Istat: rivede a rialzo stime Pil, +1%
16 Agosto Ago 2017 1012 16 agosto 2017

Istat, nel secondo trimestre 2017 Pil in crescita dello 0,4%

Dato superiore alle previsioni del governo. La crescita acquisita per l'anno in corso è pari all'1,2%. Rispetto al secondo trimestre 2016 raggiunto il +1,5%. Ma l'Eurozona va più veloce: +0,6%.

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L'Italia cresce da 10 trimestri consecutivi e a passo più sostenuto del previsto, tanto da avere centrato già a metà anno le previsioni del governo. A certificare l'andamento positivo dell'economia italiana la stima preliminare dell'Istat, che ha visto una crescita dello 0,4% nel trimestre che diventa 1,5% rispetto allo stesso periodo del 2016, al top da 6 anni. Si tratta, però, del risultato più basso dell'Eurozona, dove il Pil segna +0,6% rispetto al trimestre precedente e +2,2% su base annua.

SUPERATE LE ASPETTATIVE DEL GOVERNO. Esecutivo e maggioranza esultano, a partire dal premier Paolo Gentiloni, che ha visto nei numeri oltre le attese la «base per rilanciare economia e posti di lavoro». Per il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, invece, i dati mostrano il «tasso di crescita più sostenuto dall'inizio della crisi» e bisogna dare merito al governo che si è saputo muovere «con coerenza lungo il sentiero stretto» tra consolidamento dei conti e sostegno alla ripresa. Il segretario del Pd Matteo Renzi non ha perso l'occasione per dettare l'agenda della prossima legislatura: disoccupazione sotto il 10%, quella giovanile dimezzata e Pil che cresce al ritmo del 2%.

Per ritrovare un Pil tendenziale più alto, hanno spiegato dall'istituto di statistica, bisogna risalire al primo trimestre del 2011, quando l'incremento era stato del 2,1%. Certo, il livello del prodotto rimane ancora oltre 6 punti percentuali sotto i livelli pre-crisi, ma si tratta comunque di un tasso crescita «consistente e persistente». A spingere l'economia tra aprile e giugno hanno contribuito soprattutto, questa volta in uguale misura, l'industria e i servizi, il cui dato sarà diffuso il 30 agosto.

POSSIBILE RICALCOLO DELLO 0,4%. Buono anche l'andamento della domanda interna (al lordo delle scorte) mentre si è registrato un limitato contributo negativo della componente estera netta. Il dato, ha ricordato l'Istat, è destagionalizzato e corretto per gli effetti di calendario, con il secondo trimestre che ha avuto 3 giornate lavorative in meno del primo (l'intero 2017 avrà invece 2 giornate lavorative in meno). È possibile quindi che lo 0,4% possa essere leggermente rivisto il primo settembre, quando arriveranno i dati sui conti economici del secondo trimestre.

In ogni caso alla luce del rialzo delle stime dei primi sei mesi dell'anno le previsioni di crescita degli analisti è di una revisione a +1,4% per l'intero 2017, in linea con i rialzi già annunciati dal Fmi (+1,3%) e dalla Banca d'Italia (+1,4%). Anche il governo potrebbe a questo punto rivedere con più ottimismo i risultati del 2017, ma per avere certezza del rialzo della stima bisognerà attendere la nota di aggiornamento al Def, attesa entro il 27 settembre.

ITALIA COSTRETTA A INSEGUIRE L'EUROPA. Il trimestre migliore per la crescita dell'Italia negli ultimi sei anni allontana la minaccia di una lunga stagnazione, ma ancora in molti ambiti il Paese si trova a inseguire in Europa. Il Pil nel secondo trimestre sale infatti dello 0,2% rispetto al primo trimestre e dell'1,5% rispetto al 2016, in un contesto in cui gli Stati dell'euro viaggiano in media a un tasso trimestrale dello 0,6% e tendenziale del 2,2%.

Non mancano comunque segnali positivi per l'Italia a partire dal tasso di inflazione, che è all'1,2% a luglio, vicino a quello dell'Eurozona (1,3%) e distante dalla deflazione di dodici mesi prima (era -0,2%). Gli ultimi dati mensili sulla produzione industriale, poi, accendono nuove speranze con l'Italia che corre a velocità doppia rispetto all'area della moneta comune a giugno: il +5,3% da giugno 2016 contro una media del 2,3%.

ANCORA ALTA LA DISOCCUPAZIONE. Il lavoro rimane l'ambito di maggiore difficoltà per l'economia tricolore. Il tasso di disoccupazione scende all'11,1% a giugno ed è ai livelli più bassi degli ultimi cinque anni ma resta elevato soprattutto per i più giovani (tra i ragazzi con meno di 25 anni tocca il 35,4%). Resta molto superiore ai livelli europei e ancora di più da quelli pre-crisi: all'inizio del 2017 nel Paese era al di sotto del 6%.

E se le opposizioni respingono come ingiustificata la soddisfazione della maggioranza visto che l'Italia rimane fanalino di coda in Ue, come sostengono da Lega a Fi a Fratelli d'Italia, i ministri rivendicano invece l'azione dei mille giorni, con il sottosegretario Maria Elena Boschi che ha sottolineato come nonostante le critiche arrivate ogni giorno «la direzione era quella giusta» e il titolare degli Esteri Angelino Alfano che si è preso il merito di avere garantito quella «stabilità» che ha consentito all'esecutivo di lavorare.

CONTENTO IL PRESIDENTE DI CONFINDUSTRIA. Di dati «incontestabili» che segnalano «un'inversione strutturale» parla anche il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, chiedendo adesso di guardare al lavoro e ai giovani. Proprio a incentivi mirati per le assunzioni stabili dei più giovani andranno, assicura Padoan, le «scarse risorse» a disposizione per la manovra.

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