Pensioni
LO SPORTELLO
18 Agosto Ago 2017 0800 18 agosto 2017

Pensione complementare, consigli per fare la scelta giusta

Tempismo, giusti consulenti, conoscenza della legge. Ecco come il "secondo pilastro" può aiutarci a mantenere un livello di vita soddisfacente dopo la collocazione a riposo.

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La settimana scorsa abbiamo introdotto il tema della gravissima situazione in cui si trova il nostro sistema pensionistico e della necessità del ricorso a forme di previdenza complementare. Vista infatti la situazione in cui versa il nostro sistema pensionistico pubblico, per cercare di mantenere un livello di tenore di vita decoroso anche dopo il collocamento a riposo, i lavoratori devono guardare alla previdenza complementare come una valida soluzione. Nonostante esista da quasi 20 anni, il bilancio complessivo dell’introduzione del cosiddetto “secondo pilastro” non può essere considerato soddisfacente. Ma non voltiamoci indietro. Più che addentrarsi sulle cause della modesta adesione dei lavoratori, è forse più importante cercare di capire quali sono oggi i fattori rilevanti da valutare per una adesione consapevole e proficua. Perché, ricordiamo, si tratta di districarsi in una giungla di offerte, istituti di credito, compagnie di assicurazioni, bancari e promotori.

Cominciamo dal 'fattore tempo', che può essere vissuto dal potenziale aderente talvolta come un ostacolo, tralaltro come un vantaggio. Tenendo ben presente che, mentre da un lato il lavoratore ha la tendenza a non decidere rinviando la scelta («tanto c'è tempo» è il pensiero più diffuso quando si parla di previdenza complementare), dall’altro andrebbe ben considerato che il timing è la variabile più importante. Aderire da giovani a un fondo pensione consente di impegnare modeste risorse poco per volta e sfruttare la rivalutazione dei mercati finanziari, ottenendo così importi più rilevanti al termine della propria vita lavorativa. Lo stereotipo del risparmiatore previdenziale è quindi un “giovane” lavoratore, costante, tenace, consapevole e che vuole essere più protagonista del suo futuro. E qui per “giovane”, visto l’allungamento della età pensionabile, intendiamo un lavoratore con età massima di 50-55 anni e che quindi ha ancora a disposizione un periodo di tempo di almeno 10-15 per poter integrare la pensione pubblica.

SEGUIRE L'APPROCCIO LIFE CYCLE. Una altra regola basica da tener presente nella scelta dei piani previdenziali si basa sul concetto che più si è lontani dalla pensione e più è necessario accettare del rischio. I fondi pensione sono particolarmente adatti alla calmierazione del rischio attraverso un’ attenta diversificazione imposta per legge. Da non sottovalutare al riguardo, visto quanto avvenuto per i risparmiatori di Etruria &Co, il fatto che i capitali investiti sono totalmente separati dai capitali (e i relativi rischi) delle società proponenti. A tal proposito l’approccio più corretto è il cosiddetto Life Cycle. Si tratta di un modello che rimodula nel tempo le varie componenti di attivo in base all'orizzonte temporale, diminuendo progressivamente la parte azionaria, fino ad arrivare a scadenza con il portafoglio investito al 100% sul mercato monetario. In sintesi, il rischio del portafoglio previdenziale andrà diminuito con l’avvicinarsi del momento della percezione della prestazione.

Per questo consigliamo specifici programmi pensionistici che vengono proposti dagli intermediari con l’offerta di fondi multicomparto che consentano a questa tecnica di sviluppare tutte le sue potenzialità. Nel Fondo pensione multicomparto sono previste più linee d’investimento (o comparti) che offrono differenti profili di rischio e di rendimento. I comparti sono classificati in base alle seguenti categorie:

  • obbligazionario puro (solo obbligazioni con esclusione dell’investimento in azioni);

  • obbligazionario misto (è consentito l’investimento in azioni, che assume carattere residuale e comunque non superiore al 30 per cento);

  • azionario (almeno il 50 per cento del comparto è investito in azioni);

  • bilanciato (in tutti gli altri casi).

