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3 Agosto Ago 2017 1528 03 agosto 2017

Pensioni, Uil: «Con sgravi rischio taglio del 3% sugli assegni dei giovani»

Il report del sindacato sulla defiscalizzazione per gli incentivi: «Serve una presa in carico da parte dello Stato della riduzione dell'onere contributivo».

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La mancata «fiscalizzazione» degli sgravi sulle assunzioni dei giovani «comporterebbe una riduzione permanente del 3% della pensione» futura, che in media corrisponderebbe a una contrazione di 59 euro mensili. A lanciare l'allarme è la Uil che dedica uno studio agli effetti della decontribuzione e fa un appello affinché il taglio del cuneo contributivo, considerato di per sé «utile», non si traduca però in una sforbiciata degli assegni. Per la Uil quindi c'è la «necessità di una presa in carico da parte dello Stato della riduzione dell'onere contributivo».

«La decontribuzione che il governo intende introdurre con la prossima legge di bilancio, in riferimento all'assunzione stabile di giovani, può essere uno strumento utile, a condizione che sia interamente fiscalizzata per evitare danni sul futuro pensionistico dei lavoratori», spiega il segretario confederale della Uil, Domenico Proietti. Appunto perché, spiega, in base a una simulazione della Uil senza una fiscalizzazione degli oneri, ovvero una copertura dello Stato, si determinerebbe la «riduzione permanente del 3% del trattamento pensionistico». Ecco che, sottolinea il sindacalista, «un lavoratore con un reddito attuale di 20.660 euro lordi annui vedrebbe la propria pensione mensile scendere da 2.216 euro a 2.157 euro con una perdita di 59 euro».

«MODO CONCRETO PER RILANCIARE I CONSUMI». Inoltre secondo la Uil «per rendere più equa la norma, la decontribuzione dovrebbe scaricarsi anche sull'aliquota a carico del lavoratore, che vedrebbe così aumentare il proprio reddito disponibile». Sempre nel caso del reddito medio, 20.660 euro lordi annui, «una riduzione del 50% del contributo comporterebbe un aumento in busta paga di 74 euro lordi mensili, questo sarebbe un modo concreto per rilanciare i consumi e la domanda interna sostenendo, così, la ripresa economica». Se, invece, emerge sempre dallo studio della Uil, la decontribuzione fosse applicata alla sola quota datoriale su un reddito medio di 20.660 euro lordi il vantaggio per il datore di lavoro sarebbe di 7.490 euro complessivi per i tre anni».

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