Quanto Conta Il Voto Di Laurea Triennale
1 Agosto Ago 2017 0900 01 agosto 2017

Riscatto degli anni di laurea, dibattito e proposte in 5 punti

Renderlo gratuito per tutti? Troppo oneroso. Si pensa di sgravare i Millennials. O i nuovi immatricolati. Ma il rischio di un compromesso al ribasso è elevato. Le cose da sapere.

  • Carlo Terzano
  • ...

Se ne parla da tempo, ma finora non è mai stato fatto niente. Rendere il riscatto degli anni di laurea gratuito permetterebbe a un buon numero di lavoratori di anticipare l'accesso alla pensione, senza sborsare un soldo. Oggi, invece, decurtare il periodo di studio dal calcolo dei contributi rischia di costare al contribuente quanto un piccolo appartamento in periferia. Ecco perché già migliaia di laureati e laureandi (loro sostengono di essere 6 milioni, ma il conteggio di "like" e condivisioni riporta a numeri più modesti) hanno aderito con entusiasmo alla nuova, martellante campagna social che promette di muovere battaglia al ministero del Tesoro e all'Inps al grido di #riscattalaurea (gratis).

LA CAMPAGNA SOCIAL. Il tam tam su Facebook, Instagram e Twitter non è passato inosservato, tanto che i responsabili del coordinamento, Luigi Napolitano e Rosario Pugliese, sono stati ricevuti da Marco Mancini, capo dipartimento per la formazione superiore e la ricerca e Andrea Giorgio, responsabile della progettazione politiche pubbliche della segreteria particolare della ministra dell'Istruzione, Valeria Fedeli. C'è di che cantar vittoria? Nì, perché il Miur in realtà non ha competenze dirette in materia: bisognerà quindi aspettare una concertazione con i ministri del Lavoro e dell'Economia e con l'Inps. Concertazione che, come lo stesso ministero dell'Istruzione ha tenuto a precisare, se ci sarà mai, non avverrà prima della pausa estiva. Se ne riparla, insomma, in autunno. Sempre che non si vada a elezioni anticipate e che la battaglia social superi l'estate. Ma si tratta di un piano fattibile in tempo di spending review? Chi riguarderebbe? Quanto permetterebbe di risparmiare ai singoli e quanto costerebbe invece a tutti i contribuenti?

1. Le parole inascoltate di Boeri: l'idea di un "anticipo" contributivo

Il primo ad avanzare la proposta, circa due anni fa, è stato il numero uno dell'Inps, Tito Boeri, che ancora oggi ribadisce la necessità di un intervento del governo per permettere alla generazione dei Millennials, perennemente in bilico tra occupazioni saltuarie e assegni di disoccupazione, di maturare i contributi necessari per accedere alla pensione. Per la precisione, però, Boeri ha sempre parlato di "anticipo" contributivo e non di gratuità del riscatto. La sua richiesta non ha comunque fatto parte del piano pensioni dell'esecutivo a guida Renzi. Del resto, solo nel 2016 lo Stato ha messo sul piatto 7 miliardi per l'anticipo pensionistico: sarebbe stato folle aumentare una cifra che, da sola, rappresentà circa la metà della portata delle ultime leggi di stabilità.

2. La nuova proposta: riscatto a carico della fiscalità generale, ma non per tutti

Di gratuità del riscatto si è poi riparlato questa primavera, al convegno 'Preservare le generazioni future' promosso dalla Cassa nazionale di previdenza e assistenza dei dottori commercialisti. A tirare in ballo l'argomento, non un sindacalista ma il sottosegretario all'Economia, Pier Paolo Baretta, che poi ha ufficializzato il proprio progetto lo scorso 6 luglio durante l'iniziativa "Facciamolo Sapere" dei Giovani Democratici. L'idea di Baretta è quella di rendere il riscatto della laurea a carico della fiscalità generale e non del singolo. Ma entro certi limiti. L'offerta riguarderebbe infatti i solo i nati tra il 1980 e il 2000. Coloro insomma che oggi soffrono maggiormente non solo le ripercussioni della crisi, ma anche la famigerata "flessibilità" sul lavoro causata dal proliferare dei contratti a termine.

UNA GENERAZIONE "PERDUTA". I dati Istat sull'occupazione giovanile li dipingono come appartenenti a una generazione sfortunata, da alcuni economisti definita persino "perduta", che entra nel mondo del lavoro sempre più tardi (posticipando di conseguenza anche l'uscita), guadagna poco, saltuariamente, e vede sparire quasi la metà del proprio stipendio in contributi per una pensione che probabilmente non riuscirà mai a prendere. O, se la otterrà, non raggiungerà nemmeno le soglie della sussistenza, visto che, col passaggio dal retributivo al contributivo, la maggior parte degli assegni erogati dall'Inps in futuro oscillerà tra i 400 e i 600 euro. Insomma, l'Italia non è un Paese per giovani, questo ormai il governo lo sa bene, ecco perché tenta loro di assicurare almeno una vecchiaia sufficientemente decorosa.

