso marzo, ha dato la facoltà ai titolari dei diritti di «affidare ad un organismo di gestione collettiva o ad un’entità di gestione indipendente di loro scelta la gestione dei loro diritti».

IL CASO FEDEZ-SOUNDREEF. Tuttavia, la cosa non è così semplice poiché lo stesso decreto ha stabilito di confermare alla Siae l’esclusiva dell’intermediazione del diritto d’autore nel nostro Paese. Realtà come Soundreef possono dunque operare come altre società di raccolta di diritti d’autore (collecting society in gergo) estere. Un artista italiano infatti può già scegliere liberamente una società non italiana a cui affidare i diritti della propria opera. Lo scontro è diventato una guerra aperta con il tour estivo di Fedez che sta inanellando, con il suo compagno musicale J-Ax, sold-out un po’ dappertutto. L’artista ha denunciato il fatto che per alcune date i compensi dei diritti finissero integralmente alla Siae, non rispettando la sua quota che andrebbe versata a Soundreef. Ha dunque mandato ai suoi legali di agire per richiedere un decreto ingiuntivo per il versamento dei diritti. E il 24 luglio il tribunale di Milano ha dato ragione all’artista e a Soundreef imponendo il versamento del dovuto.

UNA LUNGA CONTESA LEGALE. L’avvocato Guido Scorza, legale di Soundreef, ha festeggiato così la sentenza: «Alcuni organizzatori di concerti non versano a Soundreef quanto dovuto perché sviati e confusi da pratiche commerciali della Siae che formano attualmente oggetto di un procedimento davanti all'Antitrust. Nessuno, Siae inclusa, può gestire diritti d'autore e incassare compensi in assenza di un mandato da parte del titolare dei diritti. La volontà di un autore deve essere sempre e comunque rispettata e non c'è questione di mercato, né esclusiva che possa travolgere questo principio elementare». Una sentenza importante, commentano i vincitori, ma probabilmente sarà solo il primo round di una lunga contesa legale. La Siae infatti sostiene non solo il proprio diritto all’esclusività, poiché così disposto dalla legge italiana, ma anche che l’esclusiva sia «fondamentale per tutelare al meglio autori ed editori e per garantire certezza e semplificazioni al mercato degli utilizzatori di contenuti creativi e culturali. Consentendo non solo di avere più forza per negoziare i diritti e quindi remunerare adeguatamente gli autori, ma contribuisce anche a semplificare il mercato di chi utilizza i repertori tutelati».

Guardando al panorama degli altri Paesi si osserva come il sistema può essere più o meno liberalizzato, ma quasi sempre presenta una forma di regolamentazione statale o una forma di monopolio di fatto. In Germania le collecting society sono autorizzate dal German Patent and Trademarks Office e sono monopoli di fatto esentati dalla legge tedesca anti-monopolio. Non c’è competizione, ma si è creata una pluralità di organismi ognuno a tutela di uno specifico settore. La Vg Build Kunst, ad esempio, tutela opere visive e fotogiornalistiche, la Gema si occupa di musica, la Vff di film e riproduzioni televisive. In Francia c’è un sistema liberalizzato che stabilisce che le società di gestione siano private ma senza scopo di lucro. Questo ha portato alla creazione di una pluralità di società nate dopo un previo controllo del ministero della Cultura che ne vigila l'operato insieme alla Commissione permanente di Controllo delle Società di gestione collettiva. Le principali sul mercato sono la Adami e la Spedidam. Il ministero della Cultura ha auspicato più volte una maggiore omogeneità del mercato per non frammentare la rappresentanza, rendendo diseconomica l'attività di gestione.

NEGLI USA IL MERCATO È LIBERO. Il sistema è liberalizzato anche in Inghilterra dove i due maggiori operatori sul mercato musicale sono la Prs e la Ppl, altre società gestiscono altri ambiti delle opere d’ingegno come la Alcs che gestisce l’amministrazione collettiva di diritti di scrittori ed editori. Per ogni settore sono venuti a crearsi col tempo dei monopoli di fatto o duopoli; spesso le società hanno stretto accordi o joint venture per facilitare l’acquisto dei diritti. In Spagna il sistema è simile a quello italiano con due società la Sgae per la musica e la Aisge per l’audiovisivo, nate su autorizzazione del ministero della Cultura e che operano in monopolio. I monopoli di stato sono presenti anche in Austria, Belgio, Repubblica Ceca e Olanda. Negli Stati Uniti il mercato è libero, il mondo della musica è dominato da tre attori: la American Society of Composers, Authors and Publishers (Ascap), la Broadcast Music Inc. (Bmi) che operano come associazioni no-profit e la Society of European Stage Authors and Composers (Sesac). Se un gestore di un locale vuole avere l’assoluta libertà di trasmettere musica deve chiedere l’autorizzazione a tre organismi e non a uno solo.

È questo l’argomento su cui si poggia la difesa della Siae, la liberalizzazione non produrrebbe un mercato virtuoso, ma una situazione caotica, per chi la musica la scrive, la suona e per chi la diffonde. «In tutte le società europee», si legge in una recente nota della società in risposta a un’intervista del creatore di Soundreef Davide D’Atri, «oltre il 95% degli autori che operano nei rispettivi paesi si associano in società di gestione collettiva sul modello di Siae (no profit). Se tante società come Soundreef entrassero nel mercato ci potrebbe essere solo un danno per gli autori e per gli editori che vedrebbero irrimediabilmente scendere il compenso per le loro opere, ma soprattutto – come già detto - gli autori più piccoli e i repertori meno famosi sarebbero destinati a morire».

IL RISANAMENTO DELLA SIAE. Sicuramente la Società italiana autori ed editori, tra scandali, clientelismi e ripartizioni discutibili dei proventi, negli anni passati non si è fatta ben volere da artisti e pubblico. Oggi l’attuale presidente, in carica dal 2015, Filippo Sugar, già dirigente della Sugar Music e figlio di Caterina Caselli, parla di “nuova Siae” e di un profondo risanamento. La società ha registrato il record assoluto negli incassi dalla sua fondazione chiudendo l’esercizio 2016 con un fatturato di 796 milioni di euro (+1,8% rispetto al 2015), 740 dei quali provenienti dal diritto d’autore e altri servizi di intermediazione (+2,2%), e un utile netto pari a 1,3 milioni di euro (0,3 milioni di euro nel 2015). Ora non resta che attendere i prossimi capitoli della sfida contro il Comunista con il Rolex.

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