I 400 colpi

Istat,tasso disoccupazione gennaio 11,9%
1 Settembre Set 2017 0908 01 settembre 2017

La crisi (forse) è finita: il capitale ha stravinto sul lavoro

Nella sfera occupazionale non c'è traccia della ritrovata prosperità sbandierata da più parti. Segno che la classe dirigente ha deciso fin dall'inizio della crisi con chi stare. E non si tratta dei precari.

  • ...

Almeno i numeri hanno l’inconfutabile virtù di fare premio sulle opinioni e le relative contrapposizione di parte. I dati sul lavoro diffusi dall’Istat, nel loro apparente paradosso che vede occupazione e disoccupazione crescere insieme, certificano almeno due cose. La prima: tutte le politiche volte a incentivare il lavoro a tempo indeterminato, Jobs Act e simili, non hanno prodotto gli effetti sperati. L’aumento di chi ottiene un lavoro stabile è condizionato dalla portata e dalla provvisorietà degli incentivi messi in campo.

IL "DOPAGGIO" RENZIANO S'È ESAURITO. La massiccia decontribuzione varata nel 2014 dal governo Renzi (decontribuzione pressoché totale il primo anno senza soglie di età) e valida per il successivo triennio ha prodotto un iniziale boom del posto fisso scemato negli anni a venire. Questo dovrebbe servire da promemoria all’attuale e esecutivo che si appresta a varare provvedimenti analoghi, ma molto più limitati nella portata e rispetto alla platea che ne potrà usufruire. Così come si configurano, almeno a sentire le indiscrezioni che si sono succedute durante l’estate, quei provvedimenti che sono l’ennesimo tampone, e per di più molto meno efficace, quindi allettante per chi deve assumere, rispetto al “dopaggio” fatto da Renzi.

La seconda cosa: se la produttività aumenta, e con essa la ricchezza del Paese (le previsioni di crescita del Pil all’1,4% per la prima volta hanno battuto alla grande le aspettative di tutte le istituzioni, in primis Palazzo Chigi), e l’occupazione nel suo complesso aumenta, vuol dire che nella dialettica tra capitale e lavoro ha stravinto il primo. La scarsità di lavoro è direttamente proporzionale al successo con cui, nel decennio della crisi cominciato nel 2008 con il fallimento della Lehman Brothers, le aziende hanno saputo ristrutturarsi. Un processo cui ha dato un potente aiuto l’innovazione tecnologica che ha contribuito alla drastica riduzione del costo del lavoro.

E C'È CHI GRIDA ALLA VITTORIA... C’è da osservare, ex post, che la politica non ha avuto dubbi sul da che parte stare. Ha scelto il capitale, cui ha messo a disposizione una serie di agevolazioni, dirette o indirette, che gli hanno dato agio di sopravvivere alla devastante portata della crisi. Oggi che quasi tutti gridano vittoria, che l’aumento di tutti i valori della produzione fanno dire che il peggio è alle spalle, o che per lo meno siamo tornati ai livelli precedenti quel famigerato 2008, di questa ritrovata prosperità oltre al capitale dovrebbe beneficiarne anche il lavoro. Cosa che invece, come testimonia l’impennata dei contratti a tempo determinato e il sempre più massiccio diffondersi di forme di precarietà, è ben lungi dall’essere.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso