Elkann, Marchionne lascerà Fca nel 2019
VISTI DA VICINISSIMO 18 Agosto Ago 2017 1314 18 agosto 2017

Dall'affaire Fca-Cina al bacio della morte di Scalfari, lo sciocchezzaio agostano

L'interesse di Pechino per l'azienda autmobilistica? Una fake news, ma che a Marchionne fa gioco. L'ex direttore di Repubblica fa il suo endorsement a Renzi, che in spiaggia fraternizza con Emilio Fede. Mentre Travaglio flirta con Minniti.

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Cari e affezionati lettori, mi sono fatto convincere da vecchi amici e ho trascorso il Ferragosto a Cortina d’Ampezzo, ormai retrocessa a d’Ampezzettino. Che tristezza! Tra la desolazione dei danni del maltempo (ma sarebbe meglio dire dell’incuria degli amministratori) e quella di non vedere più i bei personaggi di un tempo, avrei voluto tornare indietro subito. Però a un paio di pic-nic ferragostani – l’ombra di quelli di un tempo! – avevo detto di sì, e sembrava brutto mancare. Così due pettegolezzi sono saltati fuori, ed eccoveli pronti per il consumo di palati fini.

I CINESI PER FCA? FAKE NEWS. La cosa più interessante che ho ascoltato è la tesi esposta da un amico di Sergio Marchionne sull’improvviso – e sospetto – interesse cinese per la Fiat, o Fca che dir si voglia. Secondo costui – di cui non vi posso svelare il nome, ma vi assicuro essere persona affidabile che conosce bene “mister maglioncino” – la notizia è una vera e propria fake news, messa in circolo da chi ha interesse ad alzare il livello della guerriglia ormai in atto ai vertici della casa automobilistica tra i padroni formali ma non sostanziali (John Elkann e gli eredi Agnelli) e il padrone effettivo ma non giuridico (Marchionne).

Dopo Cesare Romiti, non c’è più stato un amministratore delegato della Fiat che non abbia tentato di portarsi via l’azienda

È un film già visto: dopo Cesare Romiti, non c’è più stato un amministratore delegato della Fiat che non abbia tentato di portarsi via l’azienda, in nome del fatto di averla risanata (?) e contando sulla arrendevolezza dei padroni (oltre un centinaio di persone, prevalentemente rentier, che dopo essere stati per molti anni nella accomandita per azioni Giovanni Agnelli & C. ora sono defluiti nella nuova cassaforte olandese che possiede il 51,4% della holding Exor, che a sua volta detiene quote di controllo in Fca, Cnh Industrial, Ferrari, Juventus, Partner Re ecc.). Anche Marchionne, sospettano gli Agnelli-Elkann-Nasi-Brandolini con in testa Lupo Rattazzi, ha la medesima tentazione, e se non la Fiat vuole prendersi almeno la Ferrari, magari con Alfa e Maserati attaccate. Ma in tutto questo, cosa c’entrano i cinesi? Nulla, appunto.

MARCHIONNE STRATEGA. Solo che Marchionne dubita che nel 2019, alla scadenza del mandato e del relativo contratto milionario che lo lega a Fca, gli venga dato tutto quel ben di Dio senza colpo ferire. Anzi, negli ultimi tempi, vista la freddezza di John, ha capito che proprio non tira aria. Ed ecco che allora, magicamente, è partito il tormentone sui cinesi pronti a comprare tutto il cucuzzaro, che fa schizzare il titolo in Borsa (nonostante la smentita di Pechino) e allarma la Casa Bianca. Così il Napoleone in maglione può giocare su più tavoli, compreso quello di mettersi alla testa della fusione Fca-General Motors, che il presidente Trump vede di buon occhio per evitare di perdere il consenso di quei blue collars che sono stati decisivi per fargli vincere le presidenziali. Capito il furbetto? D’altra parte, se sull’altro fronte ci sono gli agnellini, vincere non dovrebbe essere difficile.