Il lavoratore ha la possibilità di scegliere il comparto cui aderire in funzione del proprio profilo di rischio-rendimento, delle sue esigenze e dell’orizzonte temporale di permanenza nel fondo. Ricordiamo ai consulenti e promotori che, cosi come scritto in occasione del mio esordio a Lettera43.it, l’aggettivo possessivo «proprio» identifica il profilo originale del richiedente e non quello modificato secondo le esigenze commerciali della banca/assicurazione. L’imminente introduzione della normativa Mifid III imporrà ancor più che in passato gli operatorii di mercato a obblighi di trasparenza ex ante ed ex post vendita dovendo, attraverso i loro professionisti, verificare costantemente l’adeguatezza tra profilo di rischio del cliente e portafoglio d’ investimento, evitando così storture che sono quotidianamente sotto i nostri occhi.

LO SGRAVO FISCALE COME INCENTIVO. Il risparmio fiscale è un’ altra importante opportunità; lo Stato infatti favorisce l’adesione a programmi di previdenza complementare attraverso la progressiva riduzione della pressione fiscale sulle prestazioni finali. Le aliquote applicate sono inversamente proporzionali agli anni di partecipazione al fondo pensione, passando da un massimo del 15% a un minimo del 9%. Più anni ci rimani, meno paghi di tasse.

Importante incentivo alla adesione a forme di previdenza complementare viene anche dalla deducibilità degli accantonamenti annui

Importante incentivo alla adesione a forme di previdenza complementare viene anche dalla deducibilità degli accantonamenti annui, fino ad un tetto massimo annuo di € 5.164 dal proprio reddito, secondo l’aliquota marginale Irpef (la più alta). Così come non è da trascurare il fatto che, in caso di scelta di una rendita vitalizia in luogo di un capitale in unica soluzione al momento del collocamento in pensione, questa non costituirà ulteriore reddito, rimanendo tassata solo per la parte della sua rivalutazione annua.

PER I DIPENDENTI TANTI ASPETTI POSITIVI. Per i lavoratori dipendenti poi va considerato un altro aspetto positivo: in Italia vanno in pensione almeno un anno prima degli autonomi e mediamente con pensioni superiori. Oltre a un’ aliquota contributiva previdenziale che mediamente è di un terzo in più, hannoa disposizione altri due strumenti importanti per potenziare il loro secondo pilastro previdenziale: il Tfr, che può essere convogliato verso il fondo pensione e, nel caso in cui venga stipulato un accordo collettivo aziendale, un contributo dell’azienda frutto della contrattazione; unitamente al contributo del lavoratore l’accantonamento annuo potrà così aggirarsi attorno al 10% della retribuzione lorda annua. Abituiamoci nella finanza previdenziale a ragionare in termini percentuali più che in valori assoluti. Si tratta di un altro elemento di accortezza che salvaguarderà la prestazione finale dagli effetti carsici dovuti all’inflazione.

Una pensione di 2.000 euro, oggi prevista per il 2032 e considerata coerente con il proprio stile di vita, potrebbe non avere lo stesso valore reale al momento della erogazione. Infine, una scelta così importante, una volta fatta, richiede anche un monitoraggio costante che non consiste solo nella rendicontazione annuale (peraltro in molti casi approssimativa), ma soprattutto dell’aiuto di seri professionisti che rappresentino società di provata tradizione in materia, che sappiano avvalersi di società di gestione con respiro internazionale e che tengano conto dei continui mutamenti normativi e finanziari, facendo dell‘innovazione anti obsolescenza il loro core-business. Occhio quindi ai bancari che vogliono fare gli assicuratori (cosi come agli assicuratori che vogliono fare i bancari). Tutto ciò ovviamente ha un costo e i risparmiatori più consapevoli sanno che un servizio è buono quando funziona ed è accessibile ad un costo ragionevole. Ne parliamo prossimamente

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