Padoan,rischio pensare che più sia fatto
16 Settembre Set 2017 1238 16 settembre 2017

L'Ue si divide anche sulla web tax

Sei Paesi sostengono la proposta firmata da Italia, Germania, Francia e Spagna. Padoan: «Si va verso una maggioranza di Stati a favore».

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Pier Carlo Padoan, al termine dell'Ecofin, si è detto ottimista sulle chance di trovare «una maggioranza di Paesi a favore» di una web tax, una forma di imposizione che ponga fine alle scappatoie legalmente possibili dei giganti di Internet. «Parecchi hanno detto di condividere lo spirito e il contenuto della lettera (di Francia, Italia, Germania e Spagna, ndr), è importante che la presidenza estone abbia confermato l'idea di produrre risultati entro fine mandato, cioè entro pochi mesi». Gli Stati membri che hanno sottoscritto l'iniziativa oltre ai quattro iniziali sono Austria, Bulgaria, Grecia, Portogallo, Slovenia, Romania. «Non possiamo accettare più a lungo che queste società facciano business in Europa pagando tasse minime ai nostri Tesori», si legge nella dichiarazione politica firmata dai 10 ministri. «In gioco c'è l'efficienza economica, così come l'equità e la sovranità fiscale».

DISACCORDO SUI TEMPI. Sulla web tax, ha detto Padoan, «c'è una generale condivisione della necessità di introdurre una tassazione delle attività dell'economia digitale, ma c'è una differenza di valutazione sull'opportunità di avere una misura transitoria ma immediata, o di aspettare invece che si lavori a un accordo globale a livello Ocse. Noi abbiamo sostenuto che non c'è contraddizione tra questi livelli». Per il ministro è «d'altra parte necessaria una spinta politica per fare progressi presto sulla tassazione del'economia digitale», questione «molto complicata» dal punto di vista tecnico «per capire qual è la base imponibile». La proposta dei quattro «indica nei ricavi una possibile base identificabile con minore difficoltà rispetto ad altre». Ora la Commissione ha mandato di lavorare alla sua proposta, ha spiegato il ministro, in parallelo con l'Ocse e «avendo occhio a trovare soluzioni europee efficaci ma che siano applicabili globalmente».

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