LE CONDIZIONI DELL'INPS. Per poter riscattare gratuitamente gli anni di laurea, secondo quanto abbozzato dal sottosegretario, restano valide le condizioni già previste dall'Inps: aver conseguito il diploma di laurea o titolo equiparato anche all'estero, purché riconosciuto, con la sola esclusione del periodo di iscrizione "fuori corso". La facoltà dovrebbe essere esercitabile anche dai soggetti inoccupati che, al momento della domanda, non risultino essere stati mai iscritti ad alcuna forma obbligatoria di previdenza e che non abbiano iniziato l'attività lavorativa in Italia o all’estero.

3. Le disparità con chi ha già pagato o è nato prima: la coperta è corta

La proposta di Baretta, accolta dai più giovani con un sospiro di sollievo, non ha mancato di sollevare numerose polemiche. Cosa succede a chi ha già riscattato gli anni di laurea coi propri soldi? Tutti i commercialisti, del resto, consigliano di procedere al riscatto appena laureati, perché il costo è legato al proprio reddito, dunque è bene farlo al principio della propria carriera, quando si guadagna poco. Per fare un esempio, a un impiegato di 30 anni con un reddito annuo di 25 mila euro, sarà richiesto un esborso di 8.250 euro per ogni anno di riscatto. Quindi dovrà versare all'Inps 33 mila euro per i corsi brevi e 41.250 euro per le lauree magistrali. Se lo stesso impiegato decidesse invece di riscattare la laurea in età da pensione, pagherebbe più di 16 mila euro per ogni anno di riscatto. Questo vuol dire che una magistrale gli costerebbe sugli 83 mila euro.

NESSUN RIMBORSO. Ecco dunque perché, nonostante la crisi, sono comunque numerosi i neolaureati che, invece del regalo di laurea, chiedono ai propri genitori una mano per il riscatto: secondo gli ultimi dati Istat, almeno 10 mila l'anno, a fronte di una popolazione di laureati che cresce di circa 300 mila unità ogni 12 mesi. In questo caso, conviene rassegnarsi: nessuna proposta prevede il rimborso di quanto già versato all'Inps. Tagliati fuori anche i nati del 1979: se questa disparità di trattamento sembra avere profili di incostituzionalità, il sottosegretario Baretta invita alla calma, facendo appello al valore di "solidarietà intergenerazionale". La coperta insomma è corta, e qualcuno deve rassegnarsi a restarne fuori.

4. I benefici: fino a 5 anni di contributi in meno per andare in pensione

Allo stato attuale, per andare anticipatamente in pensione sono necessari 42 anni e 15 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 15 mesi per le donne. Nel caso in cui la proposta Baretta dinventasse legge, il riscatto permetterebbe di accorciare da 3 a 5, a seconda di quanto è durato il corso di studi, il numero di contributi annuali necessari per raggiungere la pensione anticipata. Per quanto riguarda invece la pensione di vecchiaia, l’impatto del riscatto non andrebbe a incidere sul numero di anni ma garantirebbe un miglior rendimento previdenziale, cioè una pensione più alta, rialzando gli anni di contributi versati.

5. Costi elevati per lo Stato: si fa strada un compromesso al ribasso

Al momento la proposta è stata inviata all'Inps perché elabori le opportune stime. Quasi certamente, è destinata però ad avere un impatto eccessivo sulle finanze pubbliche se si considera che il riscatto gratuito per i nati dal 1980 al 2000 riguarderebbe 2,3 milioni di persone (dati Miur). Ecco spiegata dunque l'esistenza di una proposta "mitigata", secondo la quale lo Stato dovrebbe coprire solo una quota (ignota la percentuale, forse collegata al reddito) del riscatto, lasciando la restante a carico del laureato. Lo stesso sottosegretario Baretta, nei giorni scorsi, è tornato sui propri passi e ha approntato un piano B: rendere gratuito il riscatto solo per coloro che si immatricoleranno nel 2018. Un'idea che non piace a nessuno, in quanto ricorda troppo da vicino il bonus cultura dato ai diciottenni nel 2016 poco prima che si votasse per il referendum e che, con le Politiche alle porte, rischia di trasformare una pregevole iniziativa in una sterile boutade elettorale.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso