Gentiloni Mustier
VISTI DA VICINISSIMO 22 Agosto Ago 2017 0800 22 agosto 2017

Dalla lite Mustier-governo al ritorno di fiamma Alfano-Sallusti: lo schiocchezzaio agostano

Gentiloni e Padoan inferociti per non aver partecipato al salvataggio delle banche venete. Tremonti intanto festeggia il compleanno, ma senza Vip. E mentre Scalfari si dimostra bipolare con Renzi, il direttore del Giornale riscopre il quid del ministro degli Esteri.

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Cari e affezionati lettori, consumato il Ferragosto sull’erba (bagnata) di Cortina, sono rimasto in zona perché curioso di andare a sbirciare, in quel di Lorenzago, anonima località cadorina di 500 anime a nemmeno mille metri d’altezza, la festa in baita per i 70 anni di Giulio Tremonti. Non ero stato invitato, e dunque mi sono dovuto travestire da pastore, ma vi posso assicurare che di vip non c’era nemmeno l’ombra. Giulio è stato un (detestato) uomo di potere, spesso lasciato gestire da mani sbagliate (quelle del suo ex consigliere politico Marco Milanese), ma ora l’età oltre che la pancia gli ha irrobustito anche il carattere. Insomma, ha fatto una festa per soli amici veri, e ha fatto bene. Anche perché quando vuol dire la sua, c’è chi lo ospita volentieri – il Corriere della Sera del 14 agosto ha pubblicato una sua intervista molto ripresa sui rischi di una nuova crisi finanziaria a 10 anni da quella del 2007-2008 – e quelli a cui sta sulle palle non se la fanno passare neppure con le cannonate.

LE FRECCIATINE DI BOLDRIN A TREMONTI. Prendete quel saccente apodittico di Michele Boldrin, già leader (si fa per dire) di quel gruppo di sapientoni - e talvolta bugiardelli sul loro curricula - alla Oscar Giannino di Fare per Fermare il Declino (si sono fermati loro, il declino è ancora lì che non demorde). Anni fa aveva scritto un libretto (Voltremont, istruzioni per il disuso, ancora reperibile su Amazon) pieno di insulti e ora, commentando l’intervista dell’ex ministro, dice a chi ha ancora voglia di ascoltarlo: «Tremonti, quello che scrive libri ridicoli parlando a vanvera di cose che non ha mai capito?». Un signore. Purtroppo di questi tempi avari di notizie vere, non ci rimangono che pettegolezzi e commenti più o meno acidi. E tra l’Ampezzo e il Cadore, qualcosa di interessante l’ho trovata.

Tremonti, quello che scrive libri ridicoli parlando a vanvera di cose che non ha mai capito?

Michele Boldrin

Il primo gossip riguarda nientemeno che un francese che fa finta, senza riuscirci, di apparire italiano. Parlo di Gian Piero Mustiè, altrimenti detto Jean Pierre Mustier. L’amministratore delegato di Unicredit, che all’inizio di agosto è stato coperto di sperticati elogi dai giornali per aver fatto qualche milione di utile in più del previsto grazie a rettifiche sui crediti più basse e un po’ di tagli ai costi («La cura di Mustier, a un anno dalla nomina, si vede sui conti di Unicredit, che battono le attese degli analisti», ha scritto entusiasticamente il Corsera), ha passato male le sue vacanze per via di una violenta incazzatura che ha provocato a Paolo Gentiloni e Pier Carlo Padoan, cioè a due che più mansueti non si può.

MARETTA TRA L'AD UNICREDIT E IL GOVERNO. La scelta dell’ex parà di non partecipare al salvataggio delle banche venete, o ancor peggio di aver fatto un’offerta insultante solo per una manciata di sportelli in Toscana, ha costretto il governo ad accettare le condizioni capestro dell’unico interlocutore che si era palesato, Banca Intesa. E in particolare di Carlo Messina, che dopo aver sbattuto la faccia sulle Generali voleva a tutti i costi una rivincita, ed essendosi presentato solo all’appello ha così potuto fare la voce grossa. Ma presidente del Consiglio e ministro dell’Economia, non potendo prendersela con lui, hanno scaricato le loro ire su Mustier. E lo hanno fatto apertamente, tanto che l’uomo, apparentemente uno che non si piega di fronte a nulla ma in realtà qualche paura la prova, ha cominciato a temere una reazione del governo. Tanto più ora che, dopo la vicenda Macron-Fincantieri, ai francesi non si perdona più nulla.

