Moretti
29 Luglio Lug 2017 1854 29 luglio 2017

Tim, anche Moretti e Gallia in lizza per la poltrona di ad

L'attuale amministratore delegato di Cdp e l'ex Ceo di Leonardo nella lista di Egon Zender. Che tiene in serbo la carta Bernabè

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Spuntano i primi nomi per il ruolo di amministratore delegato di Tim, ultima casella da riempire per completare la nuova governance dei francesi di Vivendi. L'attuale ad di Cdp, Fabio Gallia, e l'ex Ceo di Leonardo, Mauro Moretti, figurano in una delle due liste di nomi (l'altra è dedicata a manager con esperienza nel settore delle tlc) che il cacciatore di teste Egon Zender sta predisponendo. Papabile, almeno da un punto di vista dei requisiti, è anche Franco Bernabè, già presidente di Telecom, rimesso in Cda proprio da Vivendi che, a quanto si dice, vorrebbe un italiano con esperienza del settore pur avendo già insediato un suo uomo forte, l'esperto in convergenza Amos Genish, alla direzione generale.

UNA SCELTA NON IMMEDIATA. La scelta del nuovo ad non sarà comunque fulminea come è stato l'inserimento di Genish, già al lavoro nel suo ufficio in un weekend dedicato ad incontrare singolarmente le prime linee manageriali, in alcuni casi anche richiamate dalle ferie. «È in corso un un processo che contiamo di concludere entro settembre» ha detto il presidente e ad ad interim, Arnaud de Puyfontaine, in un'intervista alla Stampa. Tim «non sarà mai francese» ha assicurato il manager parigino anche se nel giro di una settimana Vivendi ha dichiarato la «direzione e coordinamento», messo alla porta Flavio Cattaneo tra il disappunto dei fondi, chiamato il 'suo' Amos Genish e preannunciato la creazione di una jv con Canal+, l'affaticata pay tivù di Vivendi, che dovrà passare all'esame del comitato per le operazioni in conflitto di interesse.

MANO TESA DA DE PUYFONTAINE. La fase 'due' della gestione francese, che coincide con una piena presa di controllo di Tim, viene però accompagnata da toni concilianti da parte di de Puyfontaine, in questi mesi impegnato a fare visita alle authority - da Consob ad Agcom - che hanno acceso un faro sulle modalità con cui Vivendi si è mossa in Telecom e Mediaset (su cui indaga anche la procura di Milano). Dopo aver ripetuto che l'investimento in Telecom «è di lungo periodo» e che Vivendi non è venuta per «distruggere» ma per «costruire», il manager parigino esibisce un ramoscello d'ulivo nei confronti del governo italiano sugli investimenti nelle aree a fallimento di mercato, oggetto di ruvide accuse con Cattaneo, («penso che avere due operatori che investono nelle medesime aree non sia ottimale né economicamente valido») e sulla creazione di un'unica società della rete con Open Fiber (soluzione peraltro 'bocciata' dall'ad dell'Enel Francesco Starace). «Abbiamo un approccio pragmatico» dice De Puyfontaine che rompe anche il 'tabù' dello scorporo: «sono disponibile, nel rispetto del governo, a partecipare a una discussione aperta». Mentre «non ci sarà una fusione» con l'ex monopolista francese Orange, anche perché Tim sarà «consolidatore, non una preda». L'altro dossier aperto è la creazione di una jv con Canal+, la pay tivù di Vivendi in fase di ristrutturazione, così da «unire gli sforzi e stimolare, con i contenuti, la domanda di banca ultralarga». Un'operazione che Vivendi vorrebbe definire già ad agosto.

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