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24 Agosto Ago 2017 0800 24 agosto 2017

Etihad, il destino comune delle disastrate Alitalia e Air Berlin

Acquistate dagli arabi sull'orlo della bancarotta. Da anni in tragiche condizioni economiche. Ora in trattativa per essere vendute sotto forma di "spezzatino". La triste storia comune di italiani e tedeschi.

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Il disastro di Air Berlin come quello di Alitalia. Un destino dalla storia e - si preannuncia - anche dal futuro simile: c'è parecchio del vero nella generalizzazione che non ha come unico comune denominatore la responsabilità scaricata su Etihad, per quanto il flop di quest'ultima nell'operazione tedesca costituisse già nel 2014 un presagio della triste parabola di Alitalia. Vero è che intanto gli sceicchi arabi acquirenti di quote maggioritarie di entrambe le società non hanno mai investito costruttivamente né nell'una (compagnia privata tedesca con un buco colossale rilevata nel 2011 con il 29% delle azioni) né nell'altra (compagnia di bandiera italiana decaduta rilevata nel 2014 con il 49%).

TAGLI E CODE-SHARING. Lo spregiudicato amministratore delegato di Etihad delle acquisizioni, l'australiano James Hogan, non ha fatto altro che tagliare posti di lavoro e flotte - l'ampliamento delle tratte consisteva più che altro in accordi di code-sharing (lo scambio di codici attraverso il quale in partnership un vettore vende biglietti di altri vettori) con altre compagnie europee -, oltre che far imbacuccare hostess e steward tedeschi in abiti coprenti al pari dei colleghi italiani. Ma a discolpa della compagnia emiratina, in perdita annua di quasi 2 miliardi di dollari per lo shopping azzardato, giova ricordare che il salvataggio di Air Berlin era una causa persa, al pari e se non addirittura più del successivo di Alitalia.

RYANAIR INTERESSATA. Ora a fare un'offerta di acquisto è interessata Ryanair, che potrebbe comprarla «tutta oppure in parte», ma finora è stata «ignorata» dai tedeschi, ha spiegato l'amministratore delegato della compagnia irlandese Michael O'Leary, secondo quanto riferito da Bloomberg, sottolineando di essere preoccupato che Air Berlin possa essere ceduta a Lufthansa in un accordo tutto tedesco e anti-concorrenziale. Air Berlin dal canto suo ha dichiarato che l'obiettivo «è e resta arrivare il più velocemente possibile a una conclusione solida, e mantenere più posti di lavoro possibile».

Hostess di Alitalia-Etihad.

La compagnia tedesca nata nella Berlino Ovest degli americani era finita nell'orbita di Etihad quando versava - anche allora come Alitalia - in condizioni disperate, dopo decenni di sprechi e anche inevitabili grandi costi nella gestione. Una storia di per sé molto italiana, ma in questo caso tedesca o per meglio dire berlinese, tipica della capitale della riunificazione con in pancia un debito pubblico 5 volte tanto quello di Roma. Da anni Etihad tentava di rilevare Air Berlin, proprio come Alitalia due anni dopo, per la grande sete di espansione della seconda compagnia degli Emirati Arabi, ambiziosa di insidiare per asset e potenzialità i leader connazionali della Emirates e i vicini di Qatar airlines.

IL SALVATAGGIO DEL 2011. Con un'iniezione provvidenziale di liquidità di 73 milioni di euro, nel 2012 il rosso di 134 milioni fu tamponato e il crac imminente scongiurato. Salvo avvenire, con il fallito piano di ristrutturazione e rilancio, a meno di 5 anni di distanza. L'unico bilancio in attivo di Air Berlin è stato nel 2012: da allora la compagnia tedesca ha dimezzato il suo patrimonio e perso 6 milioni di passeggeri, nonostante i tagli draconiani di 700 su circa 9.300 dipendenti e di una ventina di aerei. La società tedesca è in caduta libera in Borsa (con punte del 30% in un giorno), e dopo l'ultima ricapitalizzazione di 250 milioni di euro nell'aprile 2017 Etihad, in disimpegno anche da Alitalia, ha comunicato di «non mettere più un soldo in Air Berlin».

Senza Air Berlin come vettore di punta, il nuovo aeroporto in costruzione di Berlino diventerebbe come Malpensa una cattedrale nel deserto

In procedura d'insolvenza da Ferragosto, quando è riesplosa la crisi, la fine per bancarotta della seconda compagnia aerea tedesca e settima in Europa trascinerebbe in guai seri anche l'annoso e finora fallimentare cantiere del nuovo aeroporto Willy Brandt di Berlino (doveva essere inaugurato nel 2012, è stato posticipato al 2019 con diversi rinvii e spese più che triplicate a 7 miliardi di euro) in sostituzione agli scali piccoli e arretrati di Tegel e Schönefeld risalenti alla Guerra fredda. Senza Air Berlin come vettore di punta dell'hub (la compagnia di bandiera Luftahansa ha i suoi quartier generali nell'Ovest, a Francoforte e Monaco) il Willy Brand diventerebbe come Malpensa una cattedrale nel deserto.

PIÙ APPETIBILE DI ALITALIA. Ragione per cui, con ogni probabilità, il vettore tedesco ha finora ricevuto più offerte d'acquisto e di partecipazione al nuovo salvataggio che non Alitalia. Dal governo centrale è arrivato anche un prestito ponte di 150 milioni di euro, che potendo permetterebbe a Lufthansa (che secondo fonti media avrebbe concretizzato un'offerta) di acquistare Air Berlin. Sicuramente l'iniezione pubblica permetterà ad Air Berlin, in amministrazione controllata come Alitalia, di volare per altri tre mesi, «salvaguardando migliaia di turisti», ha affermato la cancelliera Angela Merkel. I panni sporchi, in Germania, si lavano in famiglia: lo Stato, al contrario dell'Italia, può ancora permetterselo.

Hostess di Air Berlin-Etihad.

E poi i sindacati avvertivano sin dalla scalata contestata di Etihad che una svendita a privati sarebbe stata la fine per Air Berlin. L'aggressiva e azzardata campagna acquisti di Hogan in Europa (anche della svizzera Darwin e di Serbian Airlines), licenziato dalla proprietà emiratina, ha bruciato almeno 2 miliardi in cinque anni, senza portare profitti in grado di ripianare le grosse spese. I negoziati per il salvataggio, ha comunicato l'azienda, coinvolgerebbero «10 soggetti interessati». Tra loro Tui, l'azienda per il turismo tedesca più grande al mondo, è intenzionata a tutelare il posto a 700 suoi dipendenti che lavorano su aerei in locazione alla compagnia tedesca.

ASTE CONCOMITANTI. Lufthansa (a sua volta in perdita di quasi 70 milioni di euro nel primo trimestre 2017 e in fase di ristrutturazione, con tagli che da anni spingono il personale a ripetuti scioperi a tappeto) ha invece manifestato interesse ad acquistare una parte di Air Berlin, anche se non tutta: secondo indiscrezioni, almeno fino a 70 aerei e tra i 2 mila e i 3 mila degli 8.600 lavoratori, in trattativa ci sarebbe anche la controllata austriaca Niki, fondata da Lauda. Come per Alitalia, per la quale pure Lufthansa potrebbe farsi avanti per parte degli asset, per Air Berlin si profila la vendita sotto forma del cosiddetto spezzatino. Le offerte vincolanti sono previste chiudersi entro fine settembre. Per Alitalia entro il 2 ottobre.

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