E AL TESORO SI ARRABBIANO CON COVÉA. A proposito di francesi, al Tesoro quando hanno saputo che alla gara per i rapporti di bancassurance di Banco Bpm indetta dall’ad Giuseppe Castagna e seguita con particolare attenzione dal presidente Carlo Fratta Pasini, i transalpini di Covéa guidati da Thierry Derez (un padre padrone che è président e directeur général nello stesso tempo) si ritengono già vincitori, si sono incazzati come bestie. Anche perché da tempo la Cassa depositi e prestiti sta cercando di favorire con Anima un’aggregazione italiana di gestori di patrimoni alla quale partecipa anche Gestielle, cui è attualmente affidato dal Banco la gestione del ramo vita in partnership con Unipol, mentre quelli di Covéa sono intenzionati a portarsela a Parigi.

Jean Pierre Mustier, amministratore delegato di Unicredit.

ANSA

Vabbè, consoliamoci bonariamente con i giornali nostrani. In montagna il più preso di mira era il Foglio che Valter Mainetti di Sorgente ha affidato in toto alla guida di Claudio Cerasa. Ma si può, si chiedevano i miei compagni di cordata sulle Tofane, pur di confezionare un soffietto all’amato Matteo Renzi, fare un titolo Il rutto è nudo, per dare addosso ai “gufi”, o presunti tali, solo perché il Pil fa qualche decimale in più del previsto? E si può imitare una pubblicità televisiva di quart’ordine nell’aggiungere che «la rivincita della Renzinomics non è retorica percepita, ma solidità di fatti e numeri»? Ma dai! Mi domando: ma mastro ciliegia Cerasa non lo sa che Giuliano Ferrara quel giornale l’ha fatto sbarazzino, impudente, avvezzo alla politica che è «sangue e merda» (secondo la definizione di Rino Formica), ma mai banale e inutilmente ruffiano?

I DELIRI SCALFARIANI DELLA DOMENICA. D’altra parte, a proposito di direttori che la fanno fuori dal vaso, basta vedere le giravolte di Eugenio Scalfari, sempre a proposito dell’ex premier, per rimanere attoniti. La settimana scorsa l’indomito 93enne aveva prescritto a Renzi la ricetta per dare il ricostituente alla sinistra. Ora, a distanza di soli sette giorni dalla domenica in cui lo aveva benedetto (da quando Eugenio ha frequentazioni papali, usa così…), Scalfari si lamenta che il segretario del Pd se ne fotta dei suoi «consigli non richiesti», e aggiunge «Renzi da solo non può fare nulla. In buona compagnia non ci vuole stare. Vuole decidere tutto lui e da solo, magari facendo qualche mezza alleanza non cucita ma imbastita. Se questo è il suo modo di procedere, alla fine non conterà niente, anche se diventerà presidente del Consiglio». Vabbè che, come diceva (cil)Indro Montanelli, solo gli stupidi non cambiano mai idea, ma così è un po’ troppo. Anche perché la litania domenicale di Sant’Eugenio martire si conclude nientemeno che con il refrain di una vecchia canzone di Tony Renis: «Dimmi quando tu verrai, dimmi quando quando…..». Quando è troppo, è troppo!

Angelino Alfano e Alessandro Sallusti.

A proposito di Repubblica, avete visto l’intervista ad Alfredo Romeo? A prescindere da quello che dice – con l’evidente intento di difendersi, che è cosa logica e legittima, ma con l’ancor più evidente effetto contrario che ottiene – ciò che stupisce è il fatto in sé di rilasciare un’intervista. Ma come, ti sei fatto 170 giorni di galera – maledetta carcerazione preventiva – e la prima cosa a cui pensi è di parlare con i giornali? Ma vatti a fare una sana mangiata o una bella passeggiata, dico io, che più che l’onor potè il digiuno, come cantava il mitico De Andrè.

SALLUSTI, RITORNO DI FIAMMA CON ALFANO. Ma le giravolte non sono solo a sinistra, anche a destra. Avete notato che Alessandro Sallusti e il suo Giornale dopo aver usato bastone (e olio di ricino) con Angelino Alfano a più non posso, ora che il ministro degli Esteri ha rotto i rapporti con Renzi e pensa di tornare alla casa del signore (il Cavalier Silvio Berlusconi), va giù di carota che è una bellezza? Di colpo Alfano non è più il traditore che era, ma al più una pecorella smarrita da riportare all’ovile berlusconiano, e guai ai lupi (Matteo Salvini e Giorgia Meloni) se pretendono di tener chiuso il recinto. Bravo Sallusti, attacca la pecora, magari con tanto di ritrovato quid, dove il padrone vuole.

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