Finint
16 Agosto Ago 2017 0800 16 agosto 2017

BpVi, Finint e quella fiduciaria lussemburghese onnipresente

La banca ha finanziato l'acquisto di proprie azioni attraverso tre società veicolo. Costituite dal gruppo di Conegliano. E riconducibili alla Manaco Sa, coinvolta già in passato in controverse vicende nostrane.

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Tre misteriose società lussemburghesi. Una fiduciaria che spunta a più riprese nelle cronache bancarie e giudiziarie italiane. E «investitori esteri» di cui non si vogliono rivelare i nomi. Sono questi gli elementi dell'ultimo intrigo sulle operazioni illecite della Banca Popolare di Vicenza guidata per trent'anni da Gianni Zonin. Nella lettera con cui a febbraio 2017 la Bce ha multato la banca vicentina e che Lettera43.it ha potuto consultare, le autorità di sorveglianza hanno elencato diverse operazioni con cui BpVi ha prestato denaro per acquistare azioni proprie. Vengono citati 5,9 milioni di euro di finanziamenti alla Zeta Srl di Giuseppe Zigliotto, ex presidente di Unindustria, 35 destinati al gruppo Marchini, 25 milioni di prestito a Sorgente Group poi trasferiti a Banca Monte dei Paschi Belgio e ancora 30 milioni di euro passati da tre società di diritto lussemburghese: la Boom Financial investments Sa, la Jupiter Financial investments Sa e la Makalu Financial investments Sa. Quello che non è scritto nella lettera è che tutte e tre le società, stando ai documenti del registro delle imprese lussemburghesi visti da Lettera43.it, sono state costituite il 28 novembre 2012 da Madame Sophie Erk in veste di «rappresentante» della Finanziaria Internazionale Luxembourg Sa, una controllata al 100% dal gruppo Finint di Enrico Marchi e Andrea Vido. Cioè, in sostanza, dall'ultima stella della finanza del Nord Est.

Il gruppo Finint, specializzato in cartolarizzazioni e gestione del patrimionio immobiliare, è cresciuto rimanendo in provincia, quartier generale Conegliano, e per trent'anni (e ancora per poco) è stato l'azionista di maggioranza della Save, la concessionaria degli aeroporti di Venezia e Treviso, vero gioiello economico e crocevia del potere veneto, dove negli anni hanno seduto come consiglieri da Luca Zaia a Lia Sartori, e di cui anche BpVi era azionista.

SOCCORSO BPVI. Nell'estate del 2013, infatti, il controllo di Finint sulla società degli aeroporti vacillava. Generali, che ne deteneva il 10%, era pronta a esercitare l'opzione di uscita mettendone in discussione gli assetti societari, ma in soccorso di Marchi e De Vido arrivò proprio la Popolare di Vicenza che in pochi mesi aumentò la sua partecipazione in Save dal 2,4 fino all'8,26%. Il favore è stato contraccambiato nel dicembre 2015, quando Finint ha riacquistato da BpVi il suo pacchetto di titoli offrendo liquidità nel momento in cui l'istituto di credito, con gli ispettori e gli avvisi di garanzia in casa, ne aveva disperatamente bisogno. Marchi, tramite la Marchi Giovanni & Co. Srl, risulta essere anche uno dei destinatari delle 63 lettere scoperte dagli inquirenti con cui BpVi si impegnava di fronte ad alcuni selezionati clienti a riacquistare le azioni comprate. E ora Lettera43.it ha scoperto che nel dicembre 2012 30 milioni di euro usati per gonfiare la capitalizzazione della banca di Zonin sono passati dalle scatole lussemburghesi di Finint.

CROCEVIA LUSSEMBURGHESE. Contattato da Lettera43.it per commentare la vicenda, il gruppo di Conegliano ha dichiarato: «Le società sono state costituite e vendute sempre nel 2012 ad investitori esteri di cui non possiamo rivelare i nomi». Quindi, a pochi giorni dalla loro costituzione, le tre società sarebbero passate di mano, a coloro si suppone che le hanno utilizzate per far passare dal Lussemburgo i milioni di euro della BpVi. Tuttavia, stando ai documenti consultati da questo giornale, dalla nascita delle società ad oggi gli amministratori sono rimasti gli stessi e fanno tutti riferimento a una fiduciaria lussemburghese coinvolta in diverse vicende bancarie e giudiziarie nostrane.

Tutti gli amministratori delle scatole lussemburghesi, da Regis Donati, che nel 2012 compariva in tutte e tre le società, a Louis Vegas Peroni, che ne amministrava due, fino a Robert Reggiori, Jacopo Rossi, Gioacchino Gallione e Georges Diederich, lavorano nella società di "esperti contabili" Manaco Sa. E a sorpresa anche Madame Erk, rappresentante legale di Finanziaria internazionale Luxembourg, lavora per la stessa fiduciaria. La Manaco, operativa dal 1982, offre «ai suoi clienti un’ampia gamma di servizi ed attività rigurdanti soprattutto la consulenza e la domiciliazione di società di diritto lussemburghese». Ne gestisce almeno 800, dà lavoro a 40 persone, ma non ha nemmeno un sito web. Il suo amministratore delegato è Alexis De Bernardi, il presidente Angelo De Bernardi.

IL "SIGNOR NESSUNO". Entrambi risultano essere in contatto dagli Anni 80 con lo studio Mossak e Fonseca: Jurgen Mossak, uno dei due cofondatori della società al centro dell'inchiesta sui Panama Papers, proprio in quegli anni ha fatto loro da agente per la creazione di diverse società offshore in paradisi fiscali. Ma Alexis De Bernardi è anche il "signor nessuno", come lo definì Claudio Gatti in un articolo del Sole 24 Ore, che ha gestito alcuni degli investimenti realizzati da Generali sotto la gestione di Giovanni Perissinotto, oggi consigliere di Finint, a favore proprio della società di Marchi e di altri nomi dell'imprenditoria veneta. Per alcune di quelle operazioni, costate in totale al Leone circa 200 milioni di euro, Perissinotto fu anche indagato per ostacolo alla vigilanza ma la vicenda si risolse, come tengono a ricordare da Conegliano, con il proscioglimento da ogni accusa, anzi con un'archiviazione, dato che la stessa procura non trovò elementi validi per procedere. In altri casi in cui compare la fiduciaria le cose sono andate diversamente.

Nel 2012, per esempio, il gruppo Mastrotto, leader italiano del settore conciario, ha patteggiato una condanna per evasione fiscale. Al centro dell'inchiesta c'erano quattro società lussemburghesi e almeno due, secondo quanto ricostruito da Lettera43, erano amministrate dagli esperti della Manaco. Nel luglio del 2016, poi, De Bernardi e altri cinque amministratori che compaiono nelle società veicolo usate da BpVi sono stati condannati per evasione fiscale assieme all’imprenditore delle imbarcazioni di lusso Fabio Perini: secondo la sentenza lo hanno aiutato a evadere il fisco per 26 milioni di euro. Anche una delle operazioni senza garanzia realizzate da Massimo Ponzellini ai tempi della presidenza del Banco popolare di Milano è legata alla stessa fiduciaria lussemburghese. Vegas Pieroni era infatti l’amministratore della Finsevi Sa, la società di Vittorio Paoletti della Paoletti Ecologia srl (nota per le consulenze all'ex assessore della giunta grillina di Roma Paola Muraro), per cui Ponzellini impose un prestito da 24 milioni di euro. La Finsevi Sa era domiciliata in Rue Beaumont 17, l'indirizzo della Manaco.

CATENA DI PARTECIPAZIONI. Del resto gli italiani che si sono rivolti alla fiduciaria lussemburghese sono numerosi: tra loro c'è anche Pierfrancesco Rampinelli Rota, già vicepresidente del Banco di Brescia, consigliere della Fondazione Banca San Paolo. Secondo i documenti consultati da Lettera43, Rota è stato amministratore della Fingas, società costituita nel 2000 e domiciliata sempre in Rue Beaumont 17 e il suo commissario contabile era proprio Alexis De Bernardi. Ma il rapporto più duraturo è quello con Finint. La Manaco amministra società del gruppo di Conegliano da almeno 27 anni. Già nel 1990 viene creata la Pecharmant Sa, sede legale, ça va sans dire, Rue Beaumont 17. Nel 1999 si aggiunge la Fintlux Sa. Entrambe sono state centrali nel business di Marchi e De Vido: è proprio attraverso queste due scatole che viene costruita una catena di partecipazioni che attraverso Abbacus controllava fino alla fine degli Anni 2000 il 47% di Finanziaria internazionale holding Spa e sua volta Save. De Bernardi & Co. amministrano per lunghi periodi anche la controllata Svb Finance e nel 2015 Manaco è nominata depositaria delle azioni al portatore per la Finanziaria Internazionale Luxembourg Sa. Ancora nel 2016 il presidente del Consiglio di amministrazione di Fintlux era Alexis de Bernardi, il signor nessuno a cui tutti sembrano rivolgersi.

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