I 400 colpi

Tim, lista Vivendi vince di misura
11 Agosto Ago 2017 0916 11 agosto 2017

Quell’interpretazione lessicale che fa da arbitro tra governo e Vivendi

Tra Palazzo Chigi e i francesi di Vivendi è un atto una guerra sul significato delle parole contro chi, forte della loro interpretazione, vorrebbe metterli alla corda.

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Se io dirigo e coordino una società vuol dire che la controllo? Alla domanda, la stragrande maggioranza delle persone dotate di senso comune risponderebbe senza esitazione di sì. Dirigere e coordinare vuol dire controllare, lo dicono anche quasi tutti i dizionari dei sinonimi e dei contrari che giudicano i termini intercambiabili. Del resto, e qui il senso comune si sposa col buon senso, se gli uomini che dirigono un’azienda sono nominati dal suo azionista di riferimento, è difficile sostenere che questi non ne abbia il controllo.

LA GUERRA SUL SIGNIFICATO DELLE PAROLE. Ma non per tutti è così, c’è qualcuno che rifugge l’idea che la semantica sia l’ovvio dei popoli. Per esempio i francesi di Vivendi, impegnati in queste ore in una battaglia che si gioca appunto sul significato delle parole contro chi, forte della loro interpretazione, vorrebbe metterli alla corda.

I fatti sono abbastanza noti. Piccato per lo sbarramento messo in atto da Parigi all’avanzata di Fincantieri su Stx, il governo italiano ha pensato bene di restituire lo sgarbo là dove la posta in gioco, senza nulla togliere alla cantieristica, è molto più alta: il controllo di Tim, l’ex compagnia di Stato dei telefoni. Secondo Palazzo Chigi il finanziere Vincent Bolloré, attraverso appunto Vivendi che con il suo quasi 24% ne è di gran lunga il più pesante azionista, di fatto la controlla. Una tesi che i transalpini, forti del parere di fior di giuristi (italiani, tra l’altro), rimandano al mittente sostenendo appunto che il loro ruolo è meramente di «direzione e coordinamento».

DA PIAZZA AFFARI ALL'ACCADEMIA DELLA CRUSCA. Meramente? L’avverbio mal si addice a chi, nell’arco di un paio di mesi e con il decisionismo di colui che deve rendere conto solo a se stesso delle proprie mosse, ha sostituito il presidente e l’amministratore delegato con uomini di propria fiducia. Che si debba decidere dei destini di un colosso industriale giocando sui contorni ambigui delle parole, oltre che una sfida che sottomette il valore dei soldi a quello delle parole, rende onore alla categoria dei linguisti, il cui anacronismo era stato ancora di recente ribadito dalla inopinata morte del congiuntivo. Insomma, torna a casa lessico. E decidi una titanica e miliardaria sfida che vede impegnati aziende e governi, il cui teatro di guerra mai avremmo pensato si potesse trasferire da Piazza Affari all’Accademia della Crusca.

La rubrica I 400 colpi riprenderà dal prossimo 21 agosto.

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