Generali 3
VISTI DA VICINISSIMO
8 Settembre Set 2017 0800 08 settembre 2017

Grandi manovre Generali su Mps, sotto gli occhi di Unicredit

Il colosso assicurativo punta a prendersi Montepaschi, liberando lo Stato. Così pensa di intralciare Mustier che vuole mettere le mani sulla compagnia di assicurazioni. Le trame dietro l'affare del secolo.

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Bentrovati, cari e affezionati lettori. Spero siate riusciti a trascorrere qualche giorno di vacanza in serenità e che abbiate persino trovato il tempo di leggere le cosette che ho scritto approfittando di qualche giro mondano che mi sono concesso. Ma ora che lo sciocchezzaio estivo è finito, eccoci tornati alle cose serie.

GENERALI HA IL 4,32% DEL MONTE. Ho diverse cose da spifferarvi. Parto con quella che penso sia la più importante: Generali e Montepaschi. Vi chiederete che relazione ci sia tra questi due soggetti, a parte il fatto che la compagnia triestina, avendo deciso di convertire in azioni Mps il bond subordinato di circa 400 milioni di cui era titolare, è diventata il secondo azionista della banca senese dopo il ministero dell’Economia, che ha il 52,18% del capitale, con il 4,32%, suddiviso tra il 2,06% detenuto da Generali Italia spa, l’1,73% da Alleanza Assicurazioni e lo 0,52% da Genertellife.

PER LO STATO SIENA È UN PESO. A parte che già così non è poco, il vostro Occhio di Lince è pronto a fare la scommessa che presto (ma non chiedetemi quando esattamente) Trieste prenderà il controllo di Siena, liberando lo Stato da una presenza che pur presentata come transitoria – ma in Italia, si sa, non c’è nulla di più stabile delle cose momentanee – è comunque ingombrante e vista male in Europa.

Generali è secondo azionista di Mps.

Fateci caso: prima Philippe Donnet dichiara a Cernobbio (lui ci va ancora a quella inutile kermesse, tanto paga l’azienda e nessuno gli ha spiegato che non serve a nulla esserci, anzi è disdicevole) che vuole «giocare il suo ruolo di socio» in Mps. Poi escono indiscrezioni circa il fatto che il francese ribattezzato simpaticamente dai suoi dipendenti “vitel donnet” intenda chiedere almeno un posto nel consiglio della banca.

AL TESORO NESSUNO È SORPRESO. Da Trieste rimbalza poi la voce che lo stesso Donnet potrebbe essere il prescelto e che se quel posto corrispondesse a una vice presidenza tanto meglio. Per capirne di più busso dalle parti di via XX Settembre a Roma. Al Mef l’aria non è quella di gente che sia stata colta di sorpresa. Anzi.

FALCIAI PRONTO AD ANDARSENE. Si parla dell’uscita di scena di Alessandro Falciai, che forse lascerebbe la poltrona di presidente anche a breve, e del fatto che lo Stato deve andarsene dall’azionariato del Paschi al più presto possibile, o comunque lasciare a qualcun altro il ruolo di pivot. E quando chiedo se questo qualcun altro possa essere Generali, i sorrisi non possono che suonare come confermativi.

Philippe Donnet, amministratore delegato di Generali.

ANSA

D’altra parte, Donnet ha in mano bond anche di Carige, ma non li ha convertiti come nel caso di Mps. Lui ha bisogno di fare qualche operazione straordinaria, perché finora la sua presenza a Trieste è stata caratterizzata solo da cessioni (le ultime sono le attività a Panama e in Colombia) e dagli ingaggi di amici suoi ex colleghi di Axa (ultima la segretaria, Cecil Micaut).

COME CIMBRI CON BPER. E poi ha letto che Carletto Cimbri intende scalare Bper, e arrivare secondo in questa nuova tendenza per cui le assicurazioni (ricche) si comprano le banche (povere) non è cosa che gli piaccia. Insomma, tutto congiura perché Generali prenda il controllo di Montepaschi.

CHI CONTROLLERÀ ORA GENERALI? Ma a questo punto rimane la domanda che già ci eravamo posti nei mesi scorsi: chi controllerà Generali? Assodato che l’assetto attuale è destinato a cambiare, non fosse altro perché le istituzioni di controllo chiedono che Mediobanca come minimo scenda sotto il 10%, cosa può succedere?

Jean Pierre Mustier di Unicredit.

ANSA

Tutto porta a pensare che sia ancora Unicredit il principale indiziato. Jean Pierre Mustier - che aveva rinunciato a muovere su Trieste quando sembrava che a farlo fosse il nemico Carletto Messina di Banca Intesa, perché era nel pieno della campagna per l’aumento di capitale monstre che poi ha portato a compimento - ha sempre una voglia matta di mettere le mani su Generali, e non gli fa certo velo la sua personale amicizia con Donnet. Il quale, però, è arrivato a Trieste con l’intento (non dichiarato, anzi negato) di traghettare il Leone triestino verso Axa, da cui proviene. Ed è un disegno che non è certo tramontato.

MUSTIER E NAGEL ADESSO SI PARLANO. A sua volta Albertino Nagel non ha nessuna voglia di mollare il controllo (fin qui assoluto, ben al di là della quota azionaria) che Mediobanca esercita su Generali. Ma il fatto nuovo è che Mustier e Nagel, che all’inizio non si erano affatto presi fino al punto che il francese si era pubblicamente espresso in modo pesante su Mediobanca e chi la governa, ora si stanno parlando. E già da qualche mese, tanto che Unicredit, nella sua veste di azionista maggiore, ha dato il via libera al rinnovo dei vertici di piazzetta Cuccia.

Alberto Nagel (Mediobanca).

Negli ultimi giorni, dopo le vacanze, i colloqui si sono fatti intensi, perché Mustier ha chiesto a Nagel di agevolare il suo disegno di conquista di Trieste. Promettendogli in cambio mari e monti a livello personale. Il messaggio del francese all’ad di Mediobanca è chiaro: se mi aiuti, faccio l’operazione in amicizia con te, con tutti i vantaggi che ne conseguono. Ma se non mi dai una mano io l’operazione la porto avanti lo stesso, e allora la farò da nemico.

UNO SGAMBETTO AI PIANI DI UNICREDIT. In questo quadro Donnet spera - o si illude - che comprare Mps possa rappresentare un intralcio ai disegni di Mustier. La partita è aperta. Naturalmente, cari e affezionati lettori, vi terrò al corrente degli sviluppi di quella che sembra essere un affaire destinato a sconvolgere gli equilibri dell’italico capitalismo.

(*) Con questo “nom de plume” scrive su Lettera43.it un protagonista e osservatore delle più importanti partite del potere politico ed economico-finanziario italiano.

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