Maestri Graduatorie
31 Agosto Ago 2017 1200 31 agosto 2017

Scuola e precariato, il pasticcio delle graduatorie a esaurimento

Valzer di leggi, concorsoni, sentenze della magistratura e guerre intergenerazionali tra docenti. Il ginepraio dell'accesso al ruolo e le conseguenze per i veri interessati: gli alunni.

  • ...

Sono poche le certezze nella vita, una di queste è il precariato nel mondo della scuola. Governi di ogni colore hanno provato a risolvere il problema. Nel 2007 la soluzione su cui si era deciso di puntare era l'istituzione delle Graduatorie a esaurimento (Gae) in cui far confluire i docenti in possesso di determinati requisiti in attesa del turn over. Nel tempo però si è creata da un lato una truppa di "privilegiati" (se essere precari anche oltre i 40 anni può considerarsi privilegio) che avrebbero avuto la cattedra di diritto anche senza passare per i concorsi nazionali, ma dall'altro si è dato vita a una sterminata massa di esclusi che ha iniziato a far piovere sul ministero una gragnuolata di ricorsi.

GRADUATORIE SENZA FINE. Le pronunce dei giudici e i valzer degli esecutivi hanno aperto a più riprese le porte delle Graduatorie a esaurimento, aumentando a dismisura il numero degli iscritti e sancendone la loro inesauribilità. Secondo i dati del portale Tuttoscuola, non chiuderanno prima del 2057 per la scuola dell'infanzia e del 2031 per la scuola primaria. Oltre mezzo secolo dopo la loro istituzione.

Una truppa di 70 mila precari

Una manifestazione dei precari della scuola.

Da quando sono state istituite per restare chiuse, nell'ormai lontano 2007, non c'è stato governo a non averle riaperte: tra insegnanti inseriti “a pettine” o “in coda”, tra arzigogolati ripescaggi degli esclusi e fantasiose deroghe ministeriali, negli anni le Gae sono arrivate a contare 799 mila precari. Oggi ne comprenderebbero 70 mila. Si tratta di un numero enorme, che si è sedimentato nel tempo e che ha concorso alla creazione di una truppa estremamente variegata, composta da persone di età molto differenti, con percorsi scolastici differenti e con titoli di studio, master e abilitazioni differenti. Un interessante report del portale Tuttoscuola, si interroga sulle possibili conseguenze di tanta eterogeneità: si può ritenere che tutti questi insegnanti siano preparati allo stesso modo?

GUERRA INTERGENERAZIONALE. La domanda è lecita, e riguarda sopratutto la categoria dei maestri di scuola dell'infanzia e primaria. È quella la classe maggiormente interessata dai cambiamenti per accedere alla professione. Prima della riforma del 2001, per diventare maestro era sufficiente infatti il diploma magistrale, che poteva essere anche di soli 4 anni se si aveva iniziato il ciclo di studi entro il 1997. Successivamente, l'iter per l'insegnamento è stato inasprito, arrivando a chiedere la specializzazione (Tfa) e, dal 2006 in poi (riforma Moratti), la laurea in Scienze della formazione primaria. Tra i maestri “anziani” e quelli “giovani” si è insomma creata una disparità formativa sensibile: un percorso di soli 4 o 5 anni per i primi e di 11 (calcolando la scuola superiore, l'università e la specializzazione) per i secondi. E infatti, in origine, i diplomati erano stati esclusi dalle graduatorie a esaurimento.

GLI INTERVENTI DEL TAR. I maestri “anziani” però non sono rimasti a guardare e hanno chiesto in massa l'intervento della magistratura amministrativa, che ha dato loro ragione nella maggior parte dei casi. Oltre 20 mila nuovi docenti sono stati inseriti “con riserva” nelle Gae solo tra il 2016 e il 2017, contribuendo ad allungare la sterminata lista di insegnanti in attesa del turn over. Si è creato così un ulteriore paradosso: il maestro anziano diplomato entrato con riserva nella Gae potrà diventare di ruolo senza passare per quei concorsi nazionali che toccano invece ai giovani neo-laureati che vogliono diventare docenti e non sono presenti, per colpa dell'età, nelle graduatorie a esaurimento.

L'ultima parola al Consiglio di Stato

La sede del Consiglio di Stato.

Con l'intervento della magistratura, i precari "anziani" hanno visto cambiare le carte in tavola per accedere all'insegnamento a gioco già avviato, un dramma per i più i giovani che, al termine di un lungo, faticoso e dispendioso percorso di 10 anni di studi, sono stati accomunati o addirittura scavalcati da chi ne aveva alle spalle appena quattro. Ma non è finita: sugli iscritti con riserva alle Gae pende un'altra pronuncia, quella del Consiglio di Stato, prevista a Sezioni Unite (dunque sarà l'ultima parola, idonea a formare un precedente vincolante) per l'autunno 2017.