A proposito di fake news, difficile chiamare diversamente la notizia che voleva la signora Agnese Renzi in una vacanza low cost addirittura in un campeggio in quel di Castiglione della Pescaia. In realtà i signori Renzi sono in vacanza a Forte dei Marmi, dividendosi tra un resort da favola e i bagni appena inaugurati dell’amico Andrea Boccelli, e i giornali anti-renziani ci hanno inzuppato il biscotto. Con gli amici facciamo due osservazioni. La prima: perché dire una bugia? Era ovvio che sarebbe venuta fuori la verità, non è certo così che l’ex premier recupera la credibilità perduta. La seconda: nessuno dei catoni censori ha però notato il dettaglio più importante, il vero chiodo a cui impiccare Renzi, e cioè il fatto che abbia trascorso il Ferragosto al bagno Alpemare di Vittoria Apuana, a chiacchierare del più e del meno con, udite udite, Emilio Fede. Ma come, sei in Versilia, hai Boccelli che te la canta e te la suona, pensi di essere er mejo figo del bigoncio e trami per tornare a palazzo Chigi, e poi ti metti a parlare con quel trapassato di Emilio? Ma io nemmeno lo saluto, a Fede.

RENZI E IL BACIO DELLA MORTE DI SCALFARI. Ma a proposito di Renzi e di bolliti, la cosa che ha fatto più ridere i miei amici in quel di Ampezzettino è stato l’endorsement di Eugenio Scalfari a Matteo Renzi. «Fottitene di Bersani, D’Alema e Pisapia», gli ha detto, «ma giura che sei di sinistra». Poveretto, l’uomo di Rignano: era già con un piede e mezzo nella fossa (politicamente parlando, perché altrimenti li ha tutti e due nella sabbia dorata di Forte dei Marmi) ed ecco che gli arriva, immagino non richiesta, la benedizione del 93enne, che come ben sapete equivale al bacio della morte. Tutti a chiedersi perché l’abbia fatto, Eugeniaccio. Ed ecco che un Marzotto (ma non vi posso dire quale) che conosce bene quel furbaccio di Carlo De Benedetti spiega con semplicità: ma Scalfari sono anni che fa il contrario di quello che dice e pensa l’Ingegnere e i direttori che sono venuti dopo di lui (scelti da Carlo). E all’obiezione di qualcuno che ricorda come Repubblica e l’intera baracca Gedi siano ormai nelle mani del figlio Marco De Benedetti in Ferrari (Paola), ecco la battuta fulminante: da Carlo a Carlyle. Ovvero il mega fondo americano di private equity di cui Marco è da anni il rappresentante italiano. Impagabile.

Oh, in quanto a direttori di giornali, tocca rivalutare quel giustizialista di professione di Marco Travaglio. Prima il direttore del Fatto Quotidiano sistema per le feste Francesco Merlo, accusato di usare lingua (nel senso di strumento per leccare) e manganello a seconda della forza o della debolezza dei potenti di turno. E fin qui pensi che sia perché il suddetto Merlo scrive su Repubblica, a cui il Fatto mira giustamente a portare via lettori. Poi subito dopo arriva la bomba atomica: in un sol colpo una bordata micidiale, e speriamo definitiva, a quella Santa Maria Goretti di Laura Boldrini, che Marco (ormai lo devo chiamare così, affettuosamente) definisce «presidente della Camera a sua insaputa». E sapete su cosa? Ma sui migranti, e in particolare sulle scelte anti-Ong del compagno Marco Minniti, che a me, ma forse a questo punto anche a Marco, ricorda Ugo Pecchioli, il duro “ministro degli Interni” del Pci. Così il buon Travaglio fa doppio centro con una palla sola: butta giù Boldrinova e tira su Minniti, che gli amici cortinesi interpellati considerano ormai il presidente del Consiglio post elezioni. Il mondo si rovescia. E a me, cari e affezionati lettori, con un empito di nostalgia viene in mente quando a questi pic-nic ferragostani c’erano due amici che non ci sono più, Franceschiello Cossiga e Vanni Sartori. Amen.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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