I 400 colpi

Cuneo Fiscale Ecco Perche Si Devono Abbassare Le Tasse Sul Lavoro H Partb
5 Settembre Set 2017 0902 05 settembre 2017

Benvenuti nell’era dell’economia dei pannicelli caldi

La Legge di Bilancio incombe. Ma la coperta è corta e a tirarla fino alla “strutturalità” rischia di strapparsi. Così si procede al ritmo di proposte che durano lo spazio di un'intervista. 

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Mancano poche settimane alla presentazione della Legge di Bilancio 2018, un tempo conosciuta come manovra, nome un po’ inquietante forse perché sinonimo di trama, maneggio, che si è voluto dismettere anche dal linguaggio comune. Eppure su questa Legge di manovre se ne continuano a fare tante. Non grandi manovre, ma piccoli a volte furbeschi aggiustamenti che sono la spia di un procedere ondivago. Sul tema del lavoro, per esempio, il grande tema, la questione per eccellenza, in questa caldissima estate si è detto tutto e il contrario di tutto senza arrivare alle porte dell’autunno a una decisione compiuta. Ministri, vice ministri, sottosegretari se ne sono usciti con le più disparate ipotesi, quasi tutte durate lo spazio di un mattino o, per meglio dire, di un’intervista.

Due esempi: siamo ancora qui a danzare sul filo degli anni, ovvero a cercare di capire se la soglia degli sgravi contributivi per l’occupazione giovanile sia di 29 o 32 anni, che non è questione di lana caprina. Si era deciso, ma forse non era solo un suggerimento, che fosse 29. Adesso il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, il cui incedere dialettico sembra sempre arrancare in salita, fa sapere che con i sindacati ha ritirato fuori il 32, previa naturalmente autorizzazione della Commissione europea, che oramai ci guarda compassionevole e rassegnata. Poi c’è la faccenda dei cosiddetti provvedimenti strutturali, perché tutti si rendono conto che andare avanti a colpi di pannicelli caldi lenisce la ferita ma non guarisce la malattia. La parola strutturale è la più ingannevole che ci sia, bisogna dunque sommamente diffidare quando viene evocata. Di strutturale in Italia non ci può essere niente perché con i conti pubblici colabrodo e il debito che ci ritroviamo soldi non ce ne sono, nemmeno per piccoli interventi che si volessero dire, appunto, strutturali.

LA CHIMERA DEL CUNEO FISCALE. Tant’è che la proposta fatta se non andiamo errati dal vice ministro dell’Economia Enrico Morando in una intervista a La Stampa di qualche settimana fa di trasformare una percentuale degli sgravi da temporanei in stabili è stata frettolosamente archiviata. Ufficialmente con la scusa della discriminazione generazionale che l’inventivo mirato solo agli under 32 (o 29, lo scopriremo solo vivendo) comporterebbe. In realtà perché la coperta è corta e a tirarla fino alla “strutturalità” rischia di strapparsi. Siccome anche una politica adusa alle parole in libertà avverte un sentore di coda di paglia, il cerchio delle più disparate proposte messe in campo si è chiuso con l’eterno ritorno al cuneo fiscale, la chimera da cui tutto è partito. Se ne riparlerà, come promesso negli ultimi 30 anni, nel 2019, con la nuova finanziaria. Sarà un taglio epocale, biblico, di proporzioni mai viste. E, naturalmente (solo un impenitente disfattista può nutrire dei dubbi), strutturale.

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