FINE PENA? MAI. I giudici dovranno decidere se i precari inseriti in graduatoria dagli interventi della magistratura hanno o meno i requisiti per insegnare: a rischio non solo la permanenza in graduatoria della metà circa dei docenti, ma addirittura l'immissione a ruolo dei pochi che sono riusciti a ottenere la cattedra in questi ultimi anni. Una cattedra guadagnata magari con una immissione in graduatoria “fortunata”, dipesa o da una deroga del legislatore o da una sentenza del Tar, che potrebbe però essere annullata anni dopo da un'altra sentenza. Fine pena mai, insomma, per i precari della scuola.

Concorsone, polemiche e bocciature

Candidati al Concorsone 2016.

Un modo utile per intuire la preparazione dei futuri maestri di ruolo, e rispondere ai dubbi avanzati dal report di Tuttoscuola, potrebbe essere vagliare le loro prestazioni al “concorsone” del 2016. Ma, è bene premetterlo, si tratta di dati da filtrare e si rischia comunque di generalizzare sulla pelle di persone serie e preparate.

PASSATO SOLO IL 55,2%. I numeri non sono dalla loro: la metà dei partecipanti è stata bocciata agli scritti. Dei 71.448 candidati (dalle maestre degli asili ai professori dei licei), solo 32.036 sono stati ammessi agli orali. Il 55,2% non ha dimostrato una preparazione idonea. Tuttoscuola stima che dei 63.712 posti, ne resteranno scoperti circa 18 mila. Tutti somari gli iscritti alle Gae? No, attenzione: finora abbiamo parlato degli aspiranti maestri di ruolo, puntando soprattutto il faro su quei docenti che hanno alle spalle il diploma delle magistrali, ma al concorsone hanno partecipato anche gli insegnanti di scuola media e superiore. I laureati e gli abilitati, insomma. Una considerazione che non salva certo la categoria, semmai estende le preoccupazioni circa l'adeguata preparazione anche a loro.

LA GEOGRAFIA DELLE BOCCIATURE. Occorre comunque ammettere che le modalità stesse del concorso hanno sollevato più di un interrogativo: come ha scritto Ernesto Galli della Loggia valutando i test di storia: «Più che un esame sono sembrati un tentativo di decimazione». Sospetta anche la geografia delle bocciature: più alto il tasso al Nord, molto più basso al Sud. Non consola sapere che i bocciati continuino, nell'attesa del prossimo concorso (attesa a breve la pubblicazione da parte del Miur dei nuovi bandi), a insegnare come precari, essendo garantita loro la presenza nel mondo della scuola dalle singole graduatorie di istituto.

«Maestri per caso»: senza concorso, senza laurea e senza aver mai insegnato

Solo a Roma quasi 5 mila maestri hanno zero punti in servizio.

ANSA

Tornando al cuore del report di Tuttoscuola, il dato che sorprende è che, a fronte di un iter per accedere all'insegnamento divenuto negli anni un percorso a ostacoli, una nutrita parte dei futuri maestri otterrà il posto fisso senza aver prima mai superato concorsi, senza aver mai conseguito alcuna laurea e senza nemmeno aver mai insegnato un'ora nella propria vita. Con buona pace dei colleghi precari che hanno più titoli di studio, frequentato le scuole di specializzazione e maturato esperienza sul campo da supplenti.

I QUASI 5 MILA SENZA PUNTI A ROMA. Si legge nello studio: «Tra i 6.123 maestri della Gae di Roma – la provincia con il più alto numero di iscritti quindi ben rappresentativa della situazione generale - per la scuola dell’infanzia ben 4.873 docenti, pari al 79,6% del totale (circa quattro su cinque), risultano con zero punti di servizio: verosimilmente è da ritenere che non abbiano mai insegnato». E, ancora: «La situazione delle Gae di scuola primaria, sempre di Roma, è ancora più pesante: su 5.356 iscritti, risultano con zero punti di servizio ben 4.916 (91,8%): nove docenti su dieci. È da ritenere che non abbiano mai insegnato. Questo nonostante un’età media piuttosto elevata: 43 anni nelle Gae dell’infanzia, 42 in quelle della primaria».

FUTURO INCERTO. Come ricorda Tuttoscuola, salvo sorprese del Consiglio di Stato, questo esercito di «maestri per caso» - per usare la definizione data nel documento di Giovanni Vinciguerra - che negli anni si sarebbe del tutto disinteressato al mondo dell'insegnamento ripiegando su altri mestieri (impiegati, postini, camerieri, cuochi o casalinghe), presto o tardi sarà chiamato dal provveditorato per un posto fisso. Sapranno essere all'altezza del compito che li attende? Non c'è il rischio che, essendo chiamati a insegnare sulla base di un diploma ottenuto 40 anni prima e finendo in una scuola nel frattempo cambiata radicalmente, si rivelino inadeguati a formare le generazioni di domani?

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso