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2 Agosto Ago 2017 0800 02 agosto 2017

Quando Macron tifava per Fincantieri

Nel 2014, l'allora ministro dell'Economia francese era favorevole a una scalata italiana dei cantieri di Saint Nazaire. E si attirò così le ire della Le Pen. Cronaca di una giravolta.

  • Natalia Faloppa
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Quando l'Eliseo era soltanto un progetto lontano, Emmanuel Macron non era certo ostile a una scalata italiana dei cantieri di Saint Nazaire da parte di Fincantieri. Adesso nazionalizza Stx e manda a Roma il suo ministro dell'Economia, Bruno Maire, per strappare all'esecutivo Gentiloni nuovi equilibri di governance, ma nel 2014, da ministero dell'Economia del governo Valls, fu tra quelli che si mostrarono più favorevoli a un accordo tra le due sponde delle Alpi. Proprio nel 2014 i sindacati indipendenti Cfdt, Cfe-Cgc e Force Ouvrière firmarono per Saint Nazaire un accordo per innalzare nei cantieri la produttività, aumentando la durata dei turni e rinunciando agli straordinari. A dire no fu soltanto il sindacato maggioritario, la Cgt.

L'ACCORDO DEL 2014. Quell'accordo aveva una doppia finalità: rispondere alle richieste della Msc che si apprestava a ordinare 14 maxi navi crociere entro il 2016 e trovare un compratore dopo il fallimento, nello stesso anno, della coreana Smx. Che subito iniziò a trattare la vendita del suo 66% con gli italiani di Fincantieri. Infatti i cantieri bretoni sono poco remunerativi per gli alti costi del lavoro, la concorrenza asiatica e la necessità di fare costosissime bonifiche dall'amianto. L'allora ministro dell'Economia, per l'appunto Macron, benedì subito l'accordo sindacale. E dichiarò che i lavoratori, in questo modo, «hanno salvato l'azienda. Avete raggiunto un accordo difficile, accettato mesi di cassa integrazione, in modo che l'azienda prende possa raggiungere livelli d'attività senza precedenti». Gli sherpa italiani mandati a Parigi da Giuseppe Bono raccontarono di avere trovato molta disponibilità dall'allora ministro, come confermava anche il quotidiano finanziario francese Les Echos.

Nel 2016, quando Fincantieri e Smx chiusero l'accordo, Macron era già lontano da Bercy e dal suo pigmalione, François Hollande. Ma l'argomento è ritornato prepotentemente in campagna elettorale per le Presidenziali. Nell'ultimo faccia a faccia Marine Le Pen ha accusato Macron di «aver svenduto i cantieri di Saint Nazaire agli italiani». Secca la replica: «Non ho svenduto nulla per quanto riguarda i Chantiers de l’Atlantique». Per poi ribadire il concetto espresso tre anni prima: «I sindacati hanno firmato coraggiosamente un accordo di disoccupazione parziale, non c’è stato alcun licenziamento e oggi ci sono ordini per 10 anni. Avete un grosso problema con i dossier industriali. Non ci avete lavorato abbastanza».

LE PROPOSTE DI FILLON E HAMON. Per la cronaca, nel secondo dibattito televisivo tra i candidati alle Presidenziali francesi del 23 aprile, Macron si era quasi estraniato mentre il gollista François Fillon e il radicale Benoît Hamon proponevano «una nazionalizzazione temporanea di Stx France, per salvaguardare il patrimonio tecnologico dei cantieri navali di Saint Nazaire». Un concetto che il nostro ha fatto suo soltanto il giorno dopo l'elezione all'Eliseo, guarda caso visitando proprio i cantieri bretoni.

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