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14 Settembre Set 2017 1120 14 settembre 2017

Confindustria: «I giovani all'estero ci costano 14 miliardi»

L'allarme degli economisti di via dell'Astronomia sul «vero tallone d'Achille» del Paese. Alzate a +1,5% le stime del Pil. Recuperato un milione di posti di lavoro.

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Buone e cattive notizie quelle pubblicate dal Centro studi di Confindustria sul futuro imminente dell'Italia. Da un lato l'associazione degli industriali ha alzato le stime sulla ripresa economica e inquadrato un mercato del lavoro in ripresa. Ma dall'altro non ha mancato di sottolineare il vero «tallone d'Achille» dell'Italia, ovvero le difficoltà dei giovani a inserirsi nel mondo occupazionale, che rappresentano un doppio danno: per loro e per il sistema intero, che perde una spinta propulsiva e innovativa.

RIALZATE LE STIME DEL PIL A +1,5%. Confindustria ha ritoccato all'insù le stime per il Pil: +1,5 nel 2017 e +1,3% nel 2018 (rispetto a +1,3% e +1,1% indicati tre mesi fa). Stime che non includono i possibili effetti della legge di Bilancio. Via dell'Astronomia ha mostrato un cauto ottimismo: «Queste previsioni potrebbero rivelarsi prudenti. C'è ancora strada da fare rispetto ai livelli pre-crisi: a fine 2018 il Pil recupererà il terreno perduto con la seconda recessione (2011-2013)», ma «sarà ancora del 4,7% inferiore al massimo toccato nel 2008».

RECUPERATO UN MILIONE DI POSTI DI LAVORO. Tra le buone notizie anche «il recupero un milione di posti di lavoro», ha detto il capoeconomista di Confindustria Luca Paolazzi, sottolineando che il lavoro «non è la Cenerentola del recupero in atto», «va meglio dell'economia nel suo complesso»: c'è «una considerevole creazione di posti di lavoro»: +815 mila persone occupate dal 2014, +3,7% occupazione, +4,3% ore lavorate. Le persone occupate «a fine 2018 supereranno di 160 mila unità» il picco del 2008. Ma «le persone a cui manca lavoro in tutto o in parte sono ancora 7,7 milioni».

LA FUGA DEI GIOVANI COSTA UN PUNTO DI PIL. Sull'altro piatto della bilancia, i «flussi crescenti di emigrazione» degli under 40, legati alla mancanza di occupazione, producono «una perdita di capitale umano stimata in un punto di Pil l'anno». Nel «solo 2015, con un picco di oltre 51mila emigrati - dai 21mila del 2008 - la perdita si aggira sugli 8,4 miliardi». A questo si aggiunge «la perdita associata alla spesa sostenuta dallo Stato per la formazione» di giovani che hanno lasciato il Paese, per «5,6 miliardi» dalla scuola primaria all'università, per un totale di «14 miliardi